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	<title>Essere sostenibili &#187; Aggiungi nuovo tag</title>
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		<title>Made in No espande</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 15:14:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; approdata nei più importanti negozi di Botteghe del Mondo una linea di biancheria intima in cotone ecologico che viene tessuto e cucito interamente nel Novarese. La marca di questa linea è Made in No, cioè fatto a Novara. Ne abbiamo parlato anche nel nostro libro Ecoshopping e ci fa molto piacere che questa realtà [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; approdata nei più importanti negozi di <em>Botteghe del Mondo </em>una linea di biancheria intima in cotone ecologico che viene tessuto e cucito interamente nel Novarese. La marca di questa linea è <em>Made in No, </em>cioè fatto a Novara. Ne abbiamo parlato anche nel nostro libro <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788820045494/imwinkelried-rita/ecoshopping-idee-indirizzi" target="_blank">Ecoshopping</a> <span id="more-1714"></span></em><img class="alignleft size-full wp-image-1792" title="dscn6810" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/dscn6810.jpg" alt="dscn6810" width="303" height="263" />e ci fa molto piacere che questa realtà industriale, nata poco più di un anno fa, si stia espandendo rapidamente e che i capi di biancheria per donna, uomo e bambino comincino ad essere presenti nelle città più importanti.<a href="http://www.made-in-no.com/index.php?option=com_wrapper&amp;view=wrapper&amp;Itemid=53" target="_blank"> Magliette, cannottiere, slip, boxer, reggiseni, pigiami</a>, ecc. sono fatti con un tipo di cotone abbastanza spesso, di colore grezzo, tessuto da artigiani italiani a rischio crisi, sfruttando così le capacità produttive nostrane. Il cotone per i filati viene coltivato con il sistema dell&#8217;agricoltura biologica da contadini brasiliani che ricevono una retribuzione equa per il loro lavoro. Così, acquistando l&#8217;intimo <em>Made in No</em> si indossano prodotti con una filiera trasparente all&#8217;interna della quale non vengono sfruttati  né l&#8217;ambiente né i lavoratori (brasiliani e italiani).</p>
<p>Ma come sono questi capi intimi? Ne ho acquistati alcuni modelli diversi e devo dire che ho dovuto abituarmi al cotone che è molto più spesso di quello usato normalmente per l&#8217;intimo. A contatto con la pelle risulta piacevole e<img class="alignright size-medium wp-image-1938" title="dscn6811" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/dscn6811-300x175.jpg" alt="dscn6811" width="300" height="175" /> dopo ogni lavaggio diventa un po&#8217; più soffice. E&#8217; molto bello il colore grezzo, con l&#8217;ettichetta intonata di color marrone terra. Le misure sono piuttosto piccole, cioè chi porta normalmente la taglia S probabilmente deve optare per la M e chi porta la M deve passare alla misura L e così via. La forma rimane intatta anche dopo numerosi lavaggi. A differenza con quasi tutto l&#8217;intimo, questo cotone non è elasticizzato e quindi l&#8217;effetto estetico risulta un po&#8217; diverso. E&#8217; da provare, tenendo ben presente che la biancheria intima è in contatto con la pelle &#8211; sceglierla di un tessuto privo di sostanze chimiche e allergeni fa una differenza. Inoltre, i prezzi sono veramente accessibili.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Zanzare</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 09:32:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istituto Italiano del Marchio di Qualità ha diffuso un comunicato con interessanti consigli su come salvarsi dalle zanzare. Naturalmente evitando l&#8217;uso di pesticidi tossici. Due elementi mi sembrano particolarmente utili sapere: tutti gli insetti, incluse le zanzare, sono attratti da colori chiari e sgargianti. Quindi chi porta vestiti bianchi o gialli, magari con inserti luccicanti [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Istituto Italiano del Marchio di Qualità ha diffuso un comunicato con interessanti consigli su come salvarsi dalle zanzare. Naturalmente evitando l&#8217;uso di pesticidi tossici. Due elementi mi sembrano particolarmente utili sapere: tutti gli insetti, incluse le zanzare, sono attratti da colori chiari e sgargianti. Quindi chi porta vestiti bianchi o gialli, magari con inserti luccicanti che sottolineano l&#8217;abbronzatura, non viene preso di mira dalle zanzare per &#8220;il sangue dolce&#8221;, come vuole la leggenda metropolitana, ma le perché &#8220;salta all&#8217;occhio&#8221;. Un altro aspetto<span id="more-1897"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-1904" title="anophelesgambiaemosquito" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/anophelesgambiaemosquito-300x196.jpg" alt="anophelesgambiaemosquito" width="300" height="196" />che non conoscevo è il fatto che molti prodotti cosmetici come creme, oli e trucco, attirano le zanzare. Quindi le loro vittime preferite sono le donne che evidenziano la loro abbronzatura con vestiti chiari e sgargianti ed escono da casa curate e truccate!</p>
<p>Noti a tutti sono invece i rimedi che si basano sugli stimoli olfattivi: repellenti naturali a base di citronella, lavanda, timo o geranio. Sono tollerati anche dalla pelle sensibile dei bambini. Più efficaci di questi, ma leggermente tossici, sono i repellenti chimici a base di dietiltoluamide, disponibili in spray, gel, fazzoletti imbevuti ed altro.<br />
Per tenere libero l&#8217;ambiente dai fastidiosi insetti si possono anche usare le candele alla citronella, che per mia esperienza sono poco efficaci, o gli zampironi, che però tolgono il respiro. Lo stesso dicasi per i diffusori elettrici che diffondono repellenti chimici. Non particolarmente efficaci, ma innocui per la salute, risultano essere gli apparecchi a ultrasuoni che emanono un suono non percepibile dall&#8217;orecchio umano, ma danno fastidio alle zanzare femmine (quelle che pungono) e le allontanano.</p>
<p>A parte tutte queste tecniche volte a scacciare le zanzare, ci sono una serie di apparecchi perfidi ed efficienti: attirano con l&#8217;irresistibile luce ultravioletta il nemico per bruciarlo, ammazzarlo con una scarica elettrica o incollarlo vivo! Finché si tratta di zanzare&#8230;</p>
<p>Il miglior rimedio comunque rimane la zanzariera, applicata alle finestre o intorno al letto. E&#8217; infatti la soluzione che si usa di più nelle zone tropicali, dove le zanzare sono, oltre ad essere fastidiose, anche pericolose perché portatrici della malaria.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggia con noi! In CAMBOGIA</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 10:01:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggiare ad occhi aperti, viaggiare per conoscere un Paese, la sua gente, i suoi costumi e le sue tradizioni. Non capita di riuscirci tutti i giorni. Soprattutto se si sceglie di spostarsi con un tour operator tradizionale. Se invece ci si &#8220;affida&#8221; a chi da anni si occupa di turismo responsabile, le cose cambiano. Ecco perchè, se siete curiosi e avete un minimo di elasticità mentale e buone doti di adattamento, vi proponiamo di viaggiare con noi alla volta della Cambogia. <span id="more-1651"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-1654" title="800px-locationcambodiasvg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-locationcambodiasvg-300x150.png" alt="800px-locationcambodiasvg" width="300" height="150" />Il viaggio, di 21-22 giorni, è già programmato. L&#8217;itinerario originale e unico. Il costo, in agosto, è di circa 2300 euro (compresa la quota che va ai progetti di svuluppo locale). Nei mesi di bassa stagione il costo (molto influenzato dal prezzo del volo) naturalmente scende. Chi fosse interessato può contattarci lasciando un COMMENTO.</p>
<p>Ecco intanto qualche impressioni di viaggio di chi il percorso di turismo responsabile l&#8217;ha già sperimentato.</p>
<p>Siamo a Phnom Penh, all&#8217;aeroporto arriva Oscar, il nostro contatto e referente locale che ci fa sistemare su due motorette con attaccato un divanetto a due ruote: sono i tuk-tuk, mitico mezzo di trasporto cambogiano. Iniziamo la nostra rincorsa del centro cittadino in mezzo a miriadi di motorini e mezzi di trasporto i più disparati. Notiamo subito che il tasso di inquinamento è altissimo, qualcuno osa sfidarlo con un fazzoletto alla bocca, ma vanamente.</p>
<p>Nei giorni seguenti alterneremo ai tuk tuk i mezzi più disparati: furgoncino, motocicli, bus, piccoli battelli fluviali, piroghe.</p>
<p>La Cambogia ti cattura soprattutto per lo sguardo della sua gente, ne ho impressi nella testa migliaia, uno sguardo umile, a tratti smarrito, a volte fiero e diffidente. Ma in ogni caso uno sguardo che si scioglie con un sorriso che viene ricambiato, senza moneta di scambio.</p>
<p>Un Paese che ha vissuto anni di dittatura forzata terrificante, che ha lasciato dei segni indelebili sulla popolazione. Molte persone non sanno luogo e data di nascita, altri, moltissimi, hanno perso durante il genocidio di Pol Pot interi nuclei famigliari. E&#8217; difficile affrontare con le persone l&#8217;argomento. I kmer rossi hanno lasciato l&#8217;unico segno probabilmente positivo del loro passaggio, il marketing alimentato oggi dalla curiosità dei turisti nel voler visitare i luoghi del massacro.</p>
<p>Appena si lascia la capitale inizia la Cambogia rurale, quella che ci da più gioia e umiltà negli incontri.<img class="alignright size-full wp-image-1711" title="cambogia1" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cambogia1.jpg" alt="cambogia1" width="303" height="202" /></p>
<p>Interi villaggi si ergono su vere e proprie zattere di legno, la scuola, gli orti, le stalle&#8230;tutto è in balia del galleggio! Una vita nomade che segue il corso delle stagioni, quando l&#8217;acqua piano piano si ritira l&#8217;intero villaggio la segue con il proprio universo di vita galleggiante. Le otto ore di battellino da Siem Rep a Battambang sono quanto di più bello ed emozionante mi sia capitato di vivere e vedere in questi anni, numerose le piroghe che si affiancavano al nostro passaggio facendo salire nuovi passeggeri con una valigetta e pochi averi affrontavano con noi il resto del viaggio.<br />
Una delle nostre mete durante il viaggio è l&#8217;ospedale di Emergency di Battambang. Ci accoglie per i saluti ed il benvenuto l&#8217;intero staff. Valeria, fisioterapista, ci farà da guida. Subito ci balza agli occhi la pulizia maniacale dei reparti, nonostante il pericolo infezioni sia sempre in agguato. Con la sempre più graduale fine dell&#8217;emergenza mine (anche se il fenomeno è ancora lungi dall&#8217;essere debellato) , ora è la quotidianità dell&#8217;emergenza traumi a tenere sotto pressione i responsabili dell&#8217;ospedale, che ogni giorno vedono i propri reparti affollarsi di gente povera, senza nessun mezzo, che chiede disperatamente aiuto. La sanità locale, quando presente, è del tutto insufficiente a soddisfare qualsiasi tipo di esigenza o soccorso. E la medicina tradizionale troppo spesso causa problemi aggiuntivi al danno già presente. Giriamo per i reparti e incontriamo i sorrisi di pazienti e famigliari, prendiamo un po&#8217; dimestichezza con il linguaggio ospedaliero e ci lasciamo conquistare dai racconti di Valeria. Mancano Tac e altre attrezzature fondamentali per un ospedale, ma pare che lo spirito di fare fronte alle emergenze non manchi. Il reparto di chirurgia è sempre sotto pressione.</p>
<p>Valeria ci racconta la storia di una ragazza il cui sogno era quello di fare la maestra, per mantenersi agli studi passava molte giornate di lavoro al campo, sotto padrone, a coltivare e trebbiare il riso&#8230;sino allo scoppio della mina che le ha dilaniato il corpo e fatto svanire i sogni. E&#8217; arrivata all&#8217;ospedale in fin di vita ma ora è salva&#8230;La guerra che non si vede più ma che colpisce a distanza di anni distruggendo sogni e speranze. Ancora milioni di mine si stima che siano ancora presenti nelle campagna cambogiane. Incontriamo ragazzi con la protesi ed un sorriso aperto e disarmante. Non riusciamo a far altro che umilmente ricambiare. Mi chiedo se la sua mina fosse di fabbricazione italiana, e questo dubbio si attanaglia dentro insieme ad un misto di rabbia ed impotenza.</p>
<p>Dopo aver visitato i meravigliosi templi di Angkor, osservato i delfini neri sul Mekong, esplorato i mercati sull&#8217;acqua, mi sembrava quasi superfluo andare al mare. Invece la località di Kep al confine con il Vietnam ci ha riempito di bellezza e serenità, l&#8217;isola dei Conigli ci ha regalato ore di relax totale e pesce fresco alla griglia dal sapore epocale.</p>
<p>Ma la Cambogia è anche la terra dei parchi naturali prima fra tutti per bellezza tra quelli vistati il Ream national park. In barca siamo approdati a spiaggie bianche che pensavo esistessero solo nei depliant turitici ed esplorato foreste di mangrovie, ci siamo insabbiati e siamo stati soccorsi dai pescatori, abbiamo fatto bagni e ci siamo anche un po&#8217; arrostiti al sole&#8230;</p>
<p>La Cambogia è anche tristemente una terra di conquista. Da parte dei cinesi che qui delocalizzano molte attività industriali manifatturiere (il salario medio in Cambogia è di 30 dollari al mese). Da parte di noi turisti occidentali, i bordelli carichi di ragazze giovanissime e disperate stanno aumentando a dismisura. Le speculazioni edilizie lungo la costa e nella capitale, i mega alberghi, società occidental-cambogiane senza scrupolo che spazzano via le baraccopoli ed i villaggi sulla costa per fare posto ai contenitori in cemento del sogno per pochi e della sofferenza per molti. Segnali di speranza non mancano, il progetto di Fileo e l&#8217;incontro con Gino (orefice che ha chiuso i battenti a Vicenza per stravolgerli e riaprirli a Phnom Penh) ci fa capire quanto sia faticoso ed allo stesso tempo entusiasmante ridare una dignità a ragazzi che si avviano così ad una professionalizzazione. Dalla vita di strada ad esperti orefici, materie prime: l&#8217;ottone delle mine esplose e l&#8217;argento delle campagne di raccolta in Italia. Una cena con Gino e questi ragazzi ci fa riflettere su quanto sia sottile e valicabile il limite tra la sofferenza e la solitudine e la speranza di una vita migliore.</p>
<p>Un altro piccolo ricordo di bellezza e coraggio: un progetto che coinvolge le persone non vedenti, che diventano esperti e capaci massaggiatori shiatsu&#8230;noi non potevamo certo lasciarci correre l&#8217;occasione di mettere alla prova le loro capacità e sensibilità&#8230;</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Diritto al cibo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 08:28:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Avete fatto la vostra parte? A sette mesi dal lancio della campagna Diritto al cibo di Altromercato, credo proprio che la domanda sia lecita. E&#8217; cambiato qualcosa nel vostro modo di fare la spesa? Avete scelto prodotti biologici o del commercio equo e solidale? Io l&#8217;ho fatto espero anche voi. Spero anche che abbiate scelto [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete fatto la vostra parte? A sette mesi dal lancio della campagna <a href="http://www.dirittoalcibo.it" target="_blank"><em>Diritto al cibo</em> </a>di Altromercato, credo proprio che la domanda sia lecita. E&#8217; cambiato qualcosa nel vostro modo di fare la spesa? Avete scelto prodotti biologici o del commercio equo e solidale? Io l&#8217;ho fatto espero anche voi. Spero anche che abbiate scelto frutta e verdura di stagione privilegiando gli agricoltori locali, quelli che fanno parte della filiera corta. Un&#8217;altra buona idea potrebbe essere stata quella di affiliarsi ad un Gas, un <a href="http://www.retegas.org" target="_blank">Gruppo di acquisto solidale</a>. <span id="more-1604"></span></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1606" title="triticum_durum" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/triticum_durum-300x279.jpg" alt="triticum_durum" width="300" height="279" /></p>
<p>Sì perchè soltanto comnciando a fare NOI azioni concrete e scelte di consumo critico potremo cambiare le cose. La crisi alimentare, come hanno raccontato alla <a href="http://www.olinda.org" target="_blank">Fabbrica di Olinda</a> (l&#8217;ex manicomio Paolo Pini) di Milano lascia a pancia vuota più di 850 milioni di persone nel mondo e porta sulle nostra tavole cibo sempre più costoso. L&#8217;impostazione delle politiche agricole mondiali lascia senza mezzi di sostentamento gli agricoltori, svuota le campagne, impoverisce il territorio. Mentre pochi si aricchiscono, tutti gli altri abbassano sempre più il loro tenore di vita. Ci sono bambini che nascono denutriti da madri denutrite, che conducono e condurranno una vita di stenti, che diventeranno adulti denutriti e genitori denutriti che daranno a loro volta alla luce bambini denutriti. Persone che oltre che fisicamente avranno anche carenze intellettive dovute, appunto, alla mancanza dei giusti nutrienti. Tutto questo è ingiusto. E&#8217; vergognoso! Ma noi possiamo fare qualcosa e non dobbiamo delegare agli altri. Siamo tutti responsabili. E allora? Comperate prodotti provenienti dalla filiera corta, meglio se biologici. Scegliete il commercio equo. Tra l&#8217;altro, questi prodotti sono davvero ottimi e gustosi. Forza! E&#8217; ora di fare la vostra parte!</p>
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		<title>Waterwall</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 13:06:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'acqua. Sui mass media viene rappresentata quasi sempre come problema politico, sociale e ambientale. Tutto vero, ma l'acqua, è importante sottolinearlo, è soprattutto fonte di vita, gioia, benessere e vitalità. Lo spettacolo Waterwall (in calendario al Teatro Smeraldo di Milano fino a domenica 17 maggio) trasmette proprio quest'immagine, presentando l'acqua come elemento fresco, dinamico, gioioso, un autentico dono di spensieratezza all'essere umano [...] 
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua. Sui mass media viene rappresentata quasi sempre come problema politico, sociale e ambientale.<em> </em>Tutto vero, ma l&#8217;acqua, è importante sottolinearlo, è soprattutto fonte di vita, gioia, benessere e vitalità. Lo spettacolo<em> <a href="http://www.materialiresistenti.it" target="_blank">Waterwall </a></em>(in calendario al Teatro Smeraldo di Milano fino a domenica 17 maggio) trasmette proprio quest&#8217;immagine, presentando l&#8217;acqua come elemento fresco, dinamico, gioioso, un autentico dono di spensieratezza all&#8217;essere umano.<span id="more-1614"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-1641" title="okll" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/okll-300x199.jpg" alt="okll" width="300" height="199" /> Originale e &#8220;potente&#8221; la scenografia grazie all&#8217;impalcatura in acciaio, ai giocosi protagonisti sul palco, alla musica contemporanea creata apposta per lo show, alle luci, ai colori coinvolgenti.</p>
<p>Lo spettacolo <em>Waterwall </em>dura circa un&#8217;ora e mezza e si presenta così: una cascata di acqua larga quanto il palcoscenico del teatro e quattordici danzatori-ginnasti molto atletici che ci giocano con grande gioia in tutti i modi immaginabili, aiutati da un impalcatura mobile a più sezioni sempre protagonista sul palco. <img class="alignright size-medium wp-image-1643" title="39-waterwall" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/39-waterwall-300x199.jpg" alt="39-waterwall" width="300" height="199" />Si vedono corpi femminili e maschili che guizzano come anfibi in mezzo alle pozze d&#8217;acqua a terra, che balzano all&#8217;improvviso da dietro le colonne d&#8217;acqua cascante, che oscillano avanti e indietro attraversando la cascata a diverse velocità seduti su un altalena, che si contorciono apparendo così più pesci che umani nella fresca linfa, che giocano gioiosamente in coppia con i loro flessibili corpi resi lucidi e scivolosi dall&#8217;acqua, che scivolano con divertimento sul pavimento bagnato inondando allegramente la prima fila degli spettatori (preventiuvamente muniti di teli in plastuca protettivi, almeno un po&#8217;&#8230;). E quando lo spettacolo sembra finito, in realtà prosegue: quattro spettatori estratti a sorte vengono chiamati sul palcoscenico e possono giocare insieme agli attori tra gli spruzzi d&#8217;acqua.<br />
Così nello spettacolo l&#8217;acqua viene rappresentato nel suo lato dimenticato, perché da un po di anni se ne parla soprattutto come mera merce contesa da investitori privati con l&#8217;obiettivo di monetizzarlo il più possibile.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1632" title="800px-locationhaitisvg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-locationhaitisvg-300x150.png" alt="800px-locationhaitisvg" width="300" height="150" />Da non dimenticare poi che Waterwall pubblicizza, prima dello spettacolo, il progetto idrico ad Haiti del Movimento per la Lotta alla Fame nel Mondo, <a href="http://www.mlfm.it" target="_blank">MLFM.</a> Scopo del progetto: costruire un <a href="http://www.acquedottohaiti.it" target="_blank">acquedotto</a> che distribuisca acqua potabile agli abitanti dell&#8217;area di Torbek migliorando così le condizioni di igiene di oltre 15500 persone; incrementare la produttività agricola e degli allevamenti aiutando circa 300 famiglie contadine.</p>
<p>Forse un contributo anche economico da parte della Compagnia di <em>Waterwall</em>, magari in percentuale sugli incassi, sarebbe stato un ulteriore e concreto sostegno al progetto di Mlfm, ma forse è l&#8217;inizio di una collabirazione&#8230;</p>
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		<title>Pesce a km zero</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 15:29:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cozze a 90 centesimi di euro, branzini, orate e rombi di allevamento a 6 euro al chilo. Sono alcuni esempi dei prezzi applicati, a Gorizia, dai pescatori della cooperativa triestina Lisert che vendono direttamente il pescato ai cittadini. Una vera e propria filiera corta ittica. Risultato? Superiore alle aspettative con tremila chili di vendite giornaliere [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cozze a 90 centesimi di euro, branzini, orate e rombi di allevamento a 6 euro al chilo. Sono alcuni esempi dei prezzi applicati, a <strong>Gorizia</strong>, dai pescatori della cooperativa triestina <a href="http://www.lisert.it" target="_blank">Lisert</a> che vendono direttamente il pescato ai cittadini. Una vera e propria filiera corta ittica. Risultato? Superiore alle aspettative con <strong>tremila chili di vendite giornalier</strong>e <span id="more-1556"></span><img class="alignleft size-full wp-image-1557" title="200px-acciughe_2" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/200px-acciughe_2.jpg" alt="200px-acciughe_2" width="200" height="150" />sui banchi di una vecchia pescheria vicina al porto. Insomma il chilometro zero piace. I pescatori ci guadagnano e chi acquista anche.</p>
<p class="MsoNormal">“Vorremmo anche riuscire a creare un <strong>laboratorio di trasformazione artigianale</strong> dove proporre pesce pronto a cuocere (filetti panati) o pronto per essere consumato (pesce marinato, affumicato, insalate di mare ecc.) con specie difficilmente commercializzabili o non sufficientemente valorizzate quali la <strong>mendola, la salpa, l&#8217;aguglia, il molo, la boga</strong>…” spiega Michele Doz, presidente della cooperativa Lisert. “Sono questi pesci di eccezionali caratteristiche organolettiche, destinati purtroppo, viste le incongruenze del mercato, a venire ributtati a mare o venduti a prezzi ridicoli! E per un pescatore non esiste danno maggiore che <strong>rigettare in mare un pesce sano</strong>: rappresenta una sconfitta per se stesso oltre che un <strong>danno per l&#8217;ecosistema marino</strong> cui, a nostro avviso, può con buon senso essere evitato”. I pescatori della Lisert ci stanno provando insomma.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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