Vittoria del turismo sostenibile

set 07, 09 Vittoria del turismo sostenibile

Su questo blog abbiamo scritto sul  nuovo Cammino di Sant’Agostino appena era stato presentato a Monza in occasione di un convegno sul turismo sostenibile. Nei pochi mesi passati da allora,  il progetto è cresciuto e ha incontrato un inaspettato successo presso comuni e pubblico. Riprendo qui l’argomento, perché è collegato a una storia che rischiava di rovinare ogni sviluppo di turismo sostenibile nella zona del cammino di Sant’Agostino.parco_di_montevecchia_e_della_valle_del_curone_142Infatti, mentre l’ingegnere Renato Ornaghi passava le serate e le vacanze estive a creare il cammino, individuando stradine e viottoli che collegassero i 25 santuari mariani presenti sul territorio della Brianza, negli uffici del Ministero dello sviluppo economico e della Società australiana Po Valley ed Edison era in preparazione un progetto che avrebbe distrutto per sempre ogni possibilità di usufruire delle bellezze ambientali della Brianza. Ecco i fatti: nel mezzo del Parco regionale della Valle del Curone dovevano essere fatte delle trivellazioni esplorative per ricercare il petrolio  presente nel sottosuolo. Il Parco si trova in un territorio ad altissima densità abitativa, a poche decine di chilometri a nord di Milano. E  una parte del Cammino di Sant’Agostino si trova proprio nel Parco della Valle del Curone!
Il progetto delle trivellazioni esplorative era ormai approvato e nel maggio scorso la società australiana Po Valley insieme ad Edison avevano in mano l’autorizzazione a procedere nella ricerca di idrocarburi su un’area di 30 km/q.

La notizia si è diffuse e ha avuto un’effetto bomba: i giornali locali, cartacei e online, hanno cominciato a scriverne in prima pagina, è nato il blog noalpozzo con aggiornamenti quotidiani e un comitato di cittadini contrari all’iniziativa. Inoltre i comuni con territori nel Parco si sono uniti per dire no (a parte pochissime eccezioni), indipendentemente dall’orientamento politico, e per fare informazione, sostenere il movimento “noalpozzo” e tenere i contatti con i rappresentanti politici della zona a Roma.

A rotazione ogni comune ha organizzato assemblee informative pubbliche, sul canovaccio di una presentazione in powerpoint di Maria Rita d’Orsogna, una ricercatrice di origine abbruzzese che lavora a Los Angeles. Ella dedica il suo tempo libero a lottare contro le trivellazioni offshore previste in vicinanze alle coste abruzzese. Nella sua presentazione informa sull’impatto ambientale delle trivellazioni, sottolineando che in altri paesi non è permesso trivellare in posti a media e alta densità abitativa. Porta anche l’esempio di Val d’Agri in Basilicata, dove da una decina di anni viene estratto petrolio causando la distruzione dell’ambiente agricolo, l’inquinamento dei pozzi d’acqua e la diffusione di seri problemi di salute tra gli abitanti ( come un forte aumento di alcune forme di tumore). 

Una sera la 34enne Maria Rita d’Orsogna è venuta addiritura in persona a tenere una conferenza informativa.

Naturalmente anche le associazioni ambientaliste e naturaliste si sono pronunciate contro le trivellazione e una raccolta firme nel territorio ha avuto molto successo. Insomma, una presa di posizione forte e compatta! 

Molti erano già partiti in vacanza angosciati sia per il pericolo di vedere distrutto l’ambiente naturale della zona sia di subire una rapida svalutazione economica della propria abitazione, quando, il 31 luglio, è arrivata la buona notizia: Po Valley si ritira dal progetto. Sms e e-mail partivano all’istante nelle località turistiche più varie! Tre giorni dopo, la notizia è apparso anche sul sito della società Po Valley.

Non si sa esattamente il motivo per il quale Po Valley ha lasciato perdere. Sicuramente la società non si sentiva incoraggiata da una popolazione sul piede di guerra. Forse ha fatto dei calcoli su quanto potessero ammontare in futuro le richieste di risarcimento danni per tumori, ecc. Fatto sta che sono state salvate tutte le strutture per lo sviluppo di un’economia basata sull’ambiente, sull’agricoltura tipica e biologica e sul benessere nate negli ultimi anni nella Brianza lecchese: agriturismi, centri benessere, percorsi naturalistici, cascine con vendita diretta di vino, ortaggi e prodotti tipici.

Una bella vittoria! Ma ci sono progetti di trivellazione in molti posti della penisola italiana a media e alta densità abitativa. L’esempio della Brianza può servire per incoraggiare i cittadini a difendere il loro habitat.

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