Una rete di orti di pace

gen 19, 09 Una rete di orti di pace

Le guerre non cessano, ma la voglia di pace è forte. Per ampliare la voce di chi la vuole sta oer nascere la prima Rete nazionale degli orti di pace. La proposta verrà fatta sabato 14 marzo 2009, a Cesena, in occasione del 5° convegno nazionale degli orti didattici che ha per titolo ORTI NELLE SCUOLE, NEGLI OSPEDALI, NEI CONVENTI, NELLE CARCERI, NELLE CITTÀ

“Coltivare un orto a scuola significa imparare a rallentare” dice Gianfranco Zavalloni, ideatore dei primi orti didattici in Italia e organizzatore del Convegno. “È un’esperienza altamente educativa, che va nell’ottica di quella che io chiamo Pedagogia della Lumaca. Seminare e coltivare frutta e ortaggi sono attività che mettono a frutto le abilità manuali, le conoscenze scientifiche, lo sviluppo del pensiero logico-interdipendente. Ma significa soprattutto attenzione ai tempi dell’attesa, pazienza, maturazione di capacità previsionali. Lavorare con la terra aiuta i ragazzi a riflettere sulle proprie storie locali e familiari”.

La maggior parte degli studenti italiani ha sicuramente un papà, un nonno o un bisnonno che ha o che ha avuto a che fare con la coltivazione della terra. Un grande apporto a questa esperienza è oggi offerta dagli studenti cosiddetti “stranieri”, che provengono cioè da altri paesi, dall’est dell’Europa, dai paesi che si affacciano nel Mediterraneo, dalle realtà del Sud del mondo: mondi ricchi di famiglie che lavorano la terra. Ecco perchè, dice Zavalloni, fare oggi un orto a scuola può diventare un’eccellente esperienza di educazione alla multiculturalità. Nell’orto, poi, i ragazzi uniscono “teoria e pratica”, cioè il pensare, il ragionare con il progettare e il fare. In un orto si imparano i modi, i momenti adatti per seminare. Prima di far questo si deve preparare e concimare il terreno. È necessario poi seguire con cura i prodotti attendendo ai bisogni d’acqua e al controllo dei parassiti. Si possono conoscere infine le combinazioni e le rotazioni giuste fra le varie piante. Il mestiere dei campi, quello dell’agricoltore, del coltivatore, è uno dei mestieri più difficili al mondo, che richiede grandi abilità, esperienze e competenze multiple, obiettivi a cui, da sempre, mira la scuola stessa.
Il filo conduttore del convegno nazionale sarà la costituzione di una rete tra tutte le istituzioni, che hanno un’esperienza di orto organico. Per la prima volta si affronterà il tema dell’utilità terapeutica e riabilitativa degli orti e si farà riferimento agli orti nelle carceri e nelle comunità, come strumento di rieducazione; agli orti terapeutici, attraverso i quali sarà possibile esplorare i benefici per le problematiche psicosomatiche; gli orti dei conventi, luoghi destinati alla conservazione della biodiversità; gli orti della scuola, un’importante occasione di stimolo verso le nuove generazioni.

Per iscrizioni: cellulare 335.5342213 (Daniele); email: ecoistituto@tecnologieappropriate.it

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3 Commenti

  1. Silvana P. /

    Io direi che dovrebbe diventare materia d’insegnamento nelle scuole medie inferiori. Aiuterebbe i nostri ragazzi ad imparare una pratica oramai dimenticata da chi vive in città. Si dovrebbe veramente sensibilizzare il nostro parlamento per farla diventare materia didattica. Un ritorno alle campagne sarebbe un grande sbocco per il futuro lavorativo dei nostri ragazzi e una crescita per la nostra nazione.
    Intanto proporrei agli organizzatori della manifestazione di inviare l’informazione a tutte le scuole sul territorio e poi comunque invitare i comuni a fare corsi presso i loro uffici e poi dare spazi comunali in affitto per la coltivazione individuale. Cosa c’è di meglio che dare un buon esempio!

  2. Alla fine di questa pagina si trovano i link di alcune esperienze di orti scolastici biologici!
    http://www.scuolacreativa.it/ortidipace5.html

    Gianfranco

  3. Roberto /

    Sono daccordo con Silvana. Dovrebbe essere materia di insegnamento alle scuole medie inferiori. I ragazzi devono ritrovare il contatto con la Terra madre. Devono capire da dove viene cosa mangiano e quanto è importante rispettare la terra, la natura e il cibo che ci dà. E soprattutto quanto è fondamentale non avvelenare i terreni e, di conseguenza, i frutti che vi crescono e che poi finiscono sulle nostre tavole.

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