Non tutto si puo’ comprare
Ieri sono stata in Piazza Castello a Milano. Che la manifestazione diventasse un grande successo si capiva già sul treno regionale che ho preso, peraltro in una zona del paese dove la Lega è molto forte: stazione dopo stazione salivano frotte di persone e all’arrivo a Milano il treno era pieno come se fosse stato l’orario dei pendolari.Poi, in Piazza Castello, c’era una folle da mandare in panico chi soffre di claustrofobia, ma una manna per chi si sente calpestata nella dignità quando vede i show televisivi condotti da uomini vestiti e donne in reggiseno e mutandine, quando riflette sul fatto che parte delle tasse servono a finanziare tette e labbroni delle esponenti femminili del governo centrale e di quelli regionali, quando ricorda frasi “storiche” pronunciate dal presidente del Consiglio tipo “Sei piu’ bella che intelligente”. Sicuramente gli interventi di persone come Lella Costa, Franca Rame e Dario Fo, Gad Lerner, Silvia Palestrini e altri erano confortanti perché la prova che non tutto è perso nella subcultura fatta di veline, cattivo gusto e cinico sfruttamento di ogni occasione che si presenta per racimolare qualche biglietto da 500 euro.
Mi è piaciuto particolarmente l’intervento di Daria Colombo quando diceva che Berlusconi crea l’immagine di un paese dove tutto si può comprare: l’amore, l’amicizia, la bellezza, i posti di lavoro.
La domanda che mi sono posta dopo quest’affermazione è: che impatto avrà avuto questo periodo sulle abitudini di consumo dei cittadini? In una società dove i massimi esponenti governativi, ovvero il re del mercato, divulga la convinzione che tutto si acquista, c’è gente che quando “fa shopping” si sofferma sulla qualità dei prodotti oppure guarda soltanto il tornaconto personale che potrebbe derivare una volta acquistata? Chi pensa di dover conquistare la sua posizione lavorativa con l’aspetto sexy, quando compra un paio di scarpe con tacchi a spillo, si sofferma un attimo per domandarsi cosa stia dietro il materiale (forse vera pelle di coccodrillo), in che condizioni siano state realizzate (forse da manodopera sottopagata) e quale effetto avranno sulla propria persona (ridotta libertà di movimento)?
Forse nella società italiana il consumo di prodotti ecologici è più basso rispetto ai paesi del Nord Europa perché negli ultimi anni si è sviluppato piuttosto il mercato delle iniezioni di botulino e della chirurgia estetica che quello del prodotto a basso impatto ambientale? Ho discusso di questi argomenti dopo la manifestazione con alcune donne e l’opinione unanime era che la mercificazione della donna che si è vista negli ultimi anni ha frenato l’avanzare del consumo critico perchè sono sopratutto le donne che spendono per i prodotti di tutti i giorni. Ma se la donna viene valutata in funzione della sua capacità di stimolare gli appetiti sessuali degli uomini, il suo comportamento da consumatrice ne risente per forza.
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