Olio extravergine? Dubitare a volte è lecito
Circa un terzo degli oli extravergine d’oliva, etichettati come “miscele di oli comunitari”, acquistati in alcuni supermercati e analizzati dall’Arpam di Ascoli Piceno, sarebbero risultati fuori norma.
E’ stata infatti rilevata un’elevata presenza di alchil esteri, sostanze che si producono con la degradazione delle olive (dovuta a cattivo stoccaggio oppure perché frante a fermentazione in atto) e che determina difetti organolettici nell’olio: alta acidità, odore troppo forte. Difetti spesso mascherati tramite il processo di deodorazione. Il valore di questi alchil esteri è stato di oltre 150 milligrammi per chilo (in tre casi era di quasi 1000 milligrammi per chilo). Considerando, che, a detta degli esperti, un olio extravergine di oliva di qualità dovrebbe averne sotto i 40 milligrammi per chilo è evidente che gli oli analizzati non potrebbero definirsi extra vergini. E, a breve, quando il parametro degli alchil esteri (75 milligrammi per chilo) diventerà obbligatorio per gli extravergine, saranno tutti fuorilegge. Le indagini dell’Arpa ascolana hanno rilevato anche la presenza di pesticidi non consentiti nel trattamento delle olive nel 35% delle bottiglie acquistate nella grande distribuzione. Tra queste anche più residui di fitofarmaci nello stesso extravergine e si sa che l’accumulo di sostanze tossiche è ben più grave. In particolare uno di questi fitofarmaci è ammesso in Spagna (dove viene prodotto) per combattere la mosca bianca.
La morale? In attesa che questi cosiddetti oli extravergine di bassa qualità vengano declassati, i consumatori possono salvaguardare gusto e salute leggendo attentamente l’etichetta ed evitando di acquistare le “miscele di oli comunitari”.
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