Napoli: sostenibile solo il cibo
L’argomento della sostenibilità è sentito soprattutto nel settore dell’alimentazione. Lo sanno bene i giornalisti perché le pagine che si occupano di prodotti alimentari sostenibili, sani ed etici sono tra le più lette. E, in effetti, i metodi di coltivazione e di allevamento incidono moltissimo sull’ambiente: l’agricoltura chimica, detta convenzionale, è spesso la causa di falde acquifere inquinate
e di terreni che hanno perso la naturale fertilità e capacità di autogenerare un equilibrio tra i vari organismi. Inoltre, frutta e verdura prive di antiparassitari sono più sane per le persone e gli animali. Ma fare le scelte giuste per quanto riguarda il cibo non basta. L’ho potuto constatare in maniera inequivocabile di recente, quando ho passato qualche giorno a Napoli.
Il primo segnale dello stato insostenibile nel quale versa l’aria di Napoli l’ho avuto la prima sera quando ho pulito il viso con un detergente: il cotone usato diventava letteralmente nero al primo passaggio, al secondo diventava grigio (in altri posti, incluso Milano, diventa più o meno grigio al primo ed unico passaggio). Il secondo giorno ancora peggio, cominciava a bruciarmi il naso e la gola, il terzo giorno le mucose del naso facevano proprio male e avevano la tendenza al sanguinamento. Anche senza consultare i dati di Legambiente sul tasso dell’inquinamento era evidente che l’aria di Napoli è sporchissima e sicuramente deleteria per la salute degli abitanti.
Altrettanto evidente risulta la fonte di una buona parte dell’inquinamento: auto e motorini che girano
ovunque e intasano i vicoli senza preoccuparsi di sensi unici e senza farsi disturbare da stenditoi pieni di vestiti appesi collocati davanti all’uscio di qualche povera casa. Ovunque ingorghi di auto che si incontrano frontalmente nei vicoli stretti del centro storico, senza che ci sia la minima possibilità per loro di passare nelle due direzioni. E naturalmente negli stretti vicoli fiancheggiati da alti palazzi (in parte splendidi, ma spesso in pessime condizioni) l’aria stagna e le emissioni dai tubi di scappamento dei veicoli a due e quattro ruote creano livelli spaventosi di inquinamento.
D’altra parte a Napoli la cultura alimentare segue tutt’oggi criteri di sostenibilità: si trovano ad ogni angolo bancarelle con frutta, verdura e pesce provenienti dalle vicinanze, cioè a km 0. Ristoranti, bar e bancarelle offrono cibo e bevande preparate al momento con ingredienti naturali e proporzioni adeguate. Fatto questo molto positivo per l’ambiente e per la salute dei clienti.
Alla fine del mio soggiorno a Napoli ho così pensato che mi sarei volentieri accontentata di un livello alimentare un po’ più basso in cambio di un ambiente più a misura d’uomo.
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