L’urgenza di una meditazione laica

Jacques Vigne è uno psichiatra francese che da oltre vent0anni ha scelto di abitare in India. Così facendo ha avuto modo di toccare con mano e approfondire diversi aspetti della filosofia indiana e di metterli a confronto con la scienza occidentale.
Il risultato? Diversi interessanti  saggi. L’ultimo L’urgenza di una meditazione laica (MC EDitore) mi ha incuriosito. Nel mio passato di praticante yoga mi sono naturalmente imbattuta nella meditazione. E anche studiando la PNL (programmazione neulinguistica) con Lucia Giovannini, la  mia insegnante. Ho anche avuto la fortuna di conoscere di persona Jon Kabat-Zinn, medico americano citato nel libro di Vigne, che ha sviluppato un metodo per superare lo stress, il dolore e la malattia basato sulla meditazioe di consapevolezza (la mindfullness) adottata ormai in centinaia di ospedali statunitensi.

Non ho mai trovato facile meditare, ma sono profondamente convinta che ritagliare uno spazio nel corso della propria giornata, per stare in silenzio, concentrati su se stessi, sul respiro, sia molto importante per cercare di trovare il proprio equilibrio e poi di guardare ciò che accade in un modo diverso. Il primo blocco è la posizione suggerita: quella del loto ovvero a terra, gambe incrociate e piedi sulle cosce opposte. Beh, non ci riesco. A fatica riesco a stare seduta con le gambe incrociate… so che si tratta di una scusa però. Se fossi veramente determinata, giorno dopo giorno, riuscirei afarla. Forse non lo voglio profondamente. E se non si vuole una cosa…

Jacques Vigne lo dice chiaramente. Meditare non è un atto meccanico, ma consapevole. La meditazione laica è un’esigenza, urge applicarsi. Nel libro l’autore ne spiega approfonditamente i motivi. Non ho capito tutto, naturalmente, ma mi ha solleticato l’intelletto. In particolare l’ultimo capitolo mi ha conquistato: è dedicato alla camminata consapevole. La sento più vicina e più praticabile. I benefici che apporta sono cinque secondo il Buddha. Il primo è acquisire maggiore resistenza durante i viaggi; il secondo è acquisire maggiore resistenza nello sforzo della meditazione; il terzo avere meno dolori fisici; il quarto digerire meglio. E infine la concentrazione che si raggiunge dirante questa meditazione dura più a lungo.

Ci ho già provato naturalmente e… non è così immediata, ma mi sembra più semplice. Se mi concentro sul respiro (sempre dal naso). Vi invito a provare e a farmi sapere.

Nicoletta

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