L’uranio come petrolio e metano?

Le centrali elettronucleari vengono alimentate con uranio, un metallo che si trova in natura e che viene estratto nelle miniere. I giacimenti principali di uranio si trovano in Australia, Canada e Kazakhstan. Il prezzo di questo combustibile ha subìto negli ultimi anni una forte impennata sul mercato mondiale, passando da 7$/lb nel 2001 a un picco di 138$/lb nel 2007. Naturalmente il prezzo è legato alla domanda/offerta, quindi il forte incremento di centrali nucleari previsto nei prossimi anni in Cina e Russia provocherà altri aumenti. Inoltre, le riserve di ossido di uranio non sono illimitate, ma sono stimate in circa 4,2 tonnellate.
Questi dati vi ricordano qualcosa? A me vengono in mente le problematiche che stiamo vivendo in questo periodo e che cerchiamo di risolvere con la costruzione di centrali nucleari. Paradossalmente i nuovi problemi sono già programmati: il combustibile che serve per alimentare le centrali elettronucleari, cioè l’uranio, presenterà, appena la domanda schizza in alto, esattamente le stesse dinamiche come il metano, il gasolio e il carbone, i combustibili che alimentano le convenzionali centrali elettriche.
Cito qui la parte di un’articolo pubblicato recentemente sul giornale online www.milanofinanza.it , firmato Emerick de Narda.
“Siamo proprio sicuri che cambierà qualcosa con il nucleare? …Il prezzo dell’Uranio spot attualmente è di 60 dollari la libbra, ma anch’esso ha conosciuto dei picchi speculativi non indifferenti raggiungendo il massimo storico, lo scorso 6 giugno, a 138 dollari la libbra a causa del gap domanda/offerta (nel 2007 le miniere di uranio hanno fornito solo il 62% della domanda mondiale), cresciuta in maniera esponenziale per il recente riposizionamento di molti paesi verso questo tipo di energia nel quadro dell’accordo di Kyoto (il nucleare è meno inquinante del petrolio e tanto meno del carbone).
La Cina, ad esempio, ha intenzione di costruire 30 nuovi reattori nucleari entro il 2020, mentre il Giappone ne costruirà 11 entro il 2010 e la Russia ne ha pianificati ben 42. Dal massimo storico ad oggi, la speculazione si è calmierata principalmente perché l’Australia, primo produttore mondiale (seguito da Canada e Kazakhstan) ha abolito la moratoria, vecchia di un quarto di secolo, sull’esplorazione di nuove miniere di uranio nel paese. In ogni caso, è solo questione di tempo perché si riproponga una corsa all’uranio simile a vissuta dal petrolio.
Basti pensare che il rapporto quantità impiegata/energia prodotta per una barra d’uranio da 2,5 cm (misura standard) equivale a 5.200 metri cubi di gas naturale, 800 kg di carbone o 560 litri di petrolio. Ma considerato che servono dai dieci ai quindici anni per costruire una centrale nucleare solo di seconda generazione, ad occhio e croce, l’Italia (in caso partisse con un progetto quest’anno) si troverà a pieno regime negli anni di massima speculazione mondiale…”
Quindi è prevedibile che avremo le nostre centrali nucleari più o meno nel periodo in cui i prezzi saranno alle stelle e il combustibile comincia a scarseggiare. Mi sembra un incredibile déja-vu.
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