La natura imbrigliata al FuoriSalone
Nella stazione ferroviaria di Garibaldi ho trovato la più triste proposta presentata al Salone del Mobile di Milano nell’ambito dei Fuorisaloni: un gruppo di alberelli da frutta in fiore, piantati in vasi di plastica e affiancati da un sostegno di metallo con attaccata una tasca da flebo il cui tubo finisce nella terra del vaso facendovi arrivare un liquido verde.
Ogni alberello è anche provvisto di una lampada che lo sovrasta. Il titolo dell’opera-creazione è ”Frutteto urbano“. A prima vista confesso che mi è sembrata un’installazione che volesse rappresentare metaforicamente lo stato di salute precario dei nostri alberi da frutto, tenuti in vita soltanto grazie all’aiuto di trattamenti chimici e spesso estraniati dall’ ambiente naturale.
Poi ho trovato un cartellone attaccato vicino al frutteto urbano e ho letto con crescente incredulità il testo che spiegava come il designer olandese Ton Matton aveva
“progettato l’installazione degli alberi da frutta in vasi muniti da apposito sitema di autoalimentazione per proporre una sorta di zona verde indoor eco-sostenibile!” Quindi un creativo che disegna gli ambienti in cui vivere propone un sistema di frutteto dove l’albero è ridotto ad un misero relitto la cui alimentazione è
ispirata al sistema usato per alimentare le persone malate e in fin di vita. Inoltre, la sopravvivenza di questo frutteto dipende dalla luce elettrica, non dal ciclo naturale giorno/notte.
Un brutto rapporto tra designer e mondo vegetale esprime anche una fioriera verticale esposta nel Superstudio di via Tortona. La fioriera è realizzata con una specie di “piastrelle” bianche dalle quali esce una specie di tubo che si presta come contenitore-vaso per una piccola pianta. Ma questi contenitori sono piccolissimi e di consequenza le piante non hanno abbastanza spazio per crescere e sono condannate a rimanere piccole. Inoltre le pianticelle sono usate come elemento decorativo applicato ad una piastrella che con il suo curioso tubo “fa molto design”, cioè l’elemento vivo è assolutamente sottomesso al manufatto del designer. Si tratta di un perfetto (per fortuna innocuo) esempio dell’abitudine di vedere la natura come un serbatoio da cui servirsi a piacere, senza curarsi dell’energia propria inerente a ogni pianta e in genere a ogni espressione della natura.
Per ripulirmi la mente ho fatto una passeggiata in un bosco vicino a casa, sulle colline di Montevecchia, in Brianza, e ho ammirato quegli esseri meravigliosi che sono gli alberi e tutti i vegetali lasciati crescere in condizioni naturali.
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