Il bio costa troppo (?!) calano i consumi italiani
Il biologico costa troppo. Calano i consumi italiani. Questo il titolo di un articolo apparso sul Corriere della Sera, dove viene fatto un punto della situazione. Dal 2006 al 2007 è stato registrato un aumento del consumo di alimenti biologici pari al 9%, seguito da un brusco arresto a un livello molto inferiore rispetto alla Germania (10% degli alimenti consumati sono bio, nei paesi scandivani si arriva anche al 20%). In compenso siamo nelle prime file come produttori, al quinto posto nel mondo e al terzo in Europa, con un incremento del 22% negli ultimi due anni. Cresce la produzione di prodotti ortofrutticoli e di vino (30mila ettari di vigneti bio contro i circa 15mila di Spagna e Francia), ma non cresce più il consumo. Quindi la qualità migliore parte all’estero, un po’ come succede con il design, un po’ come succede in Cina dove si fabbrica di tutto, anche beni di lusso, per i paesi più ricchi. Non ci possiamo permettere la qualità, costa troppo rispetto agli striminziti stipendi.
In effetti, quando la disponibilità di “cash” diventa troppo esigua, si acquistano per forza prodotti economici. Come abbattere i prezzi del biologico? Una via è quella di fare acquisti direttamente presso i produttori, saltando quindi i balzelli aggiunti da distributori e negozianti che incidono anche del 40 – 50 % sul prezzo finale. Naturalmente questo è un danno per i negozi del settore. L’acquisto diretto si fa nelle cascine e nello spaccio dei laboratori, o aderendo ad un gruppo di acquisto. Per sapere dove andare e chi contattare al proposito si può consultare il libro Guida alla spesa biologica. Inoltre conviene razionalizzare un po’ i consumi: meglio mangiare la carne due volte la settimana e non quattro o cinque volte, ma mangiare carne di animali allevati con i criteri dell’agricoltura biologica. Preferire prodotti da cucinare a quelli elaborati, costano meno e sono più sani (e gustosi). Esistono molte ricette da cucina veloce.
Ma c’è anche un’altra cosa: pochi sanno che i produttori con la certificazione biologica pagano ogni anno cifre considerevoli per rinnovare la certificazione. Durante le ricerche per la Guida alla spesa biologica abbiamo incontrato numerosi piccoli produttori che non riuscivano più a pagare la certificazione, ma che continuavano a coltivare, allevare o trasformare secondo il disciplinare del biologico per convinzione personale. Un’eccezione costituiscono i produttori del Trentino Alto Adige: ricevono incentivi per la certificazione. Comunque sia, per aiutare a tenere i prezzi a livelli più accessibili, dovrebbe fare uno sforzo chi intasca le “rette” delle certificazioni adeguandole alla situazione economica del paese. Contribuendo così al tentativo di non allontanare i clienti italiani con prezzi troppo alti per portafogli e carte di credito anoressici.
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