Freegan, un bell’esempio

apr 02, 09 Freegan, un bell’esempio

dscn4643A New York ogni giorno i marciapiedi, con l’avanzare della sera, si riempiono di cumuli di sacchi di spazzatura e ,verso mezzanotte, l’aspetto di molte strade è simile alle immagini trasmesse della Napoli in emergenza “munnezza”. Questa disinvoltura nel produrre spazzatura ha fatto nascere un movimento che reagisce alle abitudini della società del consumismo e al suo sistema economico: il movimento dei freegan. Freegan è un acronimo da free (libero) e vegan (veganiano, persone che evitano prodotti provenienti da animali). Il loro “modus vivendi”: utilizzare ciò che trovano gettato sulle strade per riempire i loro piatti quotidiani. Naturalmente non rovistano negli scarti di cucina delle famiglie, ma tra quelli di ristoranti, negozi, supermercati, mense e altre isituzioni della collettività. Sembra incredibile, ma numerosi filmati mostrano come questi sacchi sono riempiti molto spesso con alimenti perfettamente imballati e non scaduti: pane, ciambelle, frutta, addiritura carne. Adam Weissman, fondatore e teorico del movimento, afferma che negli Stati Unitit, circa 25% degli alimenti in perfetto stato di conservazione viene buttato via e sostituito, senza una necessità reale. I freegan raccolgono questi prodotti e li usano per preparare i loro pasti, per libera scelta, non perché appartengono alla classe dei poveri.

Il fatto che i freegan siano vegani e quindi non mangino prodotti animali, mi sembra irrivelante. Quello che conta è il pensiero dei freegan e le azioni e i comportamenti che ne derivano.

I freegan, pur vivendo in una città come New York, si negano al sistema economico che sollecita i cittadini a consumare, consumare, consumare…, non per il benessere, ma per tenere in vita il sistema produttivo. Infatti, la quantità di prodotti che esce dalle fabbriche e laboratori è superiore alla quantità che può essere consumata. La spazzatura in continuo ed inesorabile aumento ne è la prova evidente. Ne risente l’ambiente, ne risente la qualità della vita di un’umanità che sembra condannata a correre dalla mattina alla sera per produrre ed acquistare, unicamente per tener in vita un modello economico basato sostanzialmente sull’aumento del Pil (prodotto interno lordo), slegato dal pensiero che considera salute, benessere e serenità delle persone.

Proprio in questo periodo in cui molti lavoratori stanno perdendo l’impiego e lo stipendio fisso, c’è un motivo in più per utilizzare e riciclare meglio le risorse, perché questo aiuta a ridurre i costi della vita. Nelle nostre città il cibo e l’abbigliamento dismesso viene raccolto per darlo a chi ha bisogno, ma la logica del consumare per produrre viene praticato comunque e ovunque.

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