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	<title>Essere sostenibili</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>Domyos e Sloggi: tessuti ecologici</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una buona notizia per chi è alla ricerca di abbigliamento ecologico a prezzi contenuti: due importanti marchi della grande distribuzione hanno inserito nell&#8217;assortimento attuale linee in cotone ecologico e bambù. Si tratta di Domyos, un marchio della linea fitness di Decathlon, e Sloggi, un marchio di intimo del gruppo Triumph.
Sloggi è noto per il concorso annuale che premia la &#8220;ragazza Sloggi&#8221;, cioè la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una buona notizia per chi è alla ricerca di abbigliamento ecologico a prezzi contenuti: due importanti marchi della grande distribuzione hanno inserito nell&#8217;assortimento attuale linee in cotone ecologico e bambù. Si tratta di Domyos, un marchio della linea fitness di Decathlon, e Sloggi, un marchio di intimo del gruppo Triumph.</p>
<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/zoom_asset_18628292.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3238" title="zoom_asset_18628292" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/zoom_asset_18628292.jpg" alt="" width="249" height="239" /></a>Sloggi è noto per il concorso annuale che premia la &#8220;ragazza Sloggi&#8221;, cioè la partecipante con il sedere più accattivante. Il concorso suscita sempre molto interesse presso aspiranti ragazze immagine e modelle. Ma a parte questa trovata pubblicitaria, il marchio Sloggi vanta una bella linea die lingerie, &#8220;Nature&#8221;, in cotone ecologico,  per uomo e donna.  L&#8217;uomo può scegliere tra mutande slip e short, inoltre c&#8217;è una T-shirt a mezza manica, tutto nei colori  bianco e nero. La donna invece ha la scelta tra due tipi di short e un tipo di slip, inoltre c&#8217;è una canotta; anche qui ogni modello è disponibile in bianco e nero. Tutti i modelli sono morbidi al tatto e di buon taglio. Si possono comprare in negozi dell&#8217;intimo, ma li ho trovati anche nel grande magazzino &#8220;Auchan&#8221;.</p>
<p>Terminati i saldi, Decathlon ha inserito nella nuova collezione della linea di fitness &#8220;Domyos&#8221; una bella scelta di cannottiere e magliette in cotone ecologico. Oltre il bianco e il nero, si trova una discreta gamma di colori, come verde, viola, rosso, grigio, ecc. I coloranti con i quali sono stati tinti i tessuti sono controllati, in effetti questa linea non salta all&#8217;occhio per la brillantezza dei colori (che generalmente tradisce un processo di tintura con pesante impatto ambientale). Le magliette sono a scelta con maniche lunghe e corte, nel reparto donna e uomo. Prendendosi il tempo per controllare ogni etichetta,  si possono trovare magliette e short in cotone ecologico anche tra gli scaffali con l&#8217;abbigliamento per bambini.<br />
Sempre il marchio Domyos, nella linea yoga, offre magliette in misto cotone/bambù. Il bambù è usato come alternativa a un filato sintetico, per esempio il poliestere, per migliorare l&#8217;assorbimento della traspirazione.</p>
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		<title>Api, fiori e il nostro contributo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi 20 anni le api sono diminuite dappertutto. Il fenomeno si è verificato per la prima volta nel nord Europa, in particolare nei Paesi Bassi, dove monocolture e coltivazioni di fiori manipolati ed incrociati hanno avuto successo prima che in altri posti. Oggi la morìa delle api è un fenomeno che tocca anche noi, in Italia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 20 anni le api sono diminuite dappertutto. Il fenomeno si è verificato per la prima volta nel nord Europa, in particolare nei Paesi Bassi, dove monocolture e coltivazioni di fiori manipolati ed incrociati hanno avuto successo prima che in altri posti. Oggi la morìa delle api è un fenomeno che tocca anche noi, in Italia. Ecco perché viene spontaneo chiedersi se anche noi, normali cittadini, possiamo fare qualcosa per combatterlo <span id="more-3193"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/052.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3196" title="052" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/052-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>o possiamo soltanto recitare il ruolo dello spettatore angosciato? In fin dei conti sono a rischio, oltre al miele, tutti i prodotti vegetali dato che il 90% dei prodotti agricoli viene impollinato dalle api.</p>
<p>Girano varie ipotesi sulla morìa delle api, ma ce n&#8217;è una sola sulla quale tutti gli addetti concordano: più specie vegetali selvatiche spariscono, meno api ci sono. Più viene impoverita la biodiversità di una zona, meno api la &#8220;frequentano&#8221;. Più prati all&#8217;inglese e monocolture prendono il posto di prati naturali, sottoboschi e siepi misti e alberi da frutta &#8220;spontanei&#8221;, più le api si dileguano. Accertato questo fatto, molti di noi possono fare qualcosa- nel loro piccolo &#8211; e, è cosa risaputa, tante gocce fanno un lago.</p>
<p>Per chi possiede un giardino, anche se di pochi metri quadrati oppure un terrazzo dove mettere piante e fiori, la primavera è la stagione ideale per pianificare la propria azione pro api. Il primo passo da fare è modificare i parametri di valutazione:  acquistare piante a caro prezzo presso un Centro di vendita specializzato non è l&#8217;unico criterio adatto per avere un giardino bello e naturale. Esistono invece in ogni posto delle piante resistenti al clima e ai parassiti con delle fioriture colorate e prolungate. Un esempio può essere la buddleja (Buddleja japonica), un arbusto che si trova facilmente ai bordi di fiumi e strade, chiamata anche albero delle farfalle: ha una fioritura violetta, molto prolungata, che attira molto le api. Lo stesso vale per un altro arbusto rustico, il lillà (Syringa vulgaris, sulla foto), per la lavanda, la ginestra, il fiore del trifoglio o per la bellissima phacelia. In genere, le api trovano il polline nei fiori colorati, rustici e naturalmente privi di trattamenti antiparassitari.</p>
<p>Un altro parametro da cambiare se si vuole creare un ambiente pro api è quello con il quale si valuta di solito un prato:<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/132.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3215" title="132" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/132.jpg" alt="" width="296" height="239" /></a> un prato da golf senza fiorellini e senza le cosiddette erbacce è il verde più sterile che ci possa essere. Infatti, non attira né farfalle né api. Per avere un prato naturale basta evitare di fare la guerra a tutti i vegetali che non assomiglino a fili di erba ( e fanno sembrare il prato un grande zerbino di plastica), ma lasciare che la natura faccia il suo corso creando la biodiversità necessaria alle creature fantastiche che sono le api.</p>
<p>I parchi comunali potrebbero fare da esempio!</p>
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		<title>Napoli: sostenibile solo il cibo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 16:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;argomento della sostenibilità è sentito soprattutto nel settore dell&#8217;alimentazione. Lo sanno bene i giornalisti perché le pagine che si occupano di prodotti alimentari sostenibili, sani ed etici sono tra le più lette. E, in effetti, i metodi di coltivazione e di allevamento incidono moltissimo sull&#8217;ambiente: l&#8217;agricoltura chimica, detta convenzionale, è spesso la causa di falde acquifere inquinatee [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;argomento della sostenibilità è sentito soprattutto nel settore dell&#8217;alimentazione. Lo sanno bene i giornalisti perché le pagine che si occupano di prodotti alimentari sostenibili, sani ed etici sono tra le più lette. E, in effetti, i metodi di coltivazione e di allevamento incidono moltissimo sull&#8217;ambiente: l&#8217;agricoltura chimica, detta convenzionale, è spesso la causa di falde acquifere inquinate<span id="more-3171"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/napoli-223.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3174" title="napoli 223" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/napoli-223-300x214.jpg" alt="Foto Rita Imwinkelied" width="300" height="214" /></a>e di terreni che hanno perso la naturale fertilità e capacità di autogenerare un equilibrio tra i vari organismi. Inoltre, frutta e verdura prive di antiparassitari sono più sane per le persone e gli animali.  Ma fare le scelte giuste per quanto riguarda il cibo non basta. L&#8217;ho potuto constatare in maniera inequivocabile di recente, quando ho passato qualche giorno a Napoli.</p>
<p>Il primo segnale dello stato insostenibile nel quale versa l&#8217;aria di Napoli l&#8217;ho avuto la prima sera quando ho pulito il viso con un detergente: il cotone usato diventava letteralmente nero al primo passaggio, al secondo diventava grigio (in altri posti, incluso Milano, diventa più o meno grigio al primo ed unico passaggio). Il secondo giorno ancora peggio, cominciava a bruciarmi il naso e la gola, il terzo giorno le mucose del naso facevano proprio male e avevano la tendenza al sanguinamento. Anche senza consultare i dati di Legambiente sul tasso dell&#8217;inquinamento era evidente che l&#8217;aria di Napoli è sporchissima e sicuramente deleteria per la salute degli abitanti.</p>
<p>Altrettanto evidente risulta la fonte di una buona parte dell&#8217;inquinamento: auto e motorini che girano<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/napoli-2261.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3183" title="napoli 226" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/napoli-2261-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a> ovunque e intasano i vicoli senza preoccuparsi di sensi unici  e senza farsi disturbare da stenditoi pieni di vestiti appesi collocati davanti all&#8217;uscio di qualche povera casa. Ovunque ingorghi di auto che si incontrano frontalmente nei vicoli stretti del centro storico, senza che ci sia la minima possibilità per loro di passare nelle due direzioni. E naturalmente negli stretti vicoli fiancheggiati da alti palazzi (in parte splendidi, ma spesso in pessime condizioni) l&#8217;aria stagna e le emissioni dai tubi di scappamento dei veicoli a due e quattro ruote creano livelli spaventosi di inquinamento.</p>
<p>D&#8217;altra parte a Napoli la cultura alimentare segue tutt&#8217;oggi criteri di sostenibilità: si trovano ad ogni angolo bancarelle con frutta, verdura e pesce provenienti dalle vicinanze, cioè a km 0. Ristoranti, bar e bancarelle offrono cibo e bevande preparate al momento con ingredienti naturali e proporzioni adeguate. Fatto questo molto positivo per l&#8217;ambiente e per la salute dei clienti.</p>
<p>Alla fine del mio soggiorno a Napoli ho così pensato che mi sarei volentieri accontentata di un livello alimentare un po&#8217; più basso in cambio di un ambiente più a misura d&#8217;uomo.</p>
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		<title>I nuovi incentivi per il fotovoltaico</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bozza del terzo Conto Energia è stata presentata ed è evidente che i meccanismi di incentivazione per chi installa un impianto fotovoltaico per ricavarne energia, subiscono notevoli tagli. Ma visto la disastrosa situazione delle finanze pubbliche, descritta sulla stampa estera come pari a quella spagnola e portoghese, e visto che il governo punta molto sul nucleare, sarebbe poco realistico aspettarsi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La bozza del terzo Conto Energia è stata presentata ed è evidente che i meccanismi di incentivazione per chi installa un impianto fotovoltaico per ricavarne energia, subiscono notevoli tagli. Ma visto la disastrosa situazione delle finanze pubbliche, descritta sulla stampa estera come pari a quella spagnola e portoghese, e visto che il governo punta molto sul nucleare, sarebbe poco realistico aspettarsi di piu. Ecco, in sintesi, i punti piu importanti previsti nella bozza:<span id="more-3153"></span> <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/solarhaus1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3162" title="incentivi fotovoltaico" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/solarhaus1.jpg" alt="" width="270" height="183" /></a>le tariffe incentivanti (cioè i contributi che il Gestore dei Servizi Elettrici paga al proprietario dell&#8217;impianto fotovoltaico per ogni kilowatt prodotto) che entreranno in funzione nel 2011 saranno piu basse del 20-25% rispetto a quelle vigenti. Inoltre, per gli impianti che entreranno in funzione nel 2012 e nel 2013, gli incentivi saranno ridotte di ulteriori 6% all&#8217;anno. Quindi chi installerà un impianto fotovoltaico nel 2013, riceverà una ricompensa inferiore complessivamente del 32-35% per i kilowatt prodotti rispetto a chi ha allaciato alla rete il proprio impianto entro il 2010.</p>
<p>Mi sembra positivo che nel nuovo Conto Energia venga data importanza all&#8217;innovazione: cosi` vengono premiati con una tariffa incentivante piu alta i proprietari di immobili che insieme all&#8217;installazione di un&#8217;impianto fotovoltaico riducono di almeno 10% l&#8217;indice della prestazione energetica dell&#8217;edificio. Naturalmente il dato dev&#8217;essere dimostrato con una certificazione energetica. E&#8217; infatti poco ecologico installare un&#8217;impianto solare sul tetto in presenza di infissi vecchi che fanno passare gli spifferi d&#8217;aria. E&#8217; da tener presente che costruire pannelli solari è un processo che consuma energia. Quindi prima di installarli è bene investire per eliminare tutte le fonti di spreco energetico presenti in un&#8217;immobile/casa.</p>
<p>Con il nuovo Conto Energia vengono inoltre premiati con una tariffa incentivante piu alta gli impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative. Cosa significa questo nel dettaglio si potrà capire nella guida che il Gestore dovrà pubblicare entro il primo gennaio 2011.</p>
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		<title>Patagonia&#8217;s Story</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando ho saputo che il libro scritto da Yvon Chouinard, fondatore e proprietario di Patagonia era stato tradotto in italiano ne ho chiesta una copia. Mi incuriosiva saperne di più su questa persona che aveva creato l’azienda che realizza i miei capi di abbigliamento preferiti: sportivi, pratici, dalle linea e semplici e eleganti allo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho saputo che il libro scritto da Yvon Chouinard, fondatore e proprietario di Patagonia era stato tradotto in italiano ne ho chiesta una copia. Mi incuriosiva saperne di più su questa persona che aveva creato l’azienda che realizza i miei capi di abbigliamento preferiti: sportivi, pratici, dalle linea e semplici e eleganti allo stesso tempo. E prodotti con processi e sistemi sempre più rispettosi dell’ambiente partendo per esempio da cotone organico o da fibre in poliestere riciclabili. <span id="more-2620"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2621" title="Al centro, con la &quot;S&quot;, Chouinard" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/gruppo-più-vicino-r-300x209.jpg" alt="Al centro, con la &quot;S&quot;, Chouinard" width="300" height="209" />Tinti con colori meno inquinanti e infine quasi tutti riciclabili nuovamente.</p>
<p>Tra l&#8217;altro l&#8217;azienda ha appena ricevuto il premio Ispo “<em>Eco Responsibility Award”</em>, nella categoria tessile, con il pile da donna W’s R3 Hi-Loft ( vedi foto sotto). I criteri di valutazione hanno riguardato il contenuto ecologico del prodotto, così come la sostenibilità del processo produttivo e logistico impiegato, la cultura aziendale e l’applicazione della Corporate Social Responsibility.</p>
<p>Il titolo del libro è abbastanza emblematico. “Let my people go surfing” (Vivalda Editori, 20 euro), e non è stato, credo, volutamente tradotto. E’ un testo stampato su carta FSC, di medio formato,scritto fitto fitto,con foto in bianco e nero storiche e spettacolari immagini più recenti. Rispecchia lo spirito e i voleri del suo autore Yvon Chouinard, un uomo comune e straordinario allo stesso tempo.</p>
<p>Un uomo che ha realizzato i suoi sogni rimanendo semplice nel suo modo di pensare e di agire. E forse questa semplicità e la sua coerenza sono state la chiave del suo successo.</p>
<p>La prima parte del libro racconta la sua storia e di come è nata prima la sua azienda di materiale per l’arrampicata (da appassionato decise di realizzare la miglior attrezzatura possibile per scalare dirupi e pareti e poi di venderla anche agli altri) e quindi il marchio Patagonia per produrre capi d’abbigliamento più adatti ad arrampicare e, in generale, per stare all’aperto facendo o meno attività sportiva.<img class="alignright size-full wp-image-2657" title="untitled" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/copertina-patagonia-ridotta.jpg" alt="untitled" width="142" height="200" /></p>
<p>Un racconto tipico americano,di un self made man, di un ragazzo che, tra alti e bassi, crea quello che gli piace e gli serve per divertirsi. Senza curarsi troppo dei guadagni, cercando di ricavare quello che gli serve per vivere e sperimentare, circondandosi di collaboratori che vengono come lui dal mondo dello sport e sono in sintonia con il suo modo di pensare e di fare. Maturando, anno dopo anno, un attaccamento sempre più forte per la natura e per l’ambiente che dà loro la gioia di vivere e che, si accorgono, è sempre più in pericolo a causa dell’uomo.</p>
<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/W-R3-HiLoft-Hoody-300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3127" title="pile da donna in polartec per cui Patagonia ha ricevuto il premio ISPO " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/W-R3-HiLoft-Hoody-300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a>La seconda parte del libro è ancora più significativa perché unica nel suo genere. Spiega perchè e come Patagonia, facendo scelte giuste, è arrivata ad un tipo di commercio sano e redditizio. Il sogno di Chouinard non è mai stato quello tipico americano di arricchirsi velocemente vendendo la sua azienda al miglior offerente nel più breve tempo possibile. Vuole che la sua azienda giochi un ruolo nella nostra società, diventi un punto di riferimento, un modello etico cui fare riferimento. Perché la gente ha bisogno di punti di riferimento positivi, di aggregarsi, di assumersi le proprie responsabilità.</p>
<p>Patagonia, si scopre leggendo, è volutamente un covo di idealisti ( ogni dipendente ha diritto fino a due mesi di aspettativa retribuita per occuparsi di cause ambientali).</p>
<p>Persone che cercano di mettere in pratica le loro aspirazioni di business rispettoso dell’ambiente, cioè del patrimonio comune da preservare per le generazioni future. Il primo passo da fare? Assumersi le responsabilità dei danni che provochiamo con le nostre attività. Chouinard nel 2001 ha fondato l’organizzazione “1% for the Planet! Formata da imprese impegnate a donare almeno l’1% delle proprie vendite a favore di azioni concrete per proteggere e risanare l’ambiente naturale.</p>
<p>Chouinard in prima persona, sua moglie Malinda, il suo staff, “fanno tutti i giorni i compiti”: provano, tentano di trovare la via migliore anche se sono consapevoli che probabilmente non riusciranno mai a produrre capi del tutto sostenibili e non dannosi per l’ambiente. Ogni dipendente è responsabile del cambiamento cui punta l’azienda. Ogni dipendente ha la libertà di “andare a fare surf” se gli va, ma sa che ha un lavoro da svolgere e poi lo svolge. Per permettere anche ad altri di continuare, in futuro, a cavalcare le onde.</p>
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		<title>Le nostre campagne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 18:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il Nord Italia è stata seppellita sotto il cemento. Ecco perché è ora di dire &#8221; basta&#8221;  al consumo di territorio. E’ così nata una campagna e una petizione online che tutti possono firmare e di cui tutti possono farsi promotori nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quasi 250 mila ettari all’anno</em>. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il Nord Italia è stata seppellita sotto il cemento. Ecco perché è ora di dire &#8221; basta&#8221;  al consumo di territorio. E’ così nata una campagna e una <a href="http://www-stopalconsumoditerritorio.it" target="_blank">petizione online</a> che tutti possono firmare e di cui tutti possono farsi promotori nel proprio comune. <span id="more-3143"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/stopalconsumoditerritorio-logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3145" title="logo campagna stopalconsumoditerritorio " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/stopalconsumoditerritorio-logo-300x289.jpg" alt="" width="300" height="289" /></a>Ecco alcune informazioni tratte dal sito dei promotori della campagna nazionale: &#8220;Negli ultimi anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).</p>
<p><em>Dal 1995 a oggi circa tre milioni di ettari</em>, un tempo agricoli, <em>sono stati asfaltati e/o cementificati</em>. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.</p>
<p>Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).</p>
<p>Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.</p>
<p><em>Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse, seguire strade alternative? Sì!</em></p>
<p>Quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta “crescita zero”, quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente&#8221;.</p>
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		<title>I click per la foresta pluviale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 12:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco Shopping]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[protezione foreste]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecosìa è il nome di un nuovo motore di ricerca che chiunque ha a cuore l&#8217;ambiente dovrebbe installare sul proprio computer e utilizzarlo più spesso possibile come alternativa a google: ogni click fatto su Ecosìa genera un centesimo che per l&#8217;80% va al WWF che lo investe in un programma per la protezione della foresta pluviale amazzonica. Senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecosìa è il nome di un nuovo motore di ricerca che chiunque ha a cuore l&#8217;ambiente dovrebbe installare sul proprio computer e utilizzarlo più spesso possibile come alternativa a google: ogni click fatto su Ecosìa genera un centesimo che per l&#8217;80% va al WWF che lo investe in un programma per la protezione della foresta pluviale amazzonica. Senza mettere mano al portafoglio, ma semplicemente modificando un abitudine al computer, ognuno può fare un azione utile all&#8217;ambiente.<span id="more-3065"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/ecosia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3132" title="ecosia" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/ecosia-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Il motore di ricerca Ecosìa è stato inaugurato il 9 dicembre scorso, in occasione della conferenza sul clima di Copenhagen.</p>
<p>L&#8217;eliminazione della foresta pluviale influisce direttamente sul clima perché attravero i fuochi e il lavoro dei macchinari vengono prodotti dei gas serra, inoltre un&#8217;enorme area boschiva diventerebbe area industriale e quindi produttrice di gas serra. E naturalmente con l&#8217;eliminazione andrebbe perso uno degli ultimi paradisi della natura che ospita e rende possibile la vita a meravigliose piante e incredibili animali.</p>
<p>Con Ecosìa viene sfruttato il flusso di soldi che generano i link sponsorizzati sulle pagine web &#8211; invece di andare a google vanno a un progetto che protegge dall&#8217;abbattimento aree della foresta pluviale. Usare Ecosìa al posto di google significa destinare i guadagni che generiamo senza renderci conto e senza fare fatica a un&#8217;uso per la collettività. Significa anche uscire dal ruolo passivo assegnatoci da chi maneggia i grandi flussi di capitali e usare il proprio potere di consumatore.</p>
<p>Come funziona? Innanzitutto il motore di ricerca Ecosìa si aggiunge agli altri motori presenti sul pc, come google, bing, virgilio o yahoo, quindi installando Ecosìa non si perde google. Semplicemente è presente nella finestrina in alto a destra, accanto alla barra dove si scrivono gli indirizzi per andare sui siti. Ogni volta che si decide di usarlo si clicca sopra. Una volta installato, nella barra che si trova sullo schermo in basso appare l&#8217;icona di una piantina e accanto la scritta <em>you saved  m2. All user saved    m2</em>. In questo momento sul mio pc è scritto<em> </em>che io ho salvato 141 m2  e tutti gli utenti 24.717.561 m2. Con ogni click fatto con il motore di ricerca Ecosìa aggiungo 2 m2. Naturalmente con salvare si intende mettere sotto protezione WWF.</p>
<p>Per scaricare Ecosìa <a href="http://ecosia.org/" target="_blank">cliccare qui</a> e seguire le indicazioni sotto la voce <em>install</em>. Ecosìa usa il supporto tecnologico di Bing e Yahoo e qualcuno afferma che non riesce a garantire la qualità di google. Personalmente uso Ecosìa da circa tre settimane su tutti i due miei computer e finora sono soddisfatta. Quando ho un dubbio, ripeto la ricerca su google che rimane installato.</p>
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		<title>Combattere il cancro a tavola</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 06:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Anche il cancro può essere prevenuto&#8221; è questo lo slogan della Giornata mondiale contro il cancro in calendario oggi, 4 febbraio. La campagna, dell’Unione internazionale contro il cancro, è l’occasione per presentare una nuova relazione scientifica: &#8220;Protezione contro le infezioni che causano il cancro&#8221; (in cui vengono presi in esame i nove tipi di infezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Anche il cancro può essere prevenuto&#8221; è questo lo slogan della Giornata mondiale contro il cancro in calendario oggi, 4 febbraio. La campagna, dell’Unione internazionale contro il cancro, è l’occasione per presentare una nuova relazione scientifica: &#8220;Protezione contro le infezioni che causano il cancro&#8221; (in cui vengono presi in esame i nove tipi di infezione che possono portare al cancro). <span id="more-3100"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-Arance_spremuta1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3111" title="800px-Arance_spremuta" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-Arance_spremuta1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>&#8220;Su 12 milioni di persone a cui ogni anno viene diagnosticato il cancro, circa il 20% dei casi può essere attribuito a infezioni batteriche e virali che causano direttamente o aumentano il rischio di contrarre questa malattia&#8221; ha affermato il professor David Hill, presidente dell’UICC. Le cause dell’insorgenza delle infezioni?<br />
Stili di vita scorretti e anche cattive abitudini alimentari.<br />
“Convertendoci” a cibi sani e abbinando la giusta attività fisica rinforziamo invece le nostre difese immunitarie. “Non si tratta di diventare vegetariani” spiega Anna Villarini, ricercatrice dell’<a href="http://www.isitutotumori.mi.it" target="_blank">Istituto nazionale dei tumori di Milano</a>, autrice di <em>Prevenire i tumori mangiando con gusto</em> con lo chef Giovanni Allegro (Sperling &amp; Kupfer editore). “Bisogna piuttosto ridurre il consumo di carni rosse e bianche, eliminare i salumi e preferire il consumo del pesce, meglio se azzurro. Da ridurre inoltre sono anche formaggi, zucchero e latticini”.</p>
<p>Ben vengano invece cereali integrali, verdure di stagione, legumi e cibi come seitan, tofu e tempeh, semi oleosi (girasole, sesamo) e frutta secca per fare i dolci. Imparare a cucinare variando combinazioni e menù è alla portata di tutti. Come ben sanno i partecipanti ai corsi di cucina naturale preventiva di Cascina Rosa, dependance dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, e anche ai corsi proposti, a Torino, dall’associazione Moveat e, nel Sud delle Marche, dall’associazione <a href="http://ww.collesantandrea.it" target="_blank">Colle Santandrea</a>. Tenuti sempre da Giovanni Allegro.</p>
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		<title>Cucinare senza latte e uova</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 06:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti italiani sono intolleranti al latte e alle uova. Ma non lo sanno e continuano a berne e mangiarne. Per star meglio basterebbe loro sostituire questi alimenti e provare piatti e ricette nuove. Lo spiega, molto bene, Giuliana Lomazzi in Senza latte e senza uova (Edizioni Terra Nuova, 10 euro). A cosa serve cucinare senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti italiani sono intolleranti al latte e alle uova. Ma non lo sanno e continuano a berne e mangiarne. Per star meglio basterebbe loro sostituire questi alimenti e provare piatti e ricette nuove. Lo spiega, molto bene, Giuliana Lomazzi in <em>Senza latte e senza uova</em> (<a href="http://www.aamterranuova.it" target="_blank">Edizioni Terra Nuova</a>, 10 euro). <span id="more-2864"></span><img class="alignright size-medium wp-image-2868" title="latte " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/latte-r-299x300.jpg" alt="latte " width="299" height="300" />A cosa serve cucinare senza latte (e derivati) e senza uova? A riequilibrare e purificare l’organismo. Prendiamo il latte, per esempio. Il nostro organismo, dopo i primi anni di vita, perde la lattasi un enzima che permette di digerire il latte. Lo perde perché, in pratica, il latte non gli serve più. Invece la gran parte degli adulti continua a bere latte e consumare latticini (capaci di innalzare colesterolo e pressione) causa una martellante pubblicità che colpevolizza chi non ne fa uso, complice la classe medica poco informata.</p>
<p>Eppure il latte viene abbandonato da qualsiasi mammifero dopo lo svezzamento. Berlo in età successive quindi è un po’ andare contro natura. Inoltre il latte di oggi non è più il latte di una volta, ha perso gran parte dei nutrienti per i trattamenti cui viene sottoposto (pastorizzazione, sterilizzazione ad alte temperature: proviene spesso da allevamenti intensivi dove le mucche sono nutrite con mangimi e non erba, dove sono riempite di ormoni e antibiotici.</p>
<p>E’ bene inoltre sfatare la diceria che &#8220;il latte apporta calcio alle ossa&#8221;: non è mai stato provato scintificamente, mentre risulta che sia maggiore il numero di fratture all&#8217;anca in chi consuma grandi quantità di latticini (Le Scienze, settembre 2007).</p>
<p>Come è ben scritto a pag. 108 nel libro <em>Prevenire i tumori mangiando con gusto</em> di Anna Villarini e Giovanni Allegro: “E’ vero che il latte fornisce calcio, ma contiene anche proteine animali che, essendo molto ricche in aminoacidi contenenti zolfo, abbassano il PH naturale del nostro organismo, in generale, e del sangue, in particolare. E più è acido il sangue, più il calcio che è arrivato alle ossa viene richiamato indietro per regolare il PH, in quello che viene chiamato effetto tampone”. Il calcio introdotto con il latte quindi non viene utilizzato appieno.</p>
<p>Meglio assumerne attraverso la frutta secca (mandorle), sesamo e anche mangiando il pesce con le lische quando è possibile.</p>
<p>E le uova? “Forniscono proteine di buona qualità ben assimilabili e forniscono vitamine D,A,B,E” dice Lomazzi nel volume. “Però spesso si compiono due errori quando si va a fare la spesa: si acquistano uova di galline allevate in batteria (nutrite con mangimi artificiali e antibiotici e impossibilitate a fare movimento) e si sottopongono a cotture prolungate che incidono molto sulla digeribilità alterando nutrienti preziosi come gli acidi grassi”.</p>
<p>E allora, cosa aspettiamo a cucinare senza burro e panna e senza uova? Di ricette nel libro di Giuliana Lomazzi ce ne sono oltre un centinaio. A base di avena, miglio, farro, kamut, mandorle….</p>
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		<title>Stevia, la pianta dolcificante</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[dolcificante naturale]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Abituarsi a fare meno del gusto dolce dato da un dolcificante come lo zucchero, il miele o il malto è sicuramente la cosa migliore. Non sempre però è possibile, soprattutto con i bambini che frequentano la scuola e quindi vogliono uniformarsi ai loro compagni. Per questi casi esiste un&#8217;interessantissima alternativa, poca nota da noi ma in Giappone prodotta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abituarsi a fare meno del gusto dolce dato da un dolcificante come lo zucchero, il miele o il malto è sicuramente la cosa migliore. Non sempre però è possibile, soprattutto con i bambini che frequentano la scuola e quindi vogliono uniformarsi ai loro compagni. Per questi casi esiste un&#8217;interessantissima alternativa, poca nota da noi ma in Giappone prodotta e usata abitualmente dagli anni 70: la pianta Stevia Rebaudiana. Un piccolo arbusto perenne della famiglia dei crisantemi che cresce in Paraguay e in Brasile<span id="more-3072"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/274px-Stevia-rebaudiana-total1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3089" title="Stevia rebaudiana" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/274px-Stevia-rebaudiana-total1.jpg" alt="" width="275" height="239" /></a>e le cui foglie sono da sempre utilizzate dalle popolazioni locali per dolcificare bevande ed alimenti. E&#8217; rimasta sconosciuta fuori dai luoghi di orgine per molto tempo e solo nel 1899 il botanico Santiago Bertoni ha studiato le sue caratteristiche e nel 1931 due chimici francesi hanno isolato i glucosidi presenti nelle foglie che danno il sapore dolce.</p>
<p>Le caratteristiche di questo dolcificante sono eccezionali: non ha calorie, è adatto per chi soffre di diabete, non crea dipendenza dal sapore dolce, ha un effetto ipotensivo, non danneggia i denti. Nonostante questi pregi, non è facile acquistare questo prodotto: l&#8217;Unione europea non ha ancora permesso la vendita (per mancanza di studi scientifici), negli Stati Uniti si può comprare come prodotto dietetico, ma non è ammesso nell&#8217;industria alimentare, per esempio per dolcificare bibite come Diet Coke. In Svizzera viene prodotto e venduto liberamente in drogherie, farmacie ed erboristerie/negozi del naturale e biologico . Ma naturalmente è possibile <a href="http://www.inkanatural.com/it/default.asp?par=0_164" target="_blank">acquistarlo</a> su molti siti Internet.</p>
<p>Ma come si presenta questo dolcificante?  Si può comprare in forma di polvere, molto adatto per dolcificare torte e buddini, ma attenzione alle quantità: la polvere di Stevia è quasi 300 volte più dolce dello zucchero, quindi ne basta veramente poca. Esiste l&#8217;alternativa in forma di estratto liquido, adatto per dolcificare bevande, ma anche torte. Io ho aggiunto 2 gocce al castagnaccio ed era molto buono. Il concentrato liquido dolcifica circa 70 volte più dello zucchero. Ma si possono anche usare direttamente le foglie, secche o fresche. Quelle secche sono in vendita (sempre su Internet o in Svizzera), per usare quelle fresche basta coltivare una pianta in vaso o nel giardino.</p>
<p>Va aggiunto una nota sul sapore: come lo zucchero di canna integrale, anche i dolcificanti da Stevia hanno un sapore. Assomiglia alla liquirizia ed è più presente nella versione liquida. Per questo motivo non lo trovo adatto per dolcificare il caffé, ma alle torte e alle tisane per i bambini aggiunge un ottimo sapore. <a href="http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/dolci/stevia.htm#D" target="_blank">Qui un sito</a> che da ampio spazio alla Stevia</p>
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