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	<title>Essere sostenibili</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>La  Rete dei pellegrinaggi Green</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 06:25:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cammino di Agostino]]></category>
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		<description><![CDATA[Il pellegrinaggio più sostenibile? Quello che parte nel Nord Est della Spagna e termina a Nord Ovest, a Santiago di Compostela, per raggiungere la tomba di San Giacomo, uno dei 12 apostoli. Due gli itinerari “ufficiali”, di circa 800 chilometri l’uno, che oltre l’80 per cento delle persone (più di 270mila nel 2010) percorre a [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pellegrinaggio più sostenibile? Quello che parte nel Nord Est della Spagna e termina a Nord Ovest, a <strong>Santiago di Compostela</strong>, per raggiungere la tomba di San Giacomo, uno dei 12 apostoli. <span id="more-7180"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/6269276252_f5daf96767.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7182" title="pellegrinaggio" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/6269276252_f5daf96767-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Due gli itinerari “ufficiali”, di circa 800 chilometri l’uno, che oltre l’80 per cento delle persone (più di 270mila nel 2010) percorre a piedi, una parte in bicicletta (18 per cento) e una minoranza a cavallo.<br />
Vengono percorsi soprattutto a piedi o in sella anche <strong>la Via Francigena</strong> che dall’Europa Centro Settentrionale conduce a Roma così come, in Italia,  il <strong>Cammino di Francesco</strong> che tocca i luoghi cari al Santo tra Toscana e Umbria o il <strong>Cammino di Sant’Agostino</strong>, che unisce 25 santuari mariani in Lombardia.<br />
Ma la gran parte degli <strong>oltre 100 milioni di pellegrini</strong> che ogni anno raggiungono le città sacre lo fanno in aereo, auto o pullman. <strong></strong>Generando un pesante impatto sull’ambiente. Oltre alle emissioni di carbonio causate dai movimenti di massa, sono da considerare l’aumento delle forniture d’acqua, di cibo e di energia determinate dal surplus di persone nelle località; la gestione delle acque reflue, <strong>lo smaltimento dei rifiuti</strong>, etc. A rischio è anche la bellezza di questi luoghi – spesso uno dei motivi per cui in origine furono considerati sacri – insieme alla ricchezza di biodiversità.<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/pellegrinaggio-St-Albans.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7184" title="pellegrinaggio St Albans" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/pellegrinaggio-St-Albans-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a><br />
Proprio<strong> per salvaguardare questo patrimonio</strong> è appena nato il <strong>Green Pilgrimage Network</strong>  creato da 12 città sacre di diverse religioni (Amritsar, India;  <strong>Assisi</strong>;  Etchmiadzin, Armenia; Haifa, Israele; Gerusalemme; Jinja Honcho,Giappone; Kano, Nigeria;  Louguan, Cina;  St Albans, Inghilterra;  Luss, Scozia;  St Pishoy Monastery, Wadi El Natroun, Egitto; Trondheim, Norvegia). Ognuna si impegnerà, per esempio, a favorire la mobilità sostenibile; utilizzare fonti di energia alternativa; riciclare i rifiuti; fornire cibo a chilometro zero; creare strutture e alloggi ecocompatibili per i pellegrini. Promotori della rete sono l’<strong>Alleanza Religioni e Conservazione</strong> (ARC) e il <strong>WWF</strong>.<br />
I pellegrini sono invitati, a fare la loro parte. Come? Raggiungendo santuari e luoghi di culto a piedi o in bicicletta, portando il minimo indispensabile e rispettando l’ambiente.</p>
<p><em>Roby</em></p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Berlino in bicicletta</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 06:04:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un fiore all’occhiello di Berlino è il sistema di trasporto pubblico. Autobus, ma soprattutto metropolitana (U-Bahn) e ferrovia leggera (S-Bahn) permettono davvero di spostarsi in città senza neanche sentire la mancanza di un’auto. E uno degli obiettivi delle autorità interessate (Bvg e S-Bahn Berlin) è quello di migliorare l’integrazione tra questi mezzi di trasporto e [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un fiore all’occhiello di Berlino è il sistema di <strong>trasporto pubblico</strong>. Autobus, ma soprattutto <strong>metropolitana</strong> (U-Bahn) e <strong>ferrovia</strong> leggera (S-Bahn) permettono davvero di spostarsi in città senza neanche sentire la mancanza di un’auto. <span id="more-7020"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/bike-sharing-alla-statione-berlin-ok.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7023" title="bike sharing alla statione berlin " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/bike-sharing-alla-statione-berlin-ok-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E uno degli obiettivi delle autorità interessate (Bvg e S-Bahn Berlin) è quello di migliorare l’integrazione tra questi mezzi di trasporto e l’utilizzo della bicicletta. Innanzitutto, a Berlino <strong>la bici può viaggiare su metrò ed S-Bahn</strong>: basta pagare il biglietto e cercare lo scompartimento che espone l’apposito segnale. Le stazioni sono dotate di posteggi il cui numero, nelle promesse del Dipartimento per lo sviluppo urbano è destinato ad aumentare.<br />
Le piste ciclabili sono numerose nell’ex Berlino Ovest, un po’ meno nella parte orientale. Ma naturalmente questo non impedisce ai berlinesi di sfrecciare in sella. <strong>Attenzione però ai cantieri</strong>: Berlino è una città fluida e plasmabile, dove lavori stradali e interventi ad edifici e piazze sembrano non cessare mai.<br />
In ogni caso, il sistema ciclabile della capitale tedesca è fatto anche di corsie condivise con gli autobus e di strade dove le bici hanno la priorità, agevolate dall’introduzione di zone a “traffico calmo” ed aree dove il limite di velocità è stato abbassato a 30 km orari.<br />
Per i turisti: <strong>dal centro si irradiano dodici percorsi ciclistici</strong>, collegati tra loro da otto circuiti circolari, per visitare la città ma spingersi anche oltre. Unica pecca: solo due itinerari prevedono – ad oggi – descrizioni in lingua inglese, anche se sono sicuramente tra i più interessanti. Scegliendo il <strong>Wannsee Route</strong> (28 km) si potrà vivere sulle due ruote una delle esperienze in fondo più ricercate da chi arriva a Berlino, quella di attraversare simbolicamente la città un tempo divisa sforzandosi di avvertire il passaggio (per la verità ormai impercettibile) tra est ed ovest. Stesso livello di suggestione con il secondo itinerario in inglese,<strong> The Berlin Wall Trail</strong>, 160 km di cui 50 all’interno della città, il resto attraverso boschi e campi, sui sentieri di ronda lungo il tracciato del Muro eretto nel 1961.<br />
Per informazioni e indicazioni Gps: <a href="http://www.stadtentwicklung.berlin.de/verkehr/mobil/fahrrad/radrouten/index_en.shtml">http://www.stadtentwicklung.berlin.de/verkehr/mobil/fahrrad/radrouten/index_en.shtml</a></p>
<p><strong>Noleggio</strong>. I punti di rent-a-bike pullulano in città. Dal nostro punto di partenza a est si può fare un salto da Berlin Bike Rental (www.berlinfahrradverleih.com): su richiesta forniscono anche mappa, lucchetto e casco gratuiti e uno dei due negozi si trova in Alexanderplatz, con vista sulla spettacolare Torre della tv.<br />
<strong>Bike sharing</strong>. Si chiama invece Call a Bike il servizio di noleggio bici gestito da <strong>Deutsche Bahn</strong> (le Ferrovie tedesche). Si noleggia per telefono (al numero 07000 5225522), direttamente al posteggio-stazione, o tramite le applicazioni mobile per iPhone e Android. La tariffa base è di 8 centesimi al minuto ma sono previsti pacchetti a forfait, noleggiare la bici per 24 ore costa ad esempio 15 euro, 60 euro invece per una settimana. Attenzione però: è necessario registrarsi al servizio, e l’operazione costa ben 12 euro.</p>
<p><strong>Mariangela Traficante </strong><br />
<a href="http://www.rivistabc.com" target="_blank">www.rivistabc.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>I grandi marchi nell&#8217;eco cosmesi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 06:05:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I cosmetici eco piacciono alle italiane e agli italiani e i grandi marchi, fiutando l&#8217;affare, stanno incominciando a investire nel settore. In base agli ultimi dati del’Unipro, sono aumentate del 4,5%, nel secondo semestre del 2011, le vendite in erboristeria e nei negozi del biologicodi eco creme, eco shampi, etc. E nei primi sei mesi del [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cosmetici eco piacciono alle italiane e agli italiani e i grandi marchi, fiutando l&#8217;affare, stanno incominciando a investire nel settore. In base agli ultimi dati del’Unipro, sono aumentate del 4,5%, nel secondo semestre del 2011, le vendite in erboristeria e nei negozi del biologico<span id="more-7817"></span>di eco creme, eco shampi, etc. E <strong>nei primi sei mesi del 2012 si prevede un incremento del 4%</strong>. I consumatori  insomma fanno maggiore attenzione a come nutrono la pelle (e quindi il loro corpo). Il fatto positivo è che anche le multinazionali e le grandi aziende del settore stanno investendo per far fronte alle richieste di questo mercato, seppur di nicchia.<br />
Tra queste il <strong>Gruppo l’Orèal</strong> che, dopo aver acquisito lo storico marchio di eco-cosmesi francese <em>Sanoflore</em>, ha sviluppanto, con Garnier, una linea completa certificata Ecocert: <a href="http://www.ioscelgobio.it" target="_blank"><em>Garnier Bio Active</em></a>  con latte detergente, struccante occhi, e tre tipi di creme. Interessante anche l’operazione fatta, per esempio, con lo shampoo alla mandorla e fiori di loto, <em>Ultra Dolce</em> che, sebbene non certificato eco, ha bandito parabeni, coloranti e siliconi ed è presente nelle grande distribuzione a prezzi competitivi.<br />
Sono di origine naturale il 95% degli ingredienti dei 9 prodotti della gamma <a href="http://www.nivea.it/Prodotti/sets/Pure-Natural" target="_blank"><em>Pure &amp; Natural</em></a> di Nivea (gruppo Beeidorf), compreso Labello ora senza paraffine e petrolati.  <strong>Senza fragranze artificiali, siliconi</strong>, oli minerali, parabeni, Peg e coloranti sono gli shampoo e i balsami della linea <em>Essensity di Schwarzkopf Professional</em> (Henkel) che vanta anche trattamenti colore senza profumazione e senza ammoniaca destinate ai saloni. I <a href="http://www.iprovenzali.it/linea_sapote.htm" target="_blank"><em>Provenzali Bio</em></a> si chiama la linea fortificante per capelli all’olio di sapote, una pianta tropicale (olio, shampoo, balsamo, crema, fiale), proposta di recente e <strong>certificata Ccpb</strong> dall’azienda ligure.<br />
E’ garantita dal <strong>marchio Icea</strong> invece la prima gamma eco bio <em>L’amande </em>che comprende: shampoo, doccia schiuma, detergente liquido e sapone vegetale. La speranza è che questi cosmetici eco non rimangano eccezioni, ma che sempre più grandi aziende investano nel settore “green” con serietà.</p>
<p><em>Nicoletta</em></p>
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		<title>Roma: bimbi e corretta alimentazione</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 05:28:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Obiettivo: sensibilizzare gli alunni romani su cosa mangiano. Come? Con il progetto “Sana e corretta alimentazione e SOS Bimbo”. In pratica, durante il mese di maggio e, a partire dal prossimo ottobre fino a dicembre, i professori dell’ Istituto Agrario Giuseppe Garibaldi guideranno circa 500 studenti delle elementari di Roma e provincia in un percorso [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Obiettivo: sensibilizzare gli alunni romani su cosa mangiano. Come? Con il progetto “Sana e corretta alimentazione e SOS Bimbo”. In pratica, durante il mese di maggio e, a partire dal prossimo ottobre fino a dicembre, <span id="more-8145"></span>i professori dell’ Istituto Agrario Giuseppe Garibaldi guideranno<strong> circa 500 studenti delle elementari</strong> di Roma e provincia in un percorso educativo che, partendo dalla conoscenza delle attrezzature utilizzare per coltivare e allevare il bestiame, arriva sino ai prodotti di consumo quotidiano. Al di là della teoria comunque, i piccoli impareranno ad allestire una “<strong>Tavola d’Oro</strong>” ed evitare di preparare una “<strong>Tavola nera</strong>” ricca di cibi nemici del nostro organismo, o di scorretti abbinamenti alimentari.<br />
Qualche esempio? Sì a pane, pasta, riso, farro, lenticchie, orzo, frutta e verdura, latte, yogurt cereali, miele, fette biscottate, carne e pesce. Ok anche ai dolci, se però fatti in casa con <strong>ingredienti genuini</strong>, privi di conservanti e additivi. No invece a bibite gassate, salatini, dolciumi snack di vario tipo, torte confezionate, merendine, gelatine, olio di semi, surgelati vari (sofficini, patatine, olive ascolane eccetera) e alcool.<br />
Alle maestre si rivolge invece il corso “SOS Bimbo”,  tenuto da medici qualificati, per insegnare loro cosa fare in situazioni di emergenza causate per esempio da reazioni allergica ad alimenti, shock anafilattico oppure soffocamento per scorretta ingestione.<br />
Un’iniziativa, sulla carta, interessante. Da monitorare nel tempo “intervistando” bambini e adulti coinvolti. Troppe volte infatti si sono spesi soldi per progetti che, alla fine, non hanno cambiato i menù delle mense scolastiche…</p>
<p>Silvia</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Potere delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 05:04:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Louise L. Hay, 85 anni, è una donna straordinaria. Basta leggere la sua biografia e i suoi libri per rendersene conto. E&#8217; una strenue sostenitrice del pensiero positivo, ha superato il cancro e aiutato, con i suoi corsi, migliaia di persone nel mondo. Ho appena finito di leggere uno dei suoi libro, &#8220;Il potere delle [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Louise L. Hay, 85 anni, è una donna straordinaria. Basta leggere la sua biografia e i suoi libri per rendersene conto. E&#8217; una strenue sostenitrice del pensiero positivo, ha superato il cancro e aiutato, con i suoi corsi, migliaia di persone nel mondo. <span id="more-7932"></span>Ho appena finito di leggere uno dei suoi libro, &#8220;I<em><strong>l potere delle donne</strong></em>&#8221; (myLife edizioni) e lo consiglio. Perchè riconcilia con se stessi, scalda ilcuore e, naturalmente dà utili consigli e punti di vista diversi dal solito.<br />
&#8220;L&#8217;obiettivo di questo libro&#8221; scrive l&#8217;autrice, &#8220;è che tutte le donne provino autostima, amore per sé, autoapprezzamento e che sentano di avere un posto importante nella società&#8221;. L&#8217;autostima è  fondamentale. le donne, sostiene Louise Hay, vengono educate a prendersi cura degli altri, a servirli, a mettere i loro bisogni prima dei loro. Di consguenza molte donne hanno scarsa autostima. <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/LouiseHay.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7935" title="Louise Hay" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/LouiseHay-148x300.jpg" alt="" width="148" height="300" /></a><strong>Hanno paura di essere abbandonate</strong>, temnono la perdita e la mancanza di sicurezza.<br />
Molte donne sposate hanno il terrore di separarsi. Se hanno figli piccoli è ancor peggio. Si chiedono: &#8220;Come potrò farcela da sola?&#8221;. Così si tengo o stretti <strong>lavori e matrimoni orribili</strong>. Il fatto è che hanno più che altro paura di farcela e di avere successo. Sono convinte di non meritarselo. Di essere più in gamba dei loro mariti, di guadagnare di più dei loro padri. Ma <strong>una vita sostenibile è una vita in equilibro</strong>. Cosa suggerisce allora Louise Hay? Consiglia di &#8220;aver fiducia nel processo della vita&#8221;.<br />
La vita può sostenerci e guidarci se glielo permettiamo. Il segreto è  rilassarsi, lasciar andare le convinzioni negative e agire. Il primo passo? Amare noi stesse, cambiare il nostro modo di pensare e sviluppare l&#8217;autostima permettendo alla vita di darci tutto quello che di bello ha in serbi per noi.<em><br />
Nicoletta</em></p>
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		<title>Test: gelati Ben&amp;Jerry</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 05:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Cohen]]></category>
		<category><![CDATA[Jerry Greenfield]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra Chocolate Fudge Brownie, Cookie Dough, Wich, Caramel Chew Chew e Chunky Monkey ho scelto quest’ultimo per l’assaggio: gelato al gusto banana con tanti pezzetti di noci e cioccolato. Pur trattandosi di una coppetta confezionata e quindi non di “gelato artigianale” sono rimasta piacevolmente sorpresa: una vera delizia del palato. Il gelato non si scioglie [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra Chocolate Fudge Brownie, Cookie Dough, Wich, Caramel Chew Chew e Chunky Monkey ho scelto quest’ultimo per l’assaggio: gelato al gusto banana con tanti pezzetti di noci e cioccolato. <span id="more-8064"></span>Pur trattandosi di una coppetta confezionata e quindi non di “gelato artigianale” sono rimasta piacevolmente sorpresa: <strong>una vera delizia del palato</strong>. Il gelato<strong> non si scioglie in pochi secondi</strong> in bocca come avviene quasi sempre per i prodotti industriali perché ricchi più di aria che di altro…Al contrario <strong>è denso e compatto</strong>, le papille gustative godono nell’assaporarlo e nel sentire di volta in volta i pezzetti di noci, cioccolato, etc.<br />
Insomma il gelato Ben &amp; Jerry ha superato il test a pieni voti. Il motivo? L’<strong>alta qualità degli ingredienti</strong>. Panna (dal 25 al 27%) e latte provengono da allevamenti (del Vermont e 460 in Olanda) dove non si utilizzano ormoni e l<strong>e mucche sono nutrite con cibo sano, genuino e naturale</strong>; le uova arrivano da  <strong>galline allevate a terra</strong>; e gran parte degli ingredienti, nel caso del Chunky Monkey, sia le banane da cui si estrae la purea, che lo zucchero e il cacao (43% del prodotto secco quindi), sono <strong>certificati Fairtrade</strong>, l’unico standard che garantisce, oltre al rispetto delle colture locali, un prezzo equo e stabile ai produttori del Sud del Mondo e un margine aggiuntivo (il Fairtrade premium) da investire in progetti sociali e sanitari per le comunità. I  &#8221;brownies&#8221; inoltre arrivano dalla Greyston Bakery di New York che forma e offre consulenza ai senzatetto.<br />
<strong>Ben Cohen e Jerry Greenfield</strong>, i due fondatori del marchio americano (oggi dell’Unilever anche se Cohen e Greenfield continuano ad occuparsene), sin dagli inizi si sono impegnati a salvaguardare l’ambiente e il lavoro degli allevatori locali attenti alla salute degli animali e degli agricoltori biologici. <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/BenJerrys-Chunky-Monkey-r1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8071" title="Ben&amp;Jerry's Chunky Monkey r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/BenJerrys-Chunky-Monkey-r1.jpg" alt="" width="318" height="350" /></a>Basta andare sul loro sito per rendersene conto: <strong>utilizzano i prodotti di scarto per produrre energia</strong>; i contenitori sono in cellulosa proveniente da <strong>foreste gestite in modo sostenibile</strong>, e sono certificati dal Forest Stewardship Council; gli imballaggi sono di carta non sbiancata; la cabina refrigeratrice in azienda utilizza<strong> una tecnologia di raffreddamento termoacustica</strong>: l’energia proviene dalle onde sonore e non ha impatto sul buco dell’ozono.<br />
Complimenti vivissimi dunque. Capita di rado di trovare imprenditori così attenti al benessere globale!</p>
<p>Dove si trovano dunque i gelati B&amp;J? In <strong>oltre 20.000 bar</strong> selezionati in Italia; nei negozi di Firenze e di Mirabilandia e in <strong>decine di supermercati</strong>.<br />
E se volete assaggiarli, gratis, le tappe dello Scoop Tour italiano sono sul <a href="http://www.benjerry.it" target="_blank">sito</a> e sulla pagina <a href="http://www.facebook.com/benjerryitalia" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<p><em>Nicoletta</em></p>
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