La rivoluzione delle Nanoparticelle
Una rivoluzione è in atto e pochi se ne stanno accorgendo. Mentre infatti la maggioranza di noi ha ben presente cosa siano gli OGM, gli organismi geneticamente modificati, pochi ancora hanno idee precise a proposito di nanotecnologie. Eppure ambedue, sia gli OGM che le minuscole particelle delle nanotecnologie, fanno parte dello sviluppo tecnologico che probabilmente cambierà a fondo le caratteristiche di molti prodotti alimentari e non solo. In particolare, l’uso di nanoparticelle è considerato la tecnologia chiave del 21esimo secolo, con 9 billioni di dollari di investimenti annuali per la ricerca nel mondo.
Ecco, per dare un esempio attualissimo, cosa ho appena letto sul rapporto Onu sulle energie rinnovabili: “Tra le sedi di ricerca più importanti, merita una menzione il MIT (Massachusetts Institute of Technology). In questi giorni Sheila Kennedy, ricercatrice e professoressa di architettura presso la prestigiosa università, sta mettendo a punto delle tende in grado di catturare e convertire l’energia solare che attraversa le finestre delle case. Costituite da materiale nanotecnologico flessibile, le tendine possono essere aperte o chiuse come se fossero di stoffa: in posizione distesa, andando a coprire le finestre, i film fotovoltaici che le compongono, appositamente prodotti in laboratorio, catturano i raggi del sole e li trasformano in energia elettrica. Una superficie di 15 metri quadrati può produrre energia sufficiente per il fabbisogno familiare giornaliero.”
Purtroppo, l’uso di nanoparticelle non è regolamentato da leggi e non esiste nessun obbligo di dichiarare la loro presenza sull’etichetta (come accde invece per gli OGM). Viene stimato che attualmente siano presenti sul mercato mondiale alcune centinaia di prodotti che contengono nanoparticelle. Si tratta di un numero approssimativo perché è molto difficile riconoscerle: sono più piccole di 100 nanometri (1 nanometro uguale a un milliardesimo di metro) e hanno caratteristiche particolari, conosciute soltanto agli addetti del settore. Infatti, le nanoparticelle vengono impiegate proprio perché una sostanza cambia le prestazioni se viene ridotta in granuli minuscoli, più piccoli delle molecole. Spesso permettono di raggiungere qualità e prestazioni particolarmente sofisticate.
Per questo motivo, l’impiego delle Nanotecnologie si sta diffondendo in tutti i settori industriali: nanoparticelle sono per esempio presenti in molti prodotti della cosmetica, in tessuti high tech, nell’elettronica, in alcuni materiali da imballaggio, in medicinali, in prodotti per l’agricoltura e per l’allevamento. Due esempi: l’abbigliamento sportivo di nuova generazione che ha caratteristiche antibatteriche (e quindi anti-sudore) viene realizzato con tessuti che contengono nanoparticelle di argento. L’argento è un materiale con forte proprietà antimicrobica, termoregolatrice e antistatica. Le creme solari ad alta protezione invece contengono nanoparticelle di biossido di titanio, un semiconduttore che blocca i raggi ultravioletti.
Fino a pochi anni fa, le creme solari ad alta protezione risultavano essere una soluzione lattea che copriva la pelle con uno strato bianco. Da quando il biossido di titanio viene macinato in nanoparticelle, anche le creme solari ad alta protezione risultano trasparenti e fluidi. Eccezione fanno alcune marche di crene solari ecologiche che non usano nanoparticelle di biossido di titanio e di conseguenza non sono trasparenti.
Al Congresso Mondiale per l’Agricoltura Biologica (IFOAM), tenutosi dal 16 al 20 giugno a Modena, abbiamo presentato il nostro libro Ecoshopping e nell’occasione abbiamo potuto parlare con un esperto del settore, il biologo svizzero Bernhard Speiser, relatore in un workshop intitolato “Nanotecnologie e Produzione Organica”. Due le domande che soprattutto ci interessava fargli:
Le nanoparticelle sono pericolose per l’organismo umano e nuociono l’ambiente?
Il grosso problema è che sappiamo ancora molto poco sull’effetto che potrebbero avere queste minuscole particelle che esistono anche in natura, per esempio invadono l’atmosfera durante l’eruzione di un vulcano. Sappiamo che le nanoparticelle più pericolose per la salute umana sono quelle presenti nell’aria che entrano nell’organismo attraverso la respirazione. Dai polmoni passano nel sangue. Al contrario, le ricerche condotte sull’argento presente nei tessuti e il biossido di titanio delle creme solari, due tipi di nanoparticelle molto diffuse, hanno portato alla conclusione che questi non penetrano nell’organismo se vengono a contatto con pelle sana. Considerando l’impatto sull’ambiente abbiamo constatato che ad ogni lavaggio una parte dell’argento si scioglie nell’acqua, e ormai 15% dell’inquinamento delle acque causato da questo metallo proviene dai tessuti. Ma voglio precisare che siamo davvero all’inizio con le ricerche sull’impatto delle nanoparticelle su ambiente e salute. Sicuramente non è il caso di rifiutare questa tecnologia in toto. Ogni caso va sperimentato e valutato.
L’agricoltura biologica e i prodotti con certificazione ecologica sono privi di nanoparticelle?
Non esiste ancora uno standard comune perché la tecnologia è così nuova e poco conosciuta. Al momento soltanto la Soil Association (un’associazione inglese che promuove e certifica processi produttivi sostenibili) garantisce l’esclusione di nanoparticelle, oltre ad una certificazione austriaca per la cosmetica. Ma stiamo lavorando ad una posizione comune, il workshop che abbiamo tenuto a Modena è un esempio. Così stiamo valutando se accettare imballaggi che contengono nanoparticelle: sarebbe possibile ridurre lo spessore del materiale rinforzandolo appunto con nanoparticelle. Una riduzione del materiale ha un impatto positivo sull’ambiente, ma va valutato il “comportamento” delle nanoparticelle.
Un libro sull’argomento uscito nel 2004 presso Orme Editori: L’invasione delle Nanotecnologie di Niels Boeing
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