La mia Cernobyl si chiama Olja

mag 10, 08 La mia Cernobyl si chiama Olja

Vent’anni fa, nell’aprile del 1986, un incidente alla centrale nucleare di Cernobyl ha causato uno dei più gravi incidenti della storia civile moderna. Ve lo ricordate? Ce lo ricordiamo? Cerchiamo almeno e soprattutto di non dimenticarcelo. Non dimenticare e non far dimenticare è l’obiettivo de libro curato da Lucia Venturi, responsabile scientifico di Legambiente, intitolato Ti ricordi di Cernobyl? (Edizioni Infinito,10 euro). Una raccolta di saggi, testimonianze, racconti su questa tragedia.
Le radiazioni emesse hanno interessato oltre 1500 chilmetri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina, Russia e hanno coinvolto oltre 6 milioni di persone. Ancora oggi 20 milioni di persone sono esposte al rischio di contaminazione. Nel cibo si registrano alte quantità di cesio e sono i bambini, alimentati con cibi inquinati, ad ammalarsi per primi di tumori alla tiroide e ad essere affetti da immunodepressione.

Per me e la mia famiglia Cernobyl è il sorriso della piccola Olja, 8 anni e di un’altra ventina di bambini di Manievici, un paesino lontano centinaia di chilometri da Minsk (la capitale Bielorussa) e lontano anni luce dal nostro ricco e comodo mondo occidentale. Olja è arrivata da noi in un giorno estivo, grazie al progetto solidarietà di Legambiente che ha permesso a migliaia di bambini di soggiornare per uno o più mesi in Italia e “disintossicarsi” almeno un po’ mangiando cibo non contaminato.

Olja è arrivata da noi con in mano un sacchetto di plastica che conteneva un pigiamino, un paio di mutandine, un costume da bagno e un pettine. Era piccola Olja per la sua età, faceva qualche timido sorriso e quando ha parlato al telefono con il suo papà si è messa a piangere per la nostalgia. Mio figlio, 4 anni, era un po’ geloso di quella bimba, ma insieme, pur non parlando la stessa lingua, giocavano e litigavano contendendosi il telecomando.

Olja da noi è andata per la prima volta in bicicletta, è caduta e si è sbucciata un ginocchio. E’ stata al mare per la prima volta, ma ha anche potuto usare un bagno in casa per la prima volta. centrale nucleare Cernobyl E’ andata dal dentista per la prima volta. Ha mangiato la pizza per la prima volta.Il mese, tra mille giochi, feste, pizzate e incontri è corso via velocemente. Gli ultimi giorni siamo anche riusciti a capirci un po’ di più scambiando qualche parola in russo.

Quando se ne è andata Olja ci ha salutati dal finestrino del pullman con un grande sorriso e io mi sono messa a piangere. Mi commuovi ancora adesso mentre ne sto scrivendo.

Cernobyl per noi è Olja; per tante altre famiglie italiane è uno dei tanti bambini che sono diventati un po’ i nostri figli lontani. Cernobyl non la dimentichiamo e non vogliamo un’altra Cernobyl. Non la vogliamo proprio perché noi quello che ha causato l’abbiamo visto negli occhi di quei bambini.

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