Dalla parte delle piante

mag 08, 08 Dalla parte delle piante

Quando pensate a un giardino che idea vi associate? Pensate a prati all’inglese,alberi giganteschi, siepi-sculture? Basta sfogliare qualche rivista specializzate per rimanere stupiti di quello che l’uomo può fare. E la natura? Che ruolo le lasciamo? Di questo si scrivono Pia Pera e Antonio Perazzi nelle lettere che costituiscono il loro “Contro il giardino – Dalla parte delle piante” (Ponte alle Grazie, 13,50 euro): Svopo ultimo: invitare ad osservare le cose con maggior calma, pacatezza, distacco. Non sono contro il giardino tout-court, ma contro chi trasforma la natura in installazione, in oggetto.
Pia Pera è una donna colta, perspicace che da qualche tempo abita nella campagna toscana dove ha scoperto i ritmi dell’orto, delle piante, delle stagioni. Mi è risultata subito simpatica sin dalla prima volta che l’ho incontrata. Pia scrive con passione, crea immagini poetiche e offre spunti di riflessione.
Cito dal libro: “Fare un giardino, in fondo, è un modo di invocare la natura – enunciare una sorta di preghiera in cui si sussurra la speranza di non averla ancora perduta. Per questo non importa quali siano il disegno o le piante scelte, un giardino ci potrà persuadere solo quando trasmetterà sommessa la sensazione che vi vibri una qualche invisibile corda….Chiamiamolo il nostro antico cercare, tra le piante, la vita”.

Antonio Perazzi, paesaggista e botanico, non lo conosco, ma è amico di Pia esototscrivo quello che dice:“Non facciamo più caso a niente, viviamo quotidianamente la mortificazione della natura e ci allontaniamo da qualsiasi dimensione di vita che non sia basata sul cannibalismo, lo sfruttamento coatto, la prepotenza. Dimentichiamo il buonsenso in nome dell’economia… Per fortuna la natura continua a darci altre possibilità, e la vegetazione è così puramente bella da sembrare la materializzazione della pace, perfino quando l’erba nasce tra l’asfalto rotto di un marciapiede, un vigoroso ailanto svetta da una discarica o un rovo si ingoia un’arida sassaia”.
Insomma, il libro è piacevole, per nulla pesante. Anche per chi, come me, non si intende troppo di giardini e di piante. E poi, leggendolo, ci si consola: gli errori li fanno tutti, anche Pia e Antonio che ne sanno più di molti esperti. L’importante è fare con passione, poi ognuno di noi trova la sua strada.

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