Metropoli umane

mag 10, 08 Metropoli umane

Bisogno spasmodico di essere accettati. Estrema dipendenza dagli altri. Necessità di distinguersi, di farsi notare. Tutto questo caratterizza l’uomo contemporaneo. Così come competizione, predominio e necessita di soggiogare gli altri sono le fondamenta di un suo comportamento in generale aggressivo. E’ un’analisi estremamente realistica e lucida (e quindi preoccupante) sugli esseri umani, su cosa li aspetta domani e sull’ambiente che hanno creato quella fatta dallo psicologo Paolo Fuligni e dal geografo urbano Paolo Rognini nel bel volume La metropoli umana (Franco Angeli, 24 euro).

Molto di questo modo di essere del cittadino del terzo millennio è causato dal narcisismo. E il nesso tra narcisismo e consumismo è molto stretto. E quello tra consumismo e sfruttamento dell’ambiente è chiaro. Ecco, in proposito, un pensiero di Alexander Lowen: “Quando la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, quando la notorietà è più ammirata della dignità e quando il successo è più importante del rispetto di sé vuol dire che la cultura stessa sopravvaluta l’immagine, e deve essere ritenuta narcisista”. Parole forti, parole vere e purtroppo attuali.
L’uomo narciso si sente onnipotente, vive esclusivamente nel presente e ha perenne sete di successo. E’ convinto di poter fare ciò ched più gli piace e che la Terra è a sua disposizione per i suoi interessi. Da qui il sovrasfruttamento delle risorse in un’ottica ottusa e ristretta.
Un’ottica che non può che condurre al conflitto, alla disuguagianza, alla distruzione. Dato che, come scrivono gli autori,”il futuro dell’umanità è dentro le città, anzi, dentro le megalopoli da oltre 10 milioni di abitanti” è necessario adottare strategie di convivenza alternative. Le città, infatti, stanno diventando aree che i grandi cambiamenti climatici promettono di trasformare, essendo costituite al 90% da cemento, in autentici forni. Dove si morirà sempre più di traffico (incidenti e cancro) e di rifiuti. Ridisegnare il modello di vita e di convivenza è dunque urgente. Senza farsi illudere da facili soluzioni. Di facile c’è ben poco.
Un libro catastrofista? No, lo definirei acuto e spinoso. Le spine però si possono togliere e le vie da seguire, come affermano gli autori, esistono. Qualche esempio: fuori dai centri storici i veicoli privati, gli autobus a gasolio e i furgoni, sì ai veicoli elettrici e ai filobus. Basta con gli imballagi superflui e l’oggestistica, stop alle bottiglie in plastica, via al riciclo vero; abbattimento dei rumori come priorità; efficienza idrica e niente piùà sprechi. Ma soprattutto tanti provvedimenti e iniziative per aumentare la socialità, la sicurezza e la cooperazione tra i cittadini che invece stiamo dimenticando. Tanti spazi ludici per i bambini, piazze per incontrarsi e socializzare…
“Non è il know how che manca” concludono gli autori, “quanto piuttosto la capacità di comprendere e la volontà di fare”.

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