Metropoli umane
Bisogno spasmodico di essere accettati. Estrema dipendenza dagli altri. Necessità di distinguersi, di farsi notare. Tutto questo caratterizza l’uomo contemporaneo. Così come competizione, predominio e necessita di soggiogare gli altri sono le fondamenta di un suo comportamento in generale aggressivo. E’ un’analisi estremamente realistica e lucida (e quindi preoccupante) sugli esseri umani, su cosa li aspetta domani e sull’ambiente che hanno creato quella fatta dallo psicologo Paolo Fuligni e dal geografo urbano Paolo Rognini nel bel volume La metropoli umana (Franco Angeli, 24 euro).
Molto di questo modo di essere del cittadino del terzo millennio è causato dal narcisismo. E il nesso tra narcisismo e consumismo è molto stretto. E quello tra consumismo e sfruttamento dell’ambiente è chiaro. Ecco, in proposito, un pensiero di Alexander Lowen: “Quando la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, quando la notorietà è più ammirata della dignità e quando il successo è più importante del rispetto di sé vuol dire che la cultura stessa sopravvaluta l’immagine, e deve essere ritenuta narcisista”. Parole forti, parole vere e purtroppo attuali.
L’uomo narciso si sente onnipotente, vive esclusivamente nel presente e ha perenne sete di successo. E’ convinto di poter fare ciò ched più gli piace e che la Terra è a sua disposizione per i suoi interessi. Da qui il sovrasfruttamento delle risorse in un’ottica ottusa e ristretta.
Un’ottica che non può che condurre al conflitto, alla disuguagianza, alla distruzione. Dato che, come scrivono gli autori,”il futuro dell’umanità è dentro le città, anzi, dentro le megalopoli da oltre 10 milioni di abitanti” è necessario adottare strategie di convivenza alternative. Le città, infatti, stanno diventando aree che i grandi cambiamenti climatici promettono di trasformare, essendo costituite al 90% da cemento, in autentici forni. Dove si morirà sempre più di traffico (incidenti e cancro) e di rifiuti.
Ridisegnare il modello di vita e di convivenza è dunque urgente. Senza farsi illudere da facili soluzioni. Di facile c’è ben poco.
Un libro catastrofista? No, lo definirei acuto e spinoso. Le spine però si possono togliere e le vie da seguire, come affermano gli autori, esistono. Qualche esempio: fuori dai centri storici i veicoli privati, gli autobus a gasolio e i furgoni, sì ai veicoli elettrici e ai filobus. Basta con gli imballagi superflui e l’oggestistica, stop alle bottiglie in plastica, via al riciclo vero; abbattimento dei rumori come priorità; efficienza idrica e niente piùà sprechi. Ma soprattutto tanti provvedimenti e iniziative per aumentare la socialità, la sicurezza e la cooperazione tra i cittadini che invece stiamo dimenticando. Tanti spazi ludici per i bambini, piazze per incontrarsi e socializzare…
“Non è il know how che manca” concludono gli autori, “quanto piuttosto la capacità di comprendere e la volontà di fare”.
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