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	<title>Essere sostenibili &#187; Spesa biologica</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>Test: pizza con farina di kamut</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 05:27:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spesa biologica]]></category>
		<category><![CDATA[almaverde farine]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato sera, mio marito Roberto ha voluto sperimentare la farina biologica di Kamut del Molino Spadoni per la pizzata con i ragazzi e le famiglie che sono venuti con me nel soggiorno- studio a Londra (due settimane davvero impegnative, soprattutto per me, ma fruttuose e divertenti per i sei studenti al seguito). Mi era arrivato [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato sera, mio marito Roberto ha voluto sperimentare la farina biologica di Kamut del <a href="http://www.molinospadoni.it" target="_blank">Molino Spadoni</a> per la pizzata con i ragazzi e le famiglie che sono venuti con me nel soggiorno- studio a Londra<span id="more-6540"></span> <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Almaverde-Bio-Farina-di-Kamut-r1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6542" title="Almaverde Bio Farina di Kamut " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Almaverde-Bio-Farina-di-Kamut-r1.jpg" alt="" width="227" height="292" /></a>(due settimane davvero impegnative, soprattutto per me, ma fruttuose e divertenti per i sei studenti al seguito). Mi era arrivato il comunicato stampa con l’annuncio della commercializzazione, da parte di <a href="http://www.almaverdebio.it" target="_blank"><strong>Almaverde bio</strong></a>, di tre tipologie di farina (biologica di grano tenero tipo “o”, di grano biologico di kamut e biologica integrale macinata a pietra) con il marchio Spadoni. In pratica, acquistando il <strong>Molino Briganti</strong> di Savio di Ravenna, Almaverde bio, può garantire la produzione di farine bio al 100 per cento. Ho chiesto della farina di kamut da testare e così abbiamo fatto la pizza.</p>
<p>Apro una parentesi. Per chi non lo sapesse il <strong>kamut è un cereale </strong>coltivato sin dai tempi dell’Antico Egitto. Rispetto al grano ha un <strong>maggiore contenuto di proteine e sali minerali</strong> (zinco, magnesio e selenio, noto per le sue preziose proprietà antiossidanti); è anche  ricco di amminoacidi, come la lisina, sostanza importante per la crescita e il sistema immunitario.</p>
<p>E veniamo alla pizza: <strong>l’impasto è venuto morbido</strong> ed è ben lievitato. La pasta si è stesa alla perfezione nella teglia e, dopo essere stata guarnita con verdure varie e cotta nel forno a legna, è risultata leggera e fragrante. Tutti hanno notato la differenza con la pizza fatta con la farina di grano tenero (sempre biologica) proposta in precedenza. Insomma un successone. Tra l’altro la farina di kamut si è dimostrata anche <strong>più digeribile</strong>.<br />
Unico neo è il costo. Stando al listino, <strong>2,69 euro per 500 grammi</strong>. Con un chilo di pizza preparata in casa comunque si accontentano 7-8 persone e calcolando anche la spesa per gli altri ingredienti, il prezzo finale risulta alla fine basso per un prodotto di qualità.</p>
<p><em>Nicoletta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La spesa a pizzo zero</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 06:14:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Daniela Gambino è una collega che ha realizzato il dvd &#8220;Storie di resistenza quotidiana&#8221; abbinato ad un libro molto interessante e utile, &#8220;La spesa a pizzo zero&#8221;  scritto dalla ricercatrice di sociologia Francesca Forno per Altreconomia Edizioni Daniela ha anche scritto dei testi inseriti nel volume. Ecco cosa racconta sulla genesi di questi due lavori: [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniela Gambino è una collega che ha realizzato il dvd &#8220;Storie di resistenza quotidiana&#8221; abbinato ad un libro molto interessante e utile, &#8220;La spesa a pizzo zero&#8221;  scritto dalla ricercatrice di sociologia Francesca Forno per <a href="http://www.altreconomia.it" target="_blank">Altreconomia Edizioni</a><span id="more-5823"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cattedrale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5826" title="Palermo, la cattedrale" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cattedrale.jpg" alt="" width="266" height="190" /></a> Daniela ha anche scritto dei testi inseriti nel volume. Ecco  cosa racconta sulla genesi di questi due lavori: &#8220;La prima notte risale al 2004.Parlo della notte degli attacchinaggi, quella in cui Palermo si sveglia con i muri, i pali dell’elettricità, perfino cassonetti della raccolta dell’ immondizia, contrassegnati da un adesivo listato a lutto, sì, proprio con quella grafica lì, che ripropone ossessivamente una frase “<strong>un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità</strong>”. La dignità è un sentimento da salvaguardare radicato nell’animo siciliano, fai ricorso alla dignità nei momenti di bisogno, è un bene ultimo, non a caso si dice “mi è rimasta un po’ di dignità”. Quel “senza dignità” è quasi un affronto. Così come l’onore, sono parole che rimandano a un mondo contadino, antico, ma anche alla terminologia mafiosa. Questo utilizzo diretto è uno scippo bell’e buono, è un messaggio che non lascia adito a fraintendimenti. Da quella notte sono passati sei anni, quelle ore di buio passate a imprimere un segno sulla città segnavano la prima azione pubblica del comitato Addiopizzo. Come tutti i movimenti creati e fatti dalle persone, <strong>Addiopizzo</strong> negli anni è cresciuto, è cambiato, al nucleo centrale si è aggiunto anche un servizio di turismo etico: <strong><em>Addiopizzo Travel</em></strong>.<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/la-spesa-a-pizzo-zero-r1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5832" title="la spesa a pizzo zero r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/la-spesa-a-pizzo-zero-r1.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a></p>
<p>Poi c’è <strong>Libera Terra</strong>, che è un’emanazione di Libera, associazione di nomi e numeri contro le mafie, che lavora sui terreni confiscati ai boss, crea lavora, produce beni alimentari che arrivano sugli scaffali dei supermercati coop.</p>
<p>Questo (e molto) altro viene raccontato nel nostro filmdoc <strong><em>Storie di resistenza quotidiana</em></strong>, con la regia di Paolo Maselli. Intanto dall’altra parte dell’Italia, nello stesso momento, e ormai da anni, la sociologa Francesca Forno, porta avanti la sua ricerca sul consumo critico e su movimenti come <strong>Addiopizzo</strong>, <strong>Libera Terra</strong>. Anche se siamo distanti, anche se non ci eravamo mai visti prima del 2009, lei veneta, io siciliana e Paolo Maselli romano, siamo convinti che il consumo critico è la nuova frontiera contro la mafia. L’incontro è fortuito, complice il promo del filmdoc, pubblicato in rete, scovato alla Forno che ci contatta con una serie di e-mail entusiaste.</p>
<p>Perché dopo la prima azione dell’attacchinaggio i ragazzi di Addiopizzo, alla loro lotta etica e pacifica, applicano il principio del consumo critico, stilano un elenco, poi pubblicato sul <em>Giornale di Sicilia</em>, di aderenti al cosiddetto <strong>circuito Pizzo free</strong>, ovvero commercianti che dichiarano di non pagare il pizzo. Da allora, sul territorio locale, i consumatori sanno di avere un’arma in più, sanno di poter usare i loro acquisti per compiere una scelta, per dire no alla mafia, per non contribuire ad arricchirla, perché se paghi chi paga (il pizzo) foraggi, seppure senza rendertene conto, la mafia. Senza paura.</p>
<p>I ragazzi di Addiopizzo con la loro intuizione, aprono quello che era mancato da sempre: un canale di partecipazione, contro l’immobilismo, la sensazione di “non poter fare nulla”, di essere solo un tassello minimo di un gioco incontrollabile e troppo più grande, una convinzione che ingenera pessimismo. I ragazzi del comitato con la loro azione spiegano alla gente: non è più così, da adesso potete fare la vostra parte, non ci sono rischi, potete farlo anche anonimamente, e sapete come? <strong>Facendo la spesa</strong>, un gesto che ognuno di voi compie ogni giorno. Ogni consumatore fa una sua piccolissima parte, la responsabilità è suddivisa, nessuno diventa un bersaglio.</p>
<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Palermo_mare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5837" title="PALERMO cala rossa" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Palermo_mare-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Alla fine, dopo un anno di ulteriore lavoro (a cui si aggiunge un anno e mezzo di girato nell’Alto Belice Corleonese e a Palermo). Il film e il libro diventano una cosa sola, hanno trovato una loro forma, grazie all’impegno e alla costanza di Francesca Forno e alla casa editrice, sensibile da sempre a questi argomenti, Altreconomia.</p>
<p>Non è facile mettere insieme la varie esperienze e ricerche, centrare il bersaglio, spiegare con parole semplici ed efficaci cosa accade adesso in Sicilia. Come il consumo critico, anche i G.a.s. possono contribuire a creare una economia più pulita e soprattutto etica. Tutto l’impegno è condensato nelle pagine del libro <strong><em>La spesa pizzo zero</em></strong>, in ogni traccia del DVD Storie di resistenza quotidiana, in ogni faccia e in ogni parola, una rivoluzione delle abitudini che costa poco, ha degli effetti tangibili, unisce invece di dividere. Proprio come è successo ai nostri lavori, che viaggiavano paralleli, e adesso sono un libro.</p>
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		<title>Pasqua: uovo bio ed eco</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 05:36:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Pasqua l’uovo non deve mancare. Difficile sottrarsi al rito. Se proprio non possiamo farne a meno comperiamone almeno uno fatto con ingredienti biologici certificati. Come quello prodotto dalla marchigiana Giampaoli. Esteticamente bella a vedersi, la confezione è fatta con carta riciclata così come le etichette e persino l’imballaggio per il trasporto. Le sorprese sono [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Pasqua l’uovo non deve mancare. Difficile sottrarsi al rito. Se proprio non possiamo farne a meno comperiamone almeno uno fatto con ingredienti biologici certificati. Come quello prodotto dalla marchigiana<strong> Giampaoli</strong>. <span id="more-5789"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/uovo-giampaoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5791" title="Uovo di Pasqua bio-eco Giampaoli" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/uovo-giampaoli-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Esteticamente bella a vedersi, la confezione è fatta con <strong>carta riciclata</strong> così come le etichette e persino l’imballaggio per il trasporto. Le <strong>sorprese</strong> sono anch’esse in materiale riciclato così come il <strong>sostegno interno</strong> dell’uovo. Per verificarlo abbiamo aperto una di queste uova in anticipo e vi abbiamo trovato  una scatola di matitine colorate in legno con un libretto con disegni da colorare. Per quanto riguarda <strong>la cioccolata</strong>, sia la pasta di cacao sia lo zucchero di canna sia il burro di cacao sono certificati biologici. Il gusto? Ottimo.<br />
Insomma, un uovo sostenibile, <strong>prodotto in Italia</strong> dal prezzo di 11,90 euro (250 grammi di peso) paragonabile a un uovo Kinder (affatto eco sostenibile) e quindi concorrenziale dati i costi più alti dei materiali impiegati.<br />
Due soli appunti: avrei gradito che fosse dichiarato in etichetta quale ente certifica gli ingredienti; l’ideale sarebbe poi che la carta riciclata fosse stampata con materiali atossici.<br />
Per chi invece ama gli ovetti mignon, ecco <strong>Chico Ovetto</strong>, proposto da Altromercato da qualche tempo ormai. La carta presenta i colori della bandiera della pace e la certificazione Fairtrade attesta che le materie prime provengono dal commercio equo e solidale. Il cacao proviene dalla Cooperativa Conacado (Repubblica Dominicana), lo zucchero dalle cooperative El Arroyense, Montillo e Manduvirà del Paraguay. <strong>NUovo Mondo</strong> è invece la versione più grande, con cioccolato al latte o fondente. Cioccolato biologico dunque e piccole sorprese dell’artigianato dei Paesi in via di Sviluppo: giochi in legno, matite, pupazzi a dita, magneti e divertenti copricapo. Si possono acquistare nelle Botteghe del mondo, costano 1,30 euro l’uno.<br />
Di formato “tradizionale”, con cioccolato al latte e fondente e sorprese equosolidali create in Sri Lanka, India e Colombia, sono le <strong>Uova Solidal Coop</strong>.<br />
Faitrade e Bio sono anche le uova di cioccolato con <strong>il marchio Antica Norba</strong> acquistabili al “Museo del cioccolato” di Norma (Latina), dove è stata ricostruita un’antica fabbrica di cioccolato con macchinari originali, strumenti Maya e confezioni e pubblicità del primo Novecento e distribuite nel Lazio dal Consorzio Spazio Bio e dai Gas, Gruppi di acquisto solidale del circuito Biosolidale e in Sud Tirolo dai Gas collegati a Biokist.<br />
Ad Asti, Torino e dintorni è possibile invece trovare le uova di Pasqua certificate Fairtrade dell’associazione di volontariato <strong>Sole Onlus</strong>. Il ricavato della vendita delle uova andrà a finanziare le attività di formazione ed educazione dell’associazione come la ristrutturare un orfanotrofio a Mepanhira, nel Nord del Mozambico, o finanziare delle borse di studio per i bambini del Burkina Faso.<br />
<em><strong>Nicoletta</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Mangia sano e spendi poco</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 05:24:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spesa biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ possibile mangiare bene, senza andare in bolletta? La risposta è sì. Per riuscirci basta seguire le indicazioni chela nutrizionista Michela Trevisan ha messo nel suo ultimo libro “Mangia sano e spendi poco” (Terra Nuova edizioni). Il segreto per riuscirci sta in un minimo di educazione alimentare e al consumo. Altrimenti, scrive l’autrice “si è [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ possibile mangiare bene, senza andare in bolletta? La risposta è sì. Per riuscirci basta seguire le indicazioni chela nutrizionista Michela Trevisan ha messo nel suo ultimo libro “<span style="text-decoration: underline;">Mangia sano e spendi poco</span>” (Terra Nuova edizioni). <span id="more-5584"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/VERDURE.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5586" title="VERDURE da wakeupnews" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/VERDURE-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>Il segreto per riuscirci sta in un minimo di <strong>educazione alimentare e al consumo</strong>. Altrimenti, scrive l’autrice “si è portati ad acquistare cibi confezionati, molti dei quali sono privi di sapori autentici e valore nutrizionale: vere e proprie <strong>bombe a orologeria</strong> per la nostra salute”! Quando infatti facciamo la spesa e ci limitiamo a valutare solo il prezzo la nostra analisi è limitata. “Non consideriamo infatti che il cibo poco sano” continua Trevisan, “<strong>predispone alle malattie</strong>, fa perdere giornate di lavoro ( e di vita), costringe a spese mediche. Senza contare che i cibi convenzionali spesso danneggiano l’ambiente con imballaggi eccessivi e per la loro produzione vengono utilizzati pesticidi, conservanti, etc”.<br />
Attenzione quindi ai <strong>cibi precotti, poveri di nutrienti</strong> preventivi (fibre, minerali, vitamine, grassi omega 3) e ricchi di nutrienti dannosi (carboidrati raffinati, sale e grassi di bassa qualità).  Michela Trevisan spiega anche <strong>dove fare acquisti</strong>, prediligendo i Gas (Gruppi d’acquisto solidale) e i mercati locali. E, per risparmiare tempo, quali cotture preferire. E come organizzarsi in cucina. In fondo al volume ci sono poi un centinaio di ricette a cura di <strong>Elena Moro</strong>. Per ognuna, oltre al grado di difficoltà, al tempo necessario per prepararla, è indicato il <strong>costo a porzione.</strong> In genere molto contenuto.</p>
<p><em><strong>NIcoletta</strong></em></p>
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		<title>Solidale italiano: era ora!</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 05:08:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi l’ha detto che il commercio equo deve essere legato solamente ai Paesi del Sud del mondo? Dopo una fase di sperimentazione ora parte finalmente anche quello made in Italy. Grazie a Solidale Italiano, una linea di alimenti proposta da Altromercato con la cooperativa milanese Chico Mendes. Biscotti, mandorle, olio, limoncello, olive, cereali e legumi. [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi l’ha detto che il commercio equo deve essere legato solamente ai Paesi del Sud del mondo? Dopo una fase di sperimentazione ora parte finalmente anche quello made in Italy. Grazie a <strong><em>Solidale Italiano</em></strong>, <span id="more-5458"></span>una linea di alimenti proposta da <a href="http://www.altromercato.it" target="_blank">Altromercato</a> con la cooperativa milanese Chico Mendes<strong>.</strong> Biscotti, mandorle, olio, limoncello, olive, cereali e legumi. Buona parte delle materie prime sono coltivate su <strong>terreni confiscati alla mafia</strong>. A provvedere al confezionamento e alla preparazione soprattutto dei dolci sono poi <strong>i detenuti </strong>di alcune carceri riuniti in cooperative sociali e retribuiti con regolare contratto.<br />
Ma come sono questi prodotti? Abbiamo assaggiato, per esempio, <strong>le “polentine “ e i “damotti”</strong> preparati nel carcere di Verbania: invitanti e delicati come i biscotti di pasticceria, si rifanno alle ricette della tradizione locale, conservandone la semplicità e il sapore genuino. L’ottimo limoncello e le croccanti mandorle tostate provengono invece dalle carceri siciliane, dove vengono realizzati con ingredienti naturali e di derivazione locale. Insomma, prodotti davvero buoni tra l’altro ottenuti da materie prime spesso certificate biologiche e di origine italiana.<br />
Per quanto poi riguarda <strong>il prezzo</strong>, ci sembra importante sottolineare come <em>Solidale Italiano</em> sia riuscito a conciliare la qualità di una produzione interamente artigianale con l’esigenza di proporre al pubblico costi contenuti, anche se lievemente superiori rispetto a quelli delle altre linee di prodotti equo solidali Altromercato. Il costo dei prodotti da forno, infatti, è di circa 4 euro alla confezione (250 gr), mentre le mandorle tostate vengono proposte a 3 euro (100 gr).<br />
<span style="text-decoration: underline;">Le prime carceri</span> ad aver aderito all’iniziativa di sviluppo e recupero sociale sono state quelle di <strong>Verbania, Saluzzo, Terni, Trani e Siracusa</strong>. Ogni cooperativa di detenuti si è perfezionata nel realizzare specialità culinarie tipiche della tradizione locale: in Umbria, per esempio, vengono prodotti i “tozzetti”, gustosi biscotti simili ai cantucci; dalla Puglia provengono diversi tipi di taralli, mentre i laboratori siciliani creano dolci di pasticceria partendo dalle mandorle da agricoltura biologica.<br />
«Con questa iniziativa ci siamo proposti di intervenire in quei contesti di difficoltà e disagio sociale presenti in Italia e troppo spesso dimenticati, come appunto quello delle carceri» ha detto Rudi Dalvai, fondatore del consorzio Altromercato. «Al momento il progetto si limita ai prodotti alimentari, ma ben presto saremo in grado di sviluppare anche una <strong>linea di oggettistica artigianale</strong>».</p>
<p>A partire dalla prossima settimana tutti gli articoli della linea <strong><em>Solidale Italiano</em></strong> potranno essere acquistati nelle <a href="http://www.altromercato.it" target="_blank">Botteghe del Mondo</a>.</p>
<p><strong><em>Rossella Bulla</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 04:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giusto giovannetti]]></category>
		<category><![CDATA[micorrize]]></category>
		<category><![CDATA[micosat]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama “Micosat F” ed è stato votato “Innovazione dell&#8217;anno 2010” da 1200 aziende agricole italiane. E&#8217; un prodotto utilizzato sia nell&#8217;agricoltura tradizionale che in quella biologica e che, applicato all&#8217;apparato radicale e sulle foglie, incrementa lo sviluppo delle piante e ne aumenta le capacità di difesa naturale. Senza dover ricorrere quindi a pesticidi e [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama “Micosat F” ed è stato votato “Innovazione dell&#8217;anno 2010” da 1200 aziende agricole italiane. E&#8217; un prodotto utilizzato sia nell&#8217;agricoltura tradizionale che in quella biologica e che,<span id="more-5332"></span> applicato all&#8217;apparato radicale e sulle foglie, incrementa lo sviluppo delle piante e ne aumenta le capacità di difesa naturale.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Senza dover ricorrere quindi a pesticidi </span>e altre sostanze tossiche ortaggi, frutta, cereali crescono sani, robusti e più ricchi di antiossidante e vitamine. Il segreto? Aiutare la natura a difendersi in modo naturale e cioè grazie a consorzi di microrganismi tra cui batteri del suolo e funghi “micorrizici” in gradodi <span style="text-decoration: underline;">vivere in simbiosi</span> con molte piante. “Padre” di Micosat F è il biologo <span style="text-decoration: underline;">Giusto Giovannetti </span>(nella foto) con la sua azienda-laboratorio, la CCS  Aosta S.r.l. Gli agricoltori che hanno provato a difendere le loro coltivazioni in questo modo hanno ottenuto risultati stupefacenti senza (cosa non da poco) mettere a rischio la loro salute e quella dei consumatori finali.<br />
Quanti terreni sono micorrizati ad oggi in Italia? Ecco qualche dato: circa <span style="text-decoration: underline;">il 10 per cento della superficie a mais</span> in Piemonte (circa 20 mila ettari); <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;80 per cento dei nuovi impianti a frutta </span>in Emilia Romagna; il 50 per cento dei terreni destinati alle insalate biologiche. Da tre anni è partita la sperimentazione per i vigneti su <span style="text-decoration: underline;">2 mila ettari di vitigni </span>in Toscana, Lombardia e Campania e dall&#8217;anno prossimo incomincerà la vendita di un prodotto specifico. Micosat F è efficace, tra gli altri, <span style="text-decoration: underline;">contro la mosca dell&#8217;ulivo</span> e circa un migliaio di ettari di olive tagiasche, in Liguria, sono così trattate.<br />
Insomma sicuramente molti di noi hanno mangiato prodotti biologici micorrizati senza rendersene conto. E ne consumeremo sempre di più perché le superfici agricole “micorrizate” per fortuna sono <span style="text-decoration: underline;">in costante aumento</span>.<br />
Il motivo è semplice: le micorrize costano molto meno dei fitofarmaci e quindi utilizzandole gli agricoltori oltre a guadagnarne in salute guadagnano anche più denaro. Non ultimo, ortaggi, frutta, cerali e legumi hanno una <span style="text-decoration: underline;">maggiore conservabilità</span> (resistono più tempo freschi e croccanti sugli scaffali dei negozi), una migliore qualità e una migliore salubrità. Secondo recenti analisi risulta, infatti, per fare qualche esempio, che la quantità di <span style="text-decoration: underline;"> antiossidanti</span> presenti nel vino da uva micorrizata è del <span style="text-decoration: underline;">30 per cento superiore </span>a quella ricavata da vitigni difesi con i pesticidi mentre per l&#8217;olio extravergine da olive micorrizate la percentuale di antiossidanti è addirittura del <span style="text-decoration: underline;">40% in più</span> rispetto alle colture difese con i fitofarmaci chimici.</p>
<p><em><strong>Nicoletta</strong></em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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