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	<title>Essere sostenibili &#187; Personaggi</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>Martin Halsey e la Sana Gola</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 06:20:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Sana Gola è una Scuola di cucina con Ristorante Macro-Bio-Vegan, con sede a Milano, che da 16 anni si occupa di diffondere la cultura dell’alimentazione sana in Italia attraverso corsi, conferenze, proposte di risporazione. Abbiamo intervistato il suo fondatore Martin Halsey, biologo e nutrizionista. Martin, qual è la vostra “filosofia” di vita? “Per stare [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.lasanagola.com" target="_blank">Sana Gola</a> è una <a href="http://www.lasanagola.com/template.php?pag=18023" target="_BLANK㶸웻〫苘氐罘⩈윉〫">Scuola di cucina</a> con <a href="http://www.lasanagola.com/template.php?pag=27468" target="_BLANK㶸웻〫苘氐罘⩈윉〫꿔Ôᘰ罘罨Ӝℌ">Ristorante</a> Macro-Bio-Vegan, con sede a Milano, che da 16 anni si occupa di diffondere la cultura dell’alimentazione sana in Italia attraverso corsi, conferenze, proposte di risporazione. <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/martin-halsey.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6697" title="martin halsey" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/martin-halsey-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Abbiamo intervistato il suo fondatore Martin Halsey, biologo e nutrizionista.</p>
<p><strong>Martin, qual è la vostra “filosofia” di vita?</strong><br />
“Per stare bene sia dal punto di vista fisico sia psicologico occorre tornare ad alimentarsi come facevamo prima delle rivoluzione industriale quando la maggior parte dei cibi non erano raffinati e non si mangiava troppo come si fa oggi. La macrobiotica dà insegnamenti fondamentali in proposito, è importante consumare cibi semplici, non raffinati, evitare gli zuccheri (anche le bevande zuccherate) e i grassi, limitare le proteine animali. Se si seguono queste semplici regole di vita alimentare si possono risolvere anche gravi problemi di salute come il diabete, la psoriasi, l’artrite…</p>
<p><strong>Qual è il segreto per riuscire a seguire questo stile alimentare?</strong><br />
“La volontà di “cambiare” è il principio sul quale si basa tutta questa filosofia, si può  seguire questo stile per motivi di salute o per ideologia (per esempio si è contrari all’uccisione degli animali <em>n.d.r</em>.), ma la motivazione è comunque l’elemento più importante…I benefici evidenti poi aiutano a mantenere lo stile alimentare che proponiamo…</p>
<p><strong>Avete anche aperto un ristorante, come sta andando?</strong><br />
“In 16 anni abbiamo cambiato 4 sedi, ingrandendo sempre di più lo spazio dedicato al ristorante…Durante la settimana organizziamo anche diverse iniziative gastronomiche per i nostri clienti. Oltre ai pranzi, proponiamo l’ Happy Buffet al venerdì sera, la cena etnica al sabato sera e il brunch biologico domenicale dalle 12 alle 15. Ogni settimana mettiamo online il nostro menù per invitare alla degustazione.<br />
<strong><br />
Avete intenzione di portare La Sana Gola in altre città?</strong><br />
“Molti dei nostri cuochi diplomati (circa 10 mila ad oggi <em>n.d.r</em>.) hanno deciso di aprire centri indipendenti. Un esempio è la gastronomia  “Mangiar Sano” creata da Antonella e Luciana a Crema: cucinando piatti sfiziosi invitano le persone a provare alimenti e abbinamenti nuovi in tavola. Con l’inizio del 2012 proporremo dei corsi anche Roma, ospitati da alcuni  nostri fans, scoperti anche grazie alla <a href="http://it-it.facebook.com/pages/La-Sana-Gola/19914139948" target="_BLANK㶸웻〫苘氐罘⩈윉〫꿔Ôᘰ罘罨Ӝℌ">pagina facebook</a> della Sana Gola.”</p>
<p><em>Silvia</em></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Riccardo Carnovalini, ecoviaggiatore</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 05:42:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Professione ecoviaggiatore. E fotografo.Da più di trent’anni. E’ questo in sintesi l’identikit di Riccardo Carnovalini che, camminando in lungo e in largo, ha avuto l’opportunità di vedere e scoprire un’Italia unica. Paesaggi di ieri e di oggi, paesaggi scomparsi e paesaggi che rischiano di scomparire. Ma anche scenari da sogno protetti e salvaguardati. Cosa l’ha [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Professione ecoviaggiatore. E fotografo.Da più di trent’anni. E’ questo in sintesi l’identikit di <a href="http://www.paesaggioitaliano.it/indice2_3f.htm">Riccardo Carnovalini</a> che, camminando in lungo e in largo, ha avuto l’opportunità di vedere e scoprire un’Italia unica. <span id="more-6766"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Riccardo-Carnovalini-ok.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6773" title="Riccardo Carnovalini " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Riccardo-Carnovalini-ok-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Paesaggi di ieri e di oggi, paesaggi scomparsi e paesaggi che rischiano di scomparire. Ma anche scenari da sogno protetti e salvaguardati.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Cosa l’ha spinta a diventare ecoviaggiatore?</strong><br />
Il motore di tutto è stata la curiosità, la voglia di conoscere cosa c’è “oltre”, unita alla passione per la natura e per il territorio, soprattutto quello italiano. Provo amarezza per la mancanza di curiosità da parte dei cittadini verso i paesaggi delle proprie terre e quindi, con il mio lavoro, cerco di suscitarla.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Come sono cambiati il territorio italiano e i suoi abitanti?</strong><br />
In Italia ciò che l’uomo non ha toccato si è “salvato”. Le coste sono state molto compromesse. A seguito di edificazioni selvagge soffrono di erosione e si accorciano sempre più. Un esempio eclatante è la Liguria. Anche l’abbandono e lo spopolamento della campagna e della montagna hanno determinato problemi ambientali. A differenza degli anni 90, oggi però c’è un maggiore interesse verso il territorio, come del resto si era verificato negli anni 80 con la nascita di alcune associazioni ambientaliste.</p>
<p><strong>Quali comportamenti adotta per contribuire alla salvaguardia della natura?</strong><br />
Mi sposto a piedi o in bicicletta, anche per andare a fare la spesa. E in casa uso ogni risorsa con consapevolezza e parsimonia, sia che si tratti di acqua o di energia elettrica.</p>
<p><strong>Qual è il suo itinerario preferito?</strong><br />
E’ come chiedere a una madre di scegliere fra i suoi figli…Ogni viaggio è come una creatura: unica e meravigliosa. Nasce studiando il percorso a tavolino nei minimi dettagli e quindi si parte! Spesso le aspettative non corrispondono alla realtà, ma questo non è negativo perché si scopre sempre qualcosa di nuovo.</p>
<p><strong>Come è possibile trasformare la passione per la natura in lavoro?</strong><br />
Bisogna accumulare competenze e diversificare. All’inizio facevo soltanto il fotografo naturalista, poi ho cominciato anche a scrivere articoli  e libri; in seguito sono diventato anche guida ambientale escursionistica. Esistono inoltre concorsi per diventare guardiaparco e per prepararsi, acquisire una formazione scientifica/forestale aiuta di sicuro. Infine, alcuni progetti di tutela ambientale sono finanziati da enti e associazioni e quindi si viene pagati per realizzarli. Un esempio? <a href="http://www.camminamare.eu/">Camminamare</a> un progetto per portare la gente a camminare nel triangolo Genova-Milano-Torino.</p>
<p><strong>Qualche consiglio per chi ama camminare come lei?</strong><br />
“Pensa e organizza il TUO viaggio! Il cammino deve produrre un cortocircuito: bisogna generare curiosità in chi ti vede, magari, in posti insoliti dove in genere nessuno arriva camminando, magari lungo i fiumi. Meglio incominciare dal proprio territorio e poi allargare il raggio d’azione.</p>
<p><em>Silvia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Patagonia&#8217;s Story</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ho saputo che il libro scritto da Yvon Chouinard, fondatore e proprietario di Patagonia era stato tradotto in italiano ne ho chiesta una copia. Mi incuriosiva saperne di più su questa persona che aveva creato l’azienda che realizza i miei capi di abbigliamento preferiti: sportivi, pratici, dalle linea e semplici e eleganti allo stesso [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho saputo che il libro scritto da Yvon Chouinard, fondatore e proprietario di Patagonia era stato tradotto in italiano ne ho chiesta una copia. Mi incuriosiva saperne di più su questa persona che aveva creato l’azienda che realizza i miei capi di abbigliamento preferiti: sportivi, pratici, dalle linea e semplici e eleganti allo stesso tempo. E prodotti con processi e sistemi sempre più rispettosi dell’ambiente partendo per esempio da cotone organico o da fibre in poliestere riciclabili. <span id="more-2620"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2621" title="Al centro, con la &quot;S&quot;, Chouinard" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/gruppo-più-vicino-r-300x209.jpg" alt="Al centro, con la &quot;S&quot;, Chouinard" width="300" height="209" />Tinti con colori meno inquinanti e infine quasi tutti riciclabili nuovamente.</p>
<p>Tra l&#8217;altro l&#8217;azienda ha appena ricevuto il premio Ispo “<em>Eco Responsibility Award”</em>, nella categoria tessile, con il pile da donna W’s R3 Hi-Loft ( vedi foto sotto). I criteri di valutazione hanno riguardato il contenuto ecologico del prodotto, così come la sostenibilità del processo produttivo e logistico impiegato, la cultura aziendale e l’applicazione della Corporate Social Responsibility.</p>
<p>Il titolo del libro è abbastanza emblematico. “Let my people go surfing” (Vivalda Editori, 20 euro), e non è stato, credo, volutamente tradotto. E’ un testo stampato su carta FSC, di medio formato,scritto fitto fitto,con foto in bianco e nero storiche e spettacolari immagini più recenti. Rispecchia lo spirito e i voleri del suo autore Yvon Chouinard, un uomo comune e straordinario allo stesso tempo.</p>
<p>Un uomo che ha realizzato i suoi sogni rimanendo semplice nel suo modo di pensare e di agire. E forse questa semplicità e la sua coerenza sono state la chiave del suo successo.</p>
<p>La prima parte del libro racconta la sua storia e di come è nata prima la sua azienda di materiale per l’arrampicata (da appassionato decise di realizzare la miglior attrezzatura possibile per scalare dirupi e pareti e poi di venderla anche agli altri) e quindi il marchio Patagonia per produrre capi d’abbigliamento più adatti ad arrampicare e, in generale, per stare all’aperto facendo o meno attività sportiva.<img class="alignright size-full wp-image-2657" title="untitled" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/copertina-patagonia-ridotta.jpg" alt="untitled" width="142" height="200" /></p>
<p>Un racconto tipico americano,di un self made man, di un ragazzo che, tra alti e bassi, crea quello che gli piace e gli serve per divertirsi. Senza curarsi troppo dei guadagni, cercando di ricavare quello che gli serve per vivere e sperimentare, circondandosi di collaboratori che vengono come lui dal mondo dello sport e sono in sintonia con il suo modo di pensare e di fare. Maturando, anno dopo anno, un attaccamento sempre più forte per la natura e per l’ambiente che dà loro la gioia di vivere e che, si accorgono, è sempre più in pericolo a causa dell’uomo.</p>
<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/W-R3-HiLoft-Hoody-300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3127" title="pile da donna in polartec per cui Patagonia ha ricevuto il premio ISPO " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/W-R3-HiLoft-Hoody-300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a>La seconda parte del libro è ancora più significativa perché unica nel suo genere. Spiega perchè e come Patagonia, facendo scelte giuste, è arrivata ad un tipo di commercio sano e redditizio. Il sogno di Chouinard non è mai stato quello tipico americano di arricchirsi velocemente vendendo la sua azienda al miglior offerente nel più breve tempo possibile. Vuole che la sua azienda giochi un ruolo nella nostra società, diventi un punto di riferimento, un modello etico cui fare riferimento. Perché la gente ha bisogno di punti di riferimento positivi, di aggregarsi, di assumersi le proprie responsabilità.</p>
<p>Patagonia, si scopre leggendo, è volutamente un covo di idealisti ( ogni dipendente ha diritto fino a due mesi di aspettativa retribuita per occuparsi di cause ambientali).</p>
<p>Persone che cercano di mettere in pratica le loro aspirazioni di business rispettoso dell’ambiente, cioè del patrimonio comune da preservare per le generazioni future. Il primo passo da fare? Assumersi le responsabilità dei danni che provochiamo con le nostre attività. Chouinard nel 2001 ha fondato l’organizzazione “1% for the Planet! Formata da imprese impegnate a donare almeno l’1% delle proprie vendite a favore di azioni concrete per proteggere e risanare l’ambiente naturale.</p>
<p>Chouinard in prima persona, sua moglie Malinda, il suo staff, “fanno tutti i giorni i compiti”: provano, tentano di trovare la via migliore anche se sono consapevoli che probabilmente non riusciranno mai a produrre capi del tutto sostenibili e non dannosi per l’ambiente. Ogni dipendente è responsabile del cambiamento cui punta l’azienda. Ogni dipendente ha la libertà di “andare a fare surf” se gli va, ma sa che ha un lavoro da svolgere e poi lo svolge. Per permettere anche ad altri di continuare, in futuro, a cavalcare le onde.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Stilisti eco a Cittadellarte</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La moda è pura immagine e ha ben poco a che fare con la sostenibilità: questo il concetto che Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, ha chiarito per prima cosa mentre presentava gli 11 stilisti che, durante un workshop alla Fondazione Cittadellarte,  hanno creato capi d&#8217;abbigliamento con tessuti ecologici provenienti dalle fabbriche del Biellese. &#8220;Ma in futuro possiamo invitare i [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La moda è pura immagine e ha ben poco a che fare con la sostenibilità: questo il concetto che Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, ha chiarito per prima cosa mentre presentava gli 11 stilisti che, durante un workshop alla<a href="http://www.cittadellarte.it/" target="_blank"> Fondazione Cittadellarte</a>,  hanno creato capi d&#8217;abbigliamento con tessuti ecologici provenienti dalle fabbriche del Biellese. &#8220;Ma in futuro possiamo invitare i nostri lettori a gettare un sguardo dietro le quinte.&#8221;  E lì, dietro le quinte, le cose da scoprire non sono proprio esaltanti. Lo dimostrano proprio in questi giorni le cronache che riferiscono la morte per cancro di 40 operai di una tintoria tessile calabrese, mentre altri sessanta sono ancora vivi, ma malati. <span id="more-2373"></span></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2397" title="048" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/0481-300x202.jpg" alt="048" width="300" height="202" />L&#8217;industria del tessile figura infatti tra le più inquinanti in assoluto. Le cause? Il massiccio uso di pesticidi durante la coltivazione del cotone, i processi di sbiancamento delle fibre naturali e infine la coloritura di filati e tessuti.<br />
In questo blog e <a href="http://www.ibs.it/code/9788820045494/imwinkelried-rita/ecoshopping-idee-indirizzi" target="_blank">nel libro <em>Ecoshopping</em></a> abbiamo parlato spesso di produttori di abbigliamento ecologico. Mai però si è presentata l&#8217;occasione di veder coinvolto il mondo dell&#8217;alta moda e poche volte quello dell&#8217;industria tessile. ma questo si è verificato grazie all&#8217;artista <a href="http://www.pistoletto.it/" target="_blank">Michelangelo Pistoletto</a>, diventato famoso negli anni &#8217;70 come esponente dell&#8217;Arte Povera. Questa corrente artistica ha avuto un grande successo in Europa e negli Usa e Pistoletto è presente con sue opere nelle maggiori collezioni di arte moderna e contemporanea.<br />
All&#8217;inizio degli anni &#8217;90 ha acquistato un ex lanificio di Biella e vi ha stabilito il centro di un suo progetto, Cittadellarte, che prevede l&#8217;attività artistica come un operare &#8221;allargato&#8221; nella società. Infatti oggi, oltre a operare come artista individuale, Pistoletto si sta impegnando<img class="alignright size-medium wp-image-2400" title="018" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/0181-300x275.jpg" alt="018" width="300" height="275" /> anche nella Fondazione Cittadellarte. Gli eventi, workshops, incontri e attività che vi hanno luogo sono pensati per favorire &#8220;una responsabile trasformazione della società&#8221;. E proprio l&#8217;ecologia e la cura dell&#8217;ambiente sono argomenti importanti per la fondazione. </p>
<p>Così durante l&#8217;estate appena passata 11 giovani stilisti hanno lavorato con tessuti come: viscosa/carbone/bambù e cotone/carta di Ermengildo Zegna, cotone biologico 100% del lanificio Subalpino, carta riciclata/seta del lanificio F.lli Cerruti, lana 100% biologica di Zegna Baruffa Lane Borgosesia, seta ecologica di Tessitura Ubertino, ecc. Per ogni tessuto è stato indicato il colore e la sua provenienza, spesso questo è beige, grigio, azzurrino, insomma, dei non-colori che non necessitano tinture tossiche.</p>
<p>Nella splendida location di Cittadellarte questi capi in tessuti ecologici hanno avuto, grazie a Michelangelo Pistoletto, un&#8217;importante platea e visibilità presso un pubblico che non è abituato a valutare l&#8217;abbigliamento secondo le caratteristiche ecologiche.</p>
<p>E&#8217; possibile visitare questi capi d&#8217;abbigliamento nella fondazione Cittadellarte a Biella fino a febbraio. Orari e indirizzo si trovano cliccando <a href="http://www.cittadellarte.it/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggi: i timori di Leo Hickman</title>
		<link>http://www.esseresostenibili.it/ambiente/viaggi-i-timori-di-leo-hickman/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 09:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Le mete che tutti cercano per lasciarsi alle spalle routine e stress? Luoghi incontaminati, misteriosi, affascinanti dove grogiolarsi al sole. la ricetta ideale per stare bene dunque è un bel viaggio. Ma viaggiare fa davvero bene alla salute e, soprattutto all&#8217;ambiente? Il giornalista inglese Leo Hickam nutre qualche dubbio in proposito. E lo esterna. Nella [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le mete che tutti cercano per lasciarsi alle spalle routine e stress? Luoghi incontaminati, misteriosi, affascinanti dove grogiolarsi al sole. la ricetta ideale per stare bene dunque è un bel viaggio. Ma viaggiare fa davvero bene alla salute e, soprattutto all&#8217;ambiente? Il giornalista inglese Leo Hickam nutre qualche dubbio in proposito. E lo esterna. Nella sua rubrica Ethical Living sul quotidiano The Guardian e nel suo libro. <em>Ultima chiamata</em> (Ponte alle Grazie)<span id="more-123"></span> <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/Hickman_Ultima chiamata.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/Hickman_Ultima chiamata.jpg" alt="" width="150" /></a>– un viaggio alla ricerca dei veri costi delle nostre vacanze nelle località più note e rinomate del mondo. Hickman è stato a Milano e gli abbiamo rivolto alcune domande:<a title="foto Linda Nylind" href="http://www.bioblog.eu/wp-content/uploads/2008/03/hickman-2-photo-by-linda-nylind.jpg"><img class="alignright" style="float: right;" title="foto Linda Nylind" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/Hickman2.jpg" alt="foto Linda Nylind" width="180" align="right" /></a></p>
<p><strong>Qual è stato il Paese che l&#8217;ha più sconvolto nel suo viaggio?</strong><br />
La Thailandia. Dovere intervistare prostitute o piccoli schiavi del lavoro minorile è stata un esperienza dura. I danni del turismo in questo paese sono davvero peggiori di quanto mi aspettassi.<br />
<strong>Pensava che la situazione fosse così grave?</strong><br />
Non così grave. D&#8217;altronde ho scelto la Thailandia perché mi consentiva di analizzare almeno tre forme di turismo: quello delle avanguardie, dei saccopelisti, quello sessuale e il turismo di massa. Ma il degrado della situazione mi ha molto colpito.<br />
<strong>Quali sono i Paesi ormai senza chances?<br />
</strong>Non parlerei di interi paesi, piuttosto di località ormai devastate, perdute: Cancun in Messico, ad esempio, oppure alcune zone della Spagna, come Benidorm, credo davvero che abbiano passato il punto di non ritorno.<br />
<strong>Quali località salverebbe, a tutti i costi?<br />
</strong>Naturalmente è necessario fare sforzi su tutti i fronti, ma se proprio dovessi porre delle priorità ci sono luoghi che vieterei completamente al turismo. Penso a paesaggi meravigliosi ma dagli equilibri molto delicati, come l&#8217;Antartica. Purtroppo anche questi luoghi stanno per divenire mete turistiche e questo li condanna a una fine quasi certa.<br />
<strong>E&#8217; giusto parlare di turismo prima e dopo l&#8217;avvento dei viaggi low cost?<img style="float: left;" title="aereo-ryanair.jpg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/areo_Ryanair.jpg" alt="areo-ryanair" width="140" /><br />
</strong>Sì, certo, l&#8217;introduzione dei voli low cost ha aperto un capitolo completamente nuovo del turismo, trasformandone l&#8217;essenza e l&#8217;impatto in maniera radicale. La cosiddetta liberalizzazione dei cieli (introdotta dall&#8217;Unione Europea a metà degli anni 90) ha aperto i mercati dei voli turistici. Ma questa democratizzazione ha prodotto e sta producendo enormi danni ambientali.<br />
<strong>E&#8217; davvero praticabile la soluzione della Lotteria che viene suggerita nel suo libro: estrarre ogni anno un certo numero di nomi di persone e permettere soltanto a loro di raggiungere una certa meta? C&#8217;è una</strong> <strong>via o più vie di scampo praticabili?<a title="venezia-gondole.jpg" href="http://www.bioblog.eu/wp-content/uploads/2008/03/venezia-gondole.jpg"><img style="float: right;" title="venezia-gondole.jpg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/venezia_gondole.jpg" alt="venezia-gondole.jpg" width="150" height="100" /></a><br />
</strong>Nessuno ha provato la soluzione della lotteria, finora. Eppure per alcune mete (penso a Venezia, al Machu Pichu, le Maldive), che soffrono di un numero eccessivo di turisti tale da minacciare la loro stessa esistenza, la cosa potrebbe funzionare. Tuttavia è una misura che devono decidere i governi locali, non può essere imposta ma deve essere adottata consapevolmente.<br />
Altre soluzioni sono la nascita di un mercato equo e solidale, analogo a quello dei prodotti alimentari, per gli hotel, in modo che il turista possa scegliere strutture i cui profitti vadano realmente alle popolazioni locali e non tornino subito indietro a rimpinguare i capitali delle grandi multinazionali.</p>
<p>Inoltre è necessario che i turisti siano informati il più possibile sulle mete che visitino. Credo infatti che una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni può aiutare a fare le scelte più giuste. Dunque documentarsi è davvero necessario.<strong><br />
Si riuscirà davvero ad arginare l&#8217;onda d&#8217;urto dei turisti cinesi e asiatici in generale?<br />
</strong>Non trovo giusto fermare i turisti asiatici. Hanno il nostro stesso diritto di spostarsi. Anzi, se vogliamo, noi abbiamo viaggiato in lungo e in largo per decenni, e ora viene anche il loro turno. Si tratta di essere consapevoli sempre più dell&#8217;impatto del turismo e di trovare modi per limitare il nostro impatto sul pianeta.<strong><br />
Cosa farà per compensare tutte le emissioni del suo lungo viaggio per scrivere il libro? Si sente molto in colpa?<br />
</strong>Certo, un po&#8217; mi sento in colpa. Ma viaggiare è stato necessario per capire cose che dalla poltrona di casa non avrei mai scoperto. Spero che il libro contribuisca alla diffusione di una cultura tesa a diminuire il nostro impatto ambientale di viaggiatori. Si tratta di un investimento per il futuro. <img style="float: right; margin-left: 5px;" title="Sdraio e spiaggia" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/sdraio_e_spiaggia.jpg" alt="Sdraio e spiaggia" width="150" />Quanto ad altre forme di compensazione delle emissioni causate dai miei viaggi, sono contrario a piantare alberi per compensare le emissioni prodotte: si tratta di differenti tipi di emissioni, gli effetti compensativi necessitano di moltissimo tempo e poi mi pare un modo per lavarsi la coscienza e, tutto sommato, per dire: ok, puoi viaggiare e inquinare quanto vuoi, se poi paghi, o pianti un tot numero di alberi, mentre dobbiamo imparare a viaggiare di meno e in modo di nuovo, riscoprire il senso vero e il valore vero del viaggio, consapevoli dei suoi costi.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Waterwall</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 13:06:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'acqua. Sui mass media viene rappresentata quasi sempre come problema politico, sociale e ambientale. Tutto vero, ma l'acqua, è importante sottolinearlo, è soprattutto fonte di vita, gioia, benessere e vitalità. Lo spettacolo Waterwall (in calendario al Teatro Smeraldo di Milano fino a domenica 17 maggio) trasmette proprio quest'immagine, presentando l'acqua come elemento fresco, dinamico, gioioso, un autentico dono di spensieratezza all'essere umano [...] 
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua. Sui mass media viene rappresentata quasi sempre come problema politico, sociale e ambientale.<em> </em>Tutto vero, ma l&#8217;acqua, è importante sottolinearlo, è soprattutto fonte di vita, gioia, benessere e vitalità. Lo spettacolo<em> <a href="http://www.materialiresistenti.it" target="_blank">Waterwall </a></em>(in calendario al Teatro Smeraldo di Milano fino a domenica 17 maggio) trasmette proprio quest&#8217;immagine, presentando l&#8217;acqua come elemento fresco, dinamico, gioioso, un autentico dono di spensieratezza all&#8217;essere umano.<span id="more-1614"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-1641" title="okll" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/okll-300x199.jpg" alt="okll" width="300" height="199" /> Originale e &#8220;potente&#8221; la scenografia grazie all&#8217;impalcatura in acciaio, ai giocosi protagonisti sul palco, alla musica contemporanea creata apposta per lo show, alle luci, ai colori coinvolgenti.</p>
<p>Lo spettacolo <em>Waterwall </em>dura circa un&#8217;ora e mezza e si presenta così: una cascata di acqua larga quanto il palcoscenico del teatro e quattordici danzatori-ginnasti molto atletici che ci giocano con grande gioia in tutti i modi immaginabili, aiutati da un impalcatura mobile a più sezioni sempre protagonista sul palco. <img class="alignright size-medium wp-image-1643" title="39-waterwall" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/39-waterwall-300x199.jpg" alt="39-waterwall" width="300" height="199" />Si vedono corpi femminili e maschili che guizzano come anfibi in mezzo alle pozze d&#8217;acqua a terra, che balzano all&#8217;improvviso da dietro le colonne d&#8217;acqua cascante, che oscillano avanti e indietro attraversando la cascata a diverse velocità seduti su un altalena, che si contorciono apparendo così più pesci che umani nella fresca linfa, che giocano gioiosamente in coppia con i loro flessibili corpi resi lucidi e scivolosi dall&#8217;acqua, che scivolano con divertimento sul pavimento bagnato inondando allegramente la prima fila degli spettatori (preventiuvamente muniti di teli in plastuca protettivi, almeno un po&#8217;&#8230;). E quando lo spettacolo sembra finito, in realtà prosegue: quattro spettatori estratti a sorte vengono chiamati sul palcoscenico e possono giocare insieme agli attori tra gli spruzzi d&#8217;acqua.<br />
Così nello spettacolo l&#8217;acqua viene rappresentato nel suo lato dimenticato, perché da un po di anni se ne parla soprattutto come mera merce contesa da investitori privati con l&#8217;obiettivo di monetizzarlo il più possibile.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1632" title="800px-locationhaitisvg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-locationhaitisvg-300x150.png" alt="800px-locationhaitisvg" width="300" height="150" />Da non dimenticare poi che Waterwall pubblicizza, prima dello spettacolo, il progetto idrico ad Haiti del Movimento per la Lotta alla Fame nel Mondo, <a href="http://www.mlfm.it" target="_blank">MLFM.</a> Scopo del progetto: costruire un <a href="http://www.acquedottohaiti.it" target="_blank">acquedotto</a> che distribuisca acqua potabile agli abitanti dell&#8217;area di Torbek migliorando così le condizioni di igiene di oltre 15500 persone; incrementare la produttività agricola e degli allevamenti aiutando circa 300 famiglie contadine.</p>
<p>Forse un contributo anche economico da parte della Compagnia di <em>Waterwall</em>, magari in percentuale sugli incassi, sarebbe stato un ulteriore e concreto sostegno al progetto di Mlfm, ma forse è l&#8217;inizio di una collabirazione&#8230;</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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