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	<title>Essere sostenibili &#187; Dal mondo</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>Una tassa sulle bibite, in Francia però</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 06:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tasse, gabelle, imposte più o meno occulte. In questo periodo in Italia si continua a recitare lo stesso copione di sempre. Ancora una volta chi è al governo cerca di far cassa in tutti i modi possibili colpendo chi le tasse le paga già senza prelevare dai grandi patrimoni e senza proporre soluzioni vere e [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tasse, gabelle, imposte più o meno occulte. In questo periodo in Italia si continua a recitare lo stesso copione di sempre. Ancora una volta chi è al governo <strong>cerca di far cassa</strong> in tutti i modi possibili <strong>colpendo chi le tasse le paga già</strong> <span id="more-7388"></span>senza prelevare dai grandi patrimoni e senza proporre soluzioni vere e risolutive. Eppure chiunque dotato i semplice buonsenso le conosce queste soluzioni. Solo che spesso vanno contro gli interessi dei poteri economici e politici e quindi queste strade non si percorrono. Al massimo si butta un po’ di fumo negli occhi riducendo qualche benefit ai politici, tassando qualche elicottero e altre robette ridicole.<br />
Chi invece ha preso una decisione importante e significativa per noi che ci occupiamo di salute, è stato <strong>il Parlamento francese</strong> che, il 21 ottobre scorso, ha approvato <strong>una tassa sulle bibite</strong> che porterà ben 240 milioni di euro di entrate nel 2012. Denaro che andrà a coprire, al 50 per cento, i costi sociali dell’obesità. Queste sono le decisioni che vanno plaudite. Colpire chi propone sul mercato prodotti che danneggiano la salute da un lato e colpire chi li compra dall’altro.<br />
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità <strong>non dovremmo consumare più del 10 per cento</strong> delle calorie giornaliere totali in zuccheri semplici. In pratica, non più di <strong>40-50 grammi di zuccheri semplici</strong> al giorno. Ma la maggior parte della popolazione ne assume oltre il 20 per cento. Tra l’altro circa la metà bevendo bibite. “In <strong>una lattina</strong> di bevanda zuccherata <strong>da 33 centilitri</strong> ci sono già circa 40 grammi di zucchero” spiega <strong>Anna Villarini</strong> in <em>Scegli ciò che mangi</em> (Sperling &amp; Kupfer). Questo significa che se beviamo una lattina di una qualsiasi bevanda zuccherata abbiamo già consumato la nostra dose giornaliera e quindi non ci possiamo più permettere di mangiare frutta o qualsiasi altro alimento che contenga zucchero”. E’ evidente che <strong>le multinazionali</strong> stiamo facendo (negli Usa) forti pressioni sull’OMS per portare il limite di calorie giornaliere dal 10 al 25 per cento…<br />
“Purtroppo l’eccessivo consumo di zucchero non promuove solo il sovrappeso e l’obesità nel bambino e nell’adulto, ma anche<strong> una serie di malattie cronico-degenerative</strong> correlate al consumo abituale di bibite” continua Villarini. “Come le malattie cardiovascolari, il diabete, alcuni tipi di tumori,demenze senili e altro”<br />
Ben venga dunque la tassa sulle bibite. E tante altre tasse si potrebbero applicare. Il nuovo ministro della salute italiano, <strong>Renato Balduzzi,</strong> non ha che da copiare e da chiedere a chi ha a cuore veramente ilo benessere degli italiani e non gli interessi delle multinazionali.</p>
<p><em>Nicoletta</em></p>
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		<title>Infusi Hampstead certificati Fair Trade</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 05:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caffè, la mattina è un classico. Il tè, al pomeriggio, è un piacere. Un infuso di erbe invece è uno sfizio che ci si può togliere quando si vuole. L’importante è soddisfarlo con un prodotto d’eccellente qualitàaltrimenti che senso avrebbe? Ecco perché gli infusi Hampstead, i primi certificati Fairtrade, sono più che indicati. Li [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caffè, la mattina è un classico. Il tè, al pomeriggio, è un piacere. Un infuso di erbe invece è uno sfizio che ci si può togliere quando si vuole. L’importante è soddisfarlo con un prodotto d’eccellente qualità<span id="more-7238"></span>altrimenti che senso avrebbe? Ecco perché <strong>gli infusi Hampstead, i primi certificati Fairtrade</strong>, sono più che indicati. Li abbiamo testati e hanno passato la prova a pieni voti. Sorseggiarli è una vera goduria del palato e dello spirito. C’è la bustina giusta per ogni momento: <strong>Lemon Ginger</strong> (limone e zenzero) dà la carica;  <strong>Royal Camomile </strong> (fiori di camomilla) rilassa; <strong>Rosehip Hibiscus</strong> (rosa canina e ibisco) fa star subito meglio; <strong>Fennel Liquorice</strong> (menta piperita, semi di finocchio e radice di liquirizia) aiuta la digestione; <strong>Lemon Valerian</strong> (camomilla, radice di valeriana e limone) rasserena e <strong>Peppermint</strong> (menta piperita e foglie di menta) galvanizza.</p>
<p>Provare per credere. Le erbe degli infusi provengono da <strong>Libra Cultivation</strong>, un’organizzazione di produttori egiziani che coltiva secondo <strong>l’agricoltura biodinamica</strong> in aziende a ciclo chiuso dove cioè i campi sono coltivati, senza pesticidi e sostanze chimiche, e resi fertili da minerali specifici e grazie anche al concime degli animali che qui sono allevati. Una scelta indice di serietà e di alta qualità.<br />
Ottimi e consigliabili anche i tè neri  a marchio Hampstead (Earl Grey, Darjeeling, Chai, English Breakfast, Assam, Black Saffron) e verdi (Green Tea, Mint Green, Green Verveine, Ginger Green, Lime Green, Green Jasmine). <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/fairtrade-italia.gif"><img class="alignright size-full wp-image-7240" title="fairtrade-italia" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/fairtrade-italia.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>Tutti certificati Fairtrade, a tutela di chi li ha lavorati e prodotti, crescono nella più antica piantagione biodinamicaal mondo: <strong>Makaibari, nel Darjeeling</strong>, regione nel nord-est dell’India. La raccolta, da più di 125 anni, è fatta a mano e <strong>vengono scelte solamente le due foglie superiori</strong> della piante del tè oltre al germoglio della pianta, nei mesi compresi tra marzo e novembre. In seguito, le foglie raccolte vengono lasciate fermentare (per il tè nero) o appassire (per il tè verde), per poi essere arrotolate ed essiccate.<br />
<strong>Quanto costano? 3,49 euro</strong> la scatola da 30 gr e 20 sacchetti con  e 4,50 euro la scatola da 50gr e 25 sacchetti. Si possono degustare in pasticcerie, caffetterie, drogherie, erboristerie, hotel di tutta Italia e acquistare nelle Botteghe del Commercio Equo e anche online per esempio su <a href="http://www.comprotuttobio.com" target="_blank">Comprotuttobio</a> e <a href="http://www.emporioecologico.it" target="_blank">Emporio Ecologico</a>.</p>
<p><em>Nicoletta</em></p>
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		<title>Stevia, la pianta dolcificante</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abituarsi a fare meno del gusto dolce dato da un dolcificante come lo zucchero, il miele o il malto è sicuramente la cosa migliore. Non sempre però è possibile, soprattutto con i bambini che frequentano la scuola e quindi vogliono uniformarsi ai loro compagni. Per questi casi esiste un&#8217;interessantissima alternativa, poca nota da noi ma in Giappone prodotta e [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abituarsi a fare meno del gusto dolce dato da un dolcificante come lo zucchero, il miele o il malto è sicuramente la cosa migliore. Non sempre però è possibile, soprattutto con i bambini che frequentano la scuola e quindi vogliono uniformarsi ai loro compagni. Per questi casi esiste un&#8217;interessantissima alternativa, poca nota da noi ma in Giappone prodotta e usata abitualmente dagli anni 70: la pianta Stevia Rebaudiana. Un piccolo arbusto perenne della famiglia dei crisantemi che cresce in Paraguay e in Brasile<span id="more-3072"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/274px-Stevia-rebaudiana-total1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3089" title="Stevia rebaudiana" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/274px-Stevia-rebaudiana-total1.jpg" alt="" width="275" height="239" /></a>e le cui foglie sono da sempre utilizzate dalle popolazioni locali per dolcificare bevande ed alimenti. E&#8217; rimasta sconosciuta fuori dai luoghi di orgine per molto tempo e solo nel 1899 il botanico Santiago Bertoni ha studiato le sue caratteristiche e nel 1931 due chimici francesi hanno isolato i glucosidi presenti nelle foglie che danno il sapore dolce.</p>
<p>Le caratteristiche di questo dolcificante sono eccezionali: non ha calorie, è adatto per chi soffre di diabete, non crea dipendenza dal sapore dolce, ha un effetto ipotensivo, non danneggia i denti. Nonostante questi pregi, non è facile acquistare questo prodotto: l&#8217;Unione europea non ha ancora permesso la vendita (per mancanza di studi scientifici), negli Stati Uniti si può comprare come prodotto dietetico, ma non è ammesso nell&#8217;industria alimentare, per esempio per dolcificare bibite come Diet Coke. In Svizzera viene prodotto e venduto liberamente in drogherie, farmacie ed erboristerie/negozi del naturale e biologico . Ma naturalmente è possibile <a href="http://www.inkanatural.com/it/default.asp?par=0_164" target="_blank">acquistarlo</a> su molti siti Internet.</p>
<p>Ma come si presenta questo dolcificante?  Si può comprare in forma di polvere, molto adatto per dolcificare torte e buddini, ma attenzione alle quantità: la polvere di Stevia è quasi 300 volte più dolce dello zucchero, quindi ne basta veramente poca. Esiste l&#8217;alternativa in forma di estratto liquido, adatto per dolcificare bevande, ma anche torte. Io ho aggiunto 2 gocce al castagnaccio ed era molto buono. Il concentrato liquido dolcifica circa 70 volte più dello zucchero. Ma si possono anche usare direttamente le foglie, secche o fresche. Quelle secche sono in vendita (sempre su Internet o in Svizzera), per usare quelle fresche basta coltivare una pianta in vaso o nel giardino.</p>
<p>Va aggiunto una nota sul sapore: come lo zucchero di canna integrale, anche i dolcificanti da Stevia hanno un sapore. Assomiglia alla liquirizia ed è più presente nella versione liquida. Per questo motivo non lo trovo adatto per dolcificare il caffé, ma alle torte e alle tisane per i bambini aggiunge un ottimo sapore. <a href="http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/dolci/stevia.htm#D" target="_blank">Qui un sito</a> che da ampio spazio alla Stevia</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Abbigliamento in cotone fairtrade</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 07:27:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fairtrade è una società internazionale che certifica i prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo che sono stati coltivati e realizzati con degli standard ecologici e da manodopera pagata con stipendi equi. Più conosciuti sono caffé, banane e té, ma la scelta di prodotti fair trade è molto più ampia. Il cotone africano è uno di [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fairtradeitalia.it/" target="_blank">Fairtrade</a> è una società internazionale che certifica i prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo che sono stati coltivati e realizzati con degli standard ecologici e da manodopera pagata con stipendi equi. Più conosciuti sono caffé, banane e té, ma la scelta di prodotti fair trade è molto più ampia. Il cotone africano è uno di questi, ancora poco presente in Italia, ma sempre più diffuso per la realizzazione di abbigliamento ecologico nei Paesi europei e molto apprezzato per la sua ottima qualità.<span id="more-2672"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2691" title="800px-FairtradeCertifiedCottonTShirt" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-FairtradeCertifiedCottonTShirt1-300x224.jpg" alt="800px-FairtradeCertifiedCottonTShirt" width="300" height="224" /></p>
<p>Attualmente è in atto una campagna per far conoscere il cotone fairtrade alle nostre aziende attive nel settore tessile e abbigliamento. Per questo motivo è bene sapere di che cosa si tratta.</p>
<p>Per i paesi africani è quasi impossibile vendere il loro cotone sul mercato mondiale perché gli agricoltori non ricevono sovvenzioni statali come succede in tutte le economie dominanti. Quindi la coltivazione del cotone, di per sé un&#8217;attività che potrebbe dare da vivere a molti, non riesce a creare ricchezza. Unica reale speranza per un miglioramento della situazione è Fairtrade: acquista il cotone ad un prezzo equo dalle cooperative locali, lo esporta e lo propone sui mercati internazionali come prodotto &#8220;fairtrade&#8221;, spingendo i consumatori ad accettare il prezzo più alto rispetto al cotone proveniente dallo sfruttamento della manodopera.</p>
<p>Ma non si tratta solo di manodopera, anche l&#8217;ambiente gioca il suo ruolo. Il cotone certificato fairtrade, infatti, non è tenuto a rispettare i criteri del cotone certificato biologico, a meno che qeusto non sia specificato in etichetta con un<img class="alignright size-full wp-image-2701" title="107px-Fairtrade_logo" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/107px-Fairtrade_logo1.jpg" alt="107px-Fairtrade_logo" width="239" height="268" /> certificato a parte. La presenza del marchio significa comunque che il cotone corrisponde alle norme di Oekotex (assenza di agenti tossici),  che proviene da piantagioni dove vengono usati metodi di coltivazione con un impatto ridotto sull&#8217;ambiente grazie ad un minor impiego di erbicidi e pesticidi. In genere, le piantagioni che forniscono il cotone da certificare fairtrade sono in fase di conversione alla produzione ecologica.</p>
<p>Dove si possono trovare vestiti e biancheria in cotone fairtrade? Per adesso in Italia la scelta è limitata, ma qualcosa c&#8217;è. Pedano, un&#8217;azienda milanese che produce letti e accessori/biancheria (presente anche nel <a href="http://www.esseresostenibili.it/i-nostri-libri/" target="_blank">nostro libro Ecoshopping</a>), ha una linea di cuscini e trapunte in cotone africano fairtrade. Inoltre la Coop, nella collezione solidal, offre abbigliamento per uomo e donna certificato fairtrade, sopratutto  camicie, t-shirt, pantaloni e calzetterie per l&#8217;inverno e l&#8217;estate. Nelle botteghe del mondo si trovano i jeans col marchio <em>commercio alternativo. </em>Ancora jeans in denim, della marca Rica Levis, si trovano in vari supermercati. Infine una chicca: la catena di supermercati Lidl vende borse per la spesa in cotone fairtrade!</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Test shampoo equo ed eco</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Argan shampoo crema ed è l’unico shampoo equo e solidale in vendita. Prodotto dalla Cooperativa Commercio Alternativo di Ferrara è anche certificato secondo i criteri dell’Eco Cosmesi stabiliti da Icea e Aiab. “Due piccioni con una fava” come dice il proverbio! Essendo in cerca di un prodotto ecologico per i capelli ho così [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Argan shampoo crema ed è l’unico shampoo equo e solidale in vendita. Prodotto dalla Cooperativa <a href="http://www.commercioalternativo.it" target="_blank">Commercio Alternativo</a> di Ferrara è anche certificato secondo i criteri dell’Eco Cosmesi stabiliti da <a href="http://www.icea.info" target="_blank">Icea</a> e <a href="http://www.aiab.it" target="_blank">Aiab</a>. “Due piccioni con una fava” come dice il proverbio! Essendo in cerca di un prodotto ecologico per i capelli ho così deciso di testarlo. <span id="more-2640"></span><img class="alignright size-medium wp-image-2641" title="su mano r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/su-mano-r-300x222.jpg" alt="su mano r" width="300" height="222" />Lo shampoo si presenta color bianco, cremoso e soffice al tatto. L’ho sperimentato una prima volta da solo e una seconda abbinandovi anche il balsamo ristrutturante della stessa linea. Ogni volta ne ho usato in totale la quantità contenuta nel palmo della mia mano divisa in due applicazioni: metà dose, massaggio della cute, risciacquo e quindi di nuovo, l’altra metà dose, massaggio della cute e risciacquo.</p>
<p>La sensazione è stata da subito ottima: la giusta schiuma, il profumo discreto. I capelli sono risultati  morbidi, facilmente pettinabili da bagnati e quindi, dopo l’asciugatura, luminosi e voluminosi. La piega fatta con il phone ha tenuto benissimo per quattro giorni pieni.</p>
<p>La seconda volta, come dicevo, ho voluto aggiungere anche un piccolo quantitativo di balsamo e il risultato è stato ancora più evidente: capelli leggeri e ricchi in volume, piega perfetta.</p>
<p>Insomma, uno shampoo veramente da provare.</p>
<p>Qualche appunto va invece fatto sulla confezione del prodotto:in plastica da schiacciare di volta in volta e con un tappo “a giro” dove il liquido denso esce da un’apertura centrale. Non troppo pratica quindi. Ma soprattutto con un’etichetta, con riportati gli ingredienti, scritta in azzurro (colore quasi illeggibile sul bianco della confezione) e in caratteri a dir poco minuscoli. Difficili da decifrarsi anche munendosi di lente d’ingrandimento.</p>
<p>Soltanto la scritta “Senza Parabeni, SLS, SLES, Alcol e Coloranti” (tutti derivati dal petrolio) si legge bene. Così come la dicitura “dermatologicamente testato” che, a dire il vero, messa così non vuol dir nulla. Sono così dovuta andare sul sito di Commercio Alternativo per consultare la scheda specifica (dove sono evidenziate le comunità del Marocco impegnate nella produzione diacqua di rosa e olio di argan).<img class="alignright size-medium wp-image-2643" title="testa bagnata r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/testa-bagnata-r-300x268.jpg" alt="testa bagnata r" width="300" height="268" /></p>
<p>Ecco quindi la lista degli ingredienti: <em>aqua, rosa damascena distillate*, sodium cocoyl isethionate, cocamidopropyl betaine, stearic acid, polyglyceryl-3 caprate, glycerin, lauryl glucoside, sodium cocoyl hydrolyzed wheat protein, argania spinosa oil*, simmondsia chinensis oil, lactic acid, camellia sinensis extract, citric acid, malic acid, distearoylethyl hydroxyethylmonium methosulfate, cetearyl alcohol, hydrolyzed wheat protein, panthenol, profumo, xanthan gum, phenoxyethanol, sodium benzoate, sodium dehydroacetate, citronellol**, geraniol**.</em></p>
<p>Quelli con un asterisco sono  prodotti da coltivazione biologica certificata, quelli con due asterischi indicano allergeni naturalmente presenti nell&#8217;acqua di rose. A onor di cronaca devo dire che, consultando per scrupolo il <a href="http://www.biodizionario.it" target="_blank">Biodizionario </a>creato da Fabrizio Zago (indica la pericolosità delle sostanze usate nei cosmetici),  ho potuto verificare che la maggioranza degli ingredienti dello shampoo non sono tossici, mentre alcuni non li ho trovati classificati nell&#8217;elenco presente sul sito. C&#8217;è da dire però che la certificazione di Bio Eco cosmesi Aiab Icea garantisce, tra le altre cose, che gli ingredienti utilizzati non sono di derivazione sintetica e petrolifera e quindi sono più che tranquilla in proposito.</p>
<p>Come si legge poi ull’etichetta (e dovrebbe essere meglio evidenziato dato che caratterizza il prodotto), il valore di Olio di Argan e Acqua di Rosa rappresenta più del 50% del valore di tutta la formulazione, e questo perché, per definirsi equosolidale, un prodotto deve rispettare questa percentuale o attraverso il peso o attraverso il valore delle materie prime secondo la Carta dei Criteri nel sito dell&#8217; Agices, l&#8217;assemblea generale italiana del commercio equo e solidale.</p>
<p>Nella lista degli ingredienti, l&#8217;acqua di Rose è al secondo posto: la percentuale in peso è infatti del 31%. Mentre l&#8217; Argan, fortemente untuoso e nutriente, è presente all&#8217;1%.</p>
<p>Dove si acquistano i prodotti della linea Esprit? Nelle Botteghe del Commercio equo e solidale e nelle catene dei negozi NaturaSì.; online, per esempio, anche su <a href="http://www.equosolidale.it" target="_blank">Equosolidale</a>, su <a href="http://www.mondevert.it" target="_blank">Mondevert</a> oppure su <a href="http://www.saicosatispalmi.it" target="_blank">Saicosatispalmi.</a>. Il prezzo è lo stesso per shampoo e balsamo ristrutturante: 8,90 euro l’uno.</p>
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<li><a href='http://www.esseresostenibili.it/ecoshopping/5282/' rel='bookmark' title='Test crema viso ristrutturante'>Test crema viso ristrutturante</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ingrandire le etichette</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:55:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggere l&#8217;etichetta prima di acquistare un nuovo tipo di prodotto è l&#8217;unico modo per sapere cosa mettiamo nel carrello. Ma come decifrare queste scritte che normalmente risultano essere illeggibili da quanto sono piccoli i caratteri? Sembra che la lista degli ingredienti venga messa esclusivamente perché la legge lo prescrive, non  tanto per andare incontro all&#8217;esigenza di &#8220;saperne di [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere l&#8217;etichetta prima di acquistare un nuovo tipo di prodotto è l&#8217;unico modo per sapere cosa mettiamo nel carrello. Ma come decifrare queste scritte che normalmente risultano essere illeggibili da quanto sono piccoli i caratteri? Sembra che la lista degli ingredienti venga messa esclusivamente perché la legge lo prescrive, non  tanto per andare incontro all&#8217;esigenza di &#8220;saperne di più&#8221;dei clienti.<span id="more-2587"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2592" title="016" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/016-300x228.jpg" alt="016" width="300" height="228" /></p>
<p>Per cercare di ovviare a questo nonsense, la catena di supermercati bio NaturaSì ha introdotto all&#8217;inizio di quest&#8217;anno un aiuto: alcuni scaffali presenti nei negozi sono stati provvisti di lenti d&#8217;ingrandimento. Queste sono attaccate con una catenella allo scaffale e chi desidera leggere le etichette può avvicinare il prodotto per ingrandire il testo. Un plauso all&#8217;iniziativa dunque.</p>
<p>Ma ho trovato chi ha risolto il problema quasi alla radice. Purtroppo non i Italia: di recente  sono stata in un supermercato Coop di Zurigo-Oerlikon (Svizzera) e ho trovato che ogni carrello è provvisto di una lente d&#8217;ingrandimento. Come si può vedere nella foto che ho scattato, questa è fissata alla parte superiore del carrello, vicino alla maniglia. Quindi risulta molto comodo passare il prodotto sotto la lente d&#8217;ingrandimento prima di depositarlo nel carrello. Secondo me è un accorgimento rispettoso nel confronto del cliente. Un vero,utile, servizio al consumatore.</p>
<p>Sempre alla Coop di Zurigo ho visto che il movimento slow food di Carlo Petrini sta avendo molto successo: la Coop ha cominciato a mettere la sigla &#8220;slow food&#8221; su prodotti tipici della cucina tradizionale Svizzera. Si tratta di prodotti che fino a pochi anni fa venivano visti come provinciali e poco sofisticati, per esempio i fagiolini verdi essicati, un tipo di torta di prugne o il pane fatto al 100% con farina di segale.</p>
<p>Segnalarli e rivalutarli con l&#8217;etichetta slow food mi sembra una contaminazione italo-svizzera molto positiva che contribuisce a impedire lo scippo della cultura gastronomica da parte delle grandi industrie alimentari.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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