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	<title>Essere sostenibili &#187; Dal mondo</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>I click per la foresta pluviale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 12:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecosìa è il nome di un nuovo motore di ricerca che chiunque ha a cuore l&#8217;ambiente dovrebbe installare sul proprio computer e utilizzarlo più spesso possibile come alternativa a google: ogni click fatto su Ecosìa genera un centesimo che per l&#8217;80% va al WWF che lo investe in un programma per la protezione della foresta pluviale amazzonica. Senza mettere mano al portafoglio, ma semplicemente modificando un abitudine al computer, ognuno può fare un azione utile all&#8217;ambiente.<span id="more-3065"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/ecosia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3132" title="ecosia" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/ecosia-300x194.jpg" alt="I click per la foresta pluviale" width="300" height="194" /></a>Il motore di ricerca Ecosìa è stato inaugurato il 9 dicembre scorso, in occasione della conferenza sul clima di Copenhagen.</p>
<p>L&#8217;eliminazione della foresta pluviale influisce direttamente sul clima perché attravero i fuochi e il lavoro dei macchinari vengono prodotti dei gas serra, inoltre un&#8217;enorme area boschiva diventerebbe area industriale e quindi produttrice di gas serra. E naturalmente con l&#8217;eliminazione andrebbe perso uno degli ultimi paradisi della natura che ospita e rende possibile la vita a meravigliose piante e incredibili animali.</p>
<p>Con Ecosìa viene sfruttato il flusso di soldi che generano i link sponsorizzati sulle pagine web &#8211; invece di andare a google vanno a un progetto che protegge dall&#8217;abbattimento aree della foresta pluviale. Usare Ecosìa al posto di google significa destinare i guadagni che generiamo senza renderci conto e senza fare fatica a un&#8217;uso per la collettività. Significa anche uscire dal ruolo passivo assegnatoci da chi maneggia i grandi flussi di capitali e usare il proprio potere di consumatore.</p>
<p>Come funziona? Innanzitutto il motore di ricerca Ecosìa si aggiunge agli altri motori presenti sul pc, come google, bing, virgilio o yahoo, quindi installando Ecosìa non si perde google. Semplicemente è presente nella finestrina in alto a destra, accanto alla barra dove si scrivono gli indirizzi per andare sui siti. Ogni volta che si decide di usarlo si clicca sopra. Una volta installato, nella barra che si trova sullo schermo in basso appare l&#8217;icona di una piantina e accanto la scritta <em>you saved  m2. All user saved    m2</em>. In questo momento sul mio pc è scritto<em> </em>che io ho salvato 141 m2  e tutti gli utenti 24.717.561 m2. Con ogni click fatto con il motore di ricerca Ecosìa aggiungo 2 m2. Naturalmente con salvare si intende mettere sotto protezione WWF.</p>
<p>Per scaricare Ecosìa <a href="http://ecosia.org/" target="_blank">cliccare qui</a> e seguire le indicazioni sotto la voce <em>install</em>. Ecosìa usa il supporto tecnologico di Bing e Yahoo e qualcuno afferma che non riesce a garantire la qualità di google. Personalmente uso Ecosìa da circa tre settimane su tutti i due miei computer e finora sono soddisfatta. Quando ho un dubbio, ripeto la ricerca su google che rimane installato.</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Stevia, la pianta dolcificante</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abituarsi a fare meno del gusto dolce dato da un dolcificante come lo zucchero, il miele o il malto è sicuramente la cosa migliore. Non sempre però è possibile, soprattutto con i bambini che frequentano la scuola e quindi vogliono uniformarsi ai loro compagni. Per questi casi esiste un&#8217;interessantissima alternativa, poca nota da noi ma in Giappone prodotta e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Abituarsi a fare meno del gusto dolce dato da un dolcificante come lo zucchero, il miele o il malto è sicuramente la cosa migliore. Non sempre però è possibile, soprattutto con i bambini che frequentano la scuola e quindi vogliono uniformarsi ai loro compagni. Per questi casi esiste un&#8217;interessantissima alternativa, poca nota da noi ma in Giappone prodotta e usata abitualmente dagli anni 70: la pianta Stevia Rebaudiana. Un piccolo arbusto perenne della famiglia dei crisantemi che cresce in Paraguay e in Brasile<span id="more-3072"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/274px-Stevia-rebaudiana-total1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3089" title="Stevia rebaudiana" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/274px-Stevia-rebaudiana-total1.jpg" alt="Stevia, la pianta dolcificante" width="275" height="239" /></a>e le cui foglie sono da sempre utilizzate dalle popolazioni locali per dolcificare bevande ed alimenti. E&#8217; rimasta sconosciuta fuori dai luoghi di orgine per molto tempo e solo nel 1899 il botanico Santiago Bertoni ha studiato le sue caratteristiche e nel 1931 due chimici francesi hanno isolato i glucosidi presenti nelle foglie che danno il sapore dolce.</p>
<p>Le caratteristiche di questo dolcificante sono eccezionali: non ha calorie, è adatto per chi soffre di diabete, non crea dipendenza dal sapore dolce, ha un effetto ipotensivo, non danneggia i denti. Nonostante questi pregi, non è facile acquistare questo prodotto: l&#8217;Unione europea non ha ancora permesso la vendita (per mancanza di studi scientifici), negli Stati Uniti si può comprare come prodotto dietetico, ma non è ammesso nell&#8217;industria alimentare, per esempio per dolcificare bibite come Diet Coke. In Svizzera viene prodotto e venduto liberamente in drogherie, farmacie ed erboristerie/negozi del naturale e biologico . Ma naturalmente è possibile <a href="http://www.inkanatural.com/it/default.asp?par=0_164" target="_blank">acquistarlo</a> su molti siti Internet.</p>
<p>Ma come si presenta questo dolcificante?  Si può comprare in forma di polvere, molto adatto per dolcificare torte e buddini, ma attenzione alle quantità: la polvere di Stevia è quasi 300 volte più dolce dello zucchero, quindi ne basta veramente poca. Esiste l&#8217;alternativa in forma di estratto liquido, adatto per dolcificare bevande, ma anche torte. Io ho aggiunto 2 gocce al castagnaccio ed era molto buono. Il concentrato liquido dolcifica circa 70 volte più dello zucchero. Ma si possono anche usare direttamente le foglie, secche o fresche. Quelle secche sono in vendita (sempre su Internet o in Svizzera), per usare quelle fresche basta coltivare una pianta in vaso o nel giardino.</p>
<p>Va aggiunto una nota sul sapore: come lo zucchero di canna integrale, anche i dolcificanti da Stevia hanno un sapore. Assomiglia alla liquirizia ed è più presente nella versione liquida. Per questo motivo non lo trovo adatto per dolcificare il caffé, ma alle torte e alle tisane per i bambini aggiunge un ottimo sapore. <a href="http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/dolci/stevia.htm#D" target="_blank">Qui un sito</a> che da ampio spazio alla Stevia</p>


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		<title>Abbigliamento in cotone fairtrade</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 07:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fairtrade è una società internazionale che certifica i prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo che sono stati coltivati e realizzati con degli standard ecologici e da manodopera pagata con stipendi equi. Più conosciuti sono caffé, banane e té, ma la scelta di prodotti fair trade è molto più ampia. Il cotone africano è uno di [...]


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<li><a href='http://www.esseresostenibili.it/ambiente/abbigliamento-ecologico-2/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Abbigliamento ecologico'>Abbigliamento ecologico</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fairtradeitalia.it/" target="_blank">Fairtrade</a> è una società internazionale che certifica i prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo che sono stati coltivati e realizzati con degli standard ecologici e da manodopera pagata con stipendi equi. Più conosciuti sono caffé, banane e té, ma la scelta di prodotti fair trade è molto più ampia. Il cotone africano è uno di questi, ancora poco presente in Italia, ma sempre più diffuso per la realizzazione di abbigliamento ecologico nei Paesi europei e molto apprezzato per la sua ottima qualità.<span id="more-2672"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2691" title="800px-FairtradeCertifiedCottonTShirt" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/800px-FairtradeCertifiedCottonTShirt1-300x224.jpg" alt="Abbigliamento in cotone fairtrade" width="300" height="224" /></p>
<p>Attualmente è in atto una campagna per far conoscere il cotone fairtrade alle nostre aziende attive nel settore tessile e abbigliamento. Per questo motivo è bene sapere di che cosa si tratta.</p>
<p>Per i paesi africani è quasi impossibile vendere il loro cotone sul mercato mondiale perché gli agricoltori non ricevono sovvenzioni statali come succede in tutte le economie dominanti. Quindi la coltivazione del cotone, di per sé un&#8217;attività che potrebbe dare da vivere a molti, non riesce a creare ricchezza. Unica reale speranza per un miglioramento della situazione è Fairtrade: acquista il cotone ad un prezzo equo dalle cooperative locali, lo esporta e lo propone sui mercati internazionali come prodotto &#8220;fairtrade&#8221;, spingendo i consumatori ad accettare il prezzo più alto rispetto al cotone proveniente dallo sfruttamento della manodopera.</p>
<p>Ma non si tratta solo di manodopera, anche l&#8217;ambiente gioca il suo ruolo. Il cotone certificato fairtrade, infatti, non è tenuto a rispettare i criteri del cotone certificato biologico, a meno che qeusto non sia specificato in etichetta con un<img class="alignright size-full wp-image-2701" title="107px-Fairtrade_logo" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/107px-Fairtrade_logo1.jpg" alt="Abbigliamento in cotone fairtrade" width="239" height="268" /> certificato a parte. La presenza del marchio significa comunque che il cotone corrisponde alle norme di Oekotex (assenza di agenti tossici),  che proviene da piantagioni dove vengono usati metodi di coltivazione con un impatto ridotto sull&#8217;ambiente grazie ad un minor impiego di erbicidi e pesticidi. In genere, le piantagioni che forniscono il cotone da certificare fairtrade sono in fase di conversione alla produzione ecologica.</p>
<p>Dove si possono trovare vestiti e biancheria in cotone fairtrade? Per adesso in Italia la scelta è limitata, ma qualcosa c&#8217;è. Pedano, un&#8217;azienda milanese che produce letti e accessori/biancheria (presente anche nel <a href="http://www.esseresostenibili.it/i-nostri-libri/" target="_blank">nostro libro Ecoshopping</a>), ha una linea di cuscini e trapunte in cotone africano fairtrade. Inoltre la Coop, nella collezione solidal, offre abbigliamento per uomo e donna certificato fairtrade, sopratutto  camicie, t-shirt, pantaloni e calzetterie per l&#8217;inverno e l&#8217;estate. Nelle botteghe del mondo si trovano i jeans col marchio <em>commercio alternativo. </em>Ancora jeans in denim, della marca Rica Levis, si trovano in vari supermercati. Infine una chicca: la catena di supermercati Lidl vende borse per la spesa in cotone fairtrade!</p>


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		<title>Test shampoo equo ed eco</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Argan shampoo crema ed è l’unico shampoo equo e solidale in vendita. Prodotto dalla Cooperativa Commercio Alternativo di Ferrara è anche certificato secondo i criteri dell’Eco Cosmesi stabiliti da Icea e Aiab. “Due piccioni con una fava” come dice il proverbio! Essendo in cerca di un prodotto ecologico per i capelli ho così [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Argan shampoo crema ed è l’unico shampoo equo e solidale in vendita. Prodotto dalla Cooperativa <a href="http://www.commercioalternativo.it" target="_blank">Commercio Alternativo</a> di Ferrara è anche certificato secondo i criteri dell’Eco Cosmesi stabiliti da <a href="http://www.icea.info" target="_blank">Icea</a> e <a href="http://www.aiab.it" target="_blank">Aiab</a>. “Due piccioni con una fava” come dice il proverbio! Essendo in cerca di un prodotto ecologico per i capelli ho così deciso di testarlo. <span id="more-2640"></span><img class="alignright size-medium wp-image-2641" title="su mano r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/su-mano-r-300x222.jpg" alt="su mano r" width="300" height="222" />Lo shampoo si presenta color bianco, cremoso e soffice al tatto. L’ho sperimentato una prima volta da solo e una seconda abbinandovi anche il balsamo ristrutturante della stessa linea. Ogni volta ne ho usato in totale la quantità contenuta nel palmo della mia mano divisa in due applicazioni: metà dose, massaggio della cute, risciacquo e quindi di nuovo, l’altra metà dose, massaggio della cute e risciacquo.</p>
<p>La sensazione è stata da subito ottima: la giusta schiuma, il profumo discreto. I capelli sono risultati  morbidi, facilmente pettinabili da bagnati e quindi, dopo l’asciugatura, luminosi e voluminosi. La piega fatta con il phone ha tenuto benissimo per quattro giorni pieni.</p>
<p>La seconda volta, come dicevo, ho voluto aggiungere anche un piccolo quantitativo di balsamo e il risultato è stato ancora più evidente: capelli leggeri e ricchi in volume, piega perfetta.</p>
<p>Insomma, uno shampoo veramente da provare.</p>
<p>Qualche appunto va invece fatto sulla confezione del prodotto:in plastica da schiacciare di volta in volta e con un tappo “a giro” dove il liquido denso esce da un’apertura centrale. Non troppo pratica quindi. Ma soprattutto con un’etichetta, con riportati gli ingredienti, scritta in azzurro (colore quasi illeggibile sul bianco della confezione) e in caratteri a dir poco minuscoli. Difficili da decifrarsi anche munendosi di lente d’ingrandimento.</p>
<p>Soltanto la scritta “Senza Parabeni, SLS, SLES, Alcol e Coloranti” (tutti derivati dal petrolio) si legge bene. Così come la dicitura “dermatologicamente testato” che, a dire il vero, messa così non vuol dir nulla. Sono così dovuta andare sul sito di Commercio Alternativo per consultare la scheda specifica (dove sono evidenziate le comunità del Marocco impegnate nella produzione diacqua di rosa e olio di argan).<img class="alignright size-medium wp-image-2643" title="testa bagnata r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/testa-bagnata-r-300x268.jpg" alt="testa bagnata r" width="300" height="268" /></p>
<p>Ecco quindi la lista degli ingredienti: <em>aqua, rosa damascena distillate*, sodium cocoyl isethionate, cocamidopropyl betaine, stearic acid, polyglyceryl-3 caprate, glycerin, lauryl glucoside, sodium cocoyl hydrolyzed wheat protein, argania spinosa oil*, simmondsia chinensis oil, lactic acid, camellia sinensis extract, citric acid, malic acid, distearoylethyl hydroxyethylmonium methosulfate, cetearyl alcohol, hydrolyzed wheat protein, panthenol, profumo, xanthan gum, phenoxyethanol, sodium benzoate, sodium dehydroacetate, citronellol**, geraniol**.</em></p>
<p>Quelli con un asterisco sono  prodotti da coltivazione biologica certificata, quelli con due asterischi indicano allergeni naturalmente presenti nell&#8217;acqua di rose. A onor di cronaca devo dire che, consultando per scrupolo il <a href="http://www.biodizionario.it" target="_blank">Biodizionario </a>creato da Fabrizio Zago (indica la pericolosità delle sostanze usate nei cosmetici),  ho potuto verificare che la maggioranza degli ingredienti dello shampoo non sono tossici, mentre alcuni non li ho trovati classificati nell&#8217;elenco presente sul sito. C&#8217;è da dire però che la certificazione di Bio Eco cosmesi Aiab Icea garantisce, tra le altre cose, che gli ingredienti utilizzati non sono di derivazione sintetica e petrolifera e quindi sono più che tranquilla in proposito.</p>
<p>Come si legge poi ull’etichetta (e dovrebbe essere meglio evidenziato dato che caratterizza il prodotto), il valore di Olio di Argan e Acqua di Rosa rappresenta più del 50% del valore di tutta la formulazione, e questo perché, per definirsi equosolidale, un prodotto deve rispettare questa percentuale o attraverso il peso o attraverso il valore delle materie prime secondo la Carta dei Criteri nel sito dell&#8217; Agices, l&#8217;assemblea generale italiana del commercio equo e solidale.</p>
<p>Nella lista degli ingredienti, l&#8217;acqua di Rose è al secondo posto: la percentuale in peso è infatti del 31%. Mentre l&#8217; Argan, fortemente untuoso e nutriente, è presente all&#8217;1%.</p>
<p>Dove si acquistano i prodotti della linea Esprit? Nelle Botteghe del Commercio equo e solidale e nelle catene dei negozi NaturaSì.; online, per esempio, anche su <a href="http://www.equosolidale.it" target="_blank">Equosolidale</a>, su <a href="http://www.mondevert.it" target="_blank">Mondevert</a> oppure su <a href="http://www.saicosatispalmi.it" target="_blank">Saicosatispalmi.</a>. Il prezzo è lo stesso per shampoo e balsamo ristrutturante: 8,90 euro l’uno.</p>


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<li><a href='http://www.esseresostenibili.it/ecoshopping/test-detersivi/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Test detersivi'>Test detersivi</a></li>
<li><a href='http://www.esseresostenibili.it/stilidivita/test-matrimonio-sostenibile/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Test: matrimonio sostenibile'>Test: matrimonio sostenibile</a></li>
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		<title>Ingrandire le etichette</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere l&#8217;etichetta prima di acquistare un nuovo tipo di prodotto è l&#8217;unico modo per sapere cosa mettiamo nel carrello. Ma come decifrare queste scritte che normalmente risultano essere illeggibili da quanto sono piccoli i caratteri? Sembra che la lista degli ingredienti venga messa esclusivamente perché la legge lo prescrive, non  tanto per andare incontro all&#8217;esigenza di &#8220;saperne di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere l&#8217;etichetta prima di acquistare un nuovo tipo di prodotto è l&#8217;unico modo per sapere cosa mettiamo nel carrello. Ma come decifrare queste scritte che normalmente risultano essere illeggibili da quanto sono piccoli i caratteri? Sembra che la lista degli ingredienti venga messa esclusivamente perché la legge lo prescrive, non  tanto per andare incontro all&#8217;esigenza di &#8220;saperne di più&#8221;dei clienti.<span id="more-2587"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2592" title="016" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/016-300x228.jpg" alt="Ingrandire le etichette " width="300" height="228" /></p>
<p>Per cercare di ovviare a questo nonsense, la catena di supermercati bio NaturaSì ha introdotto all&#8217;inizio di quest&#8217;anno un aiuto: alcuni scaffali presenti nei negozi sono stati provvisti di lenti d&#8217;ingrandimento. Queste sono attaccate con una catenella allo scaffale e chi desidera leggere le etichette può avvicinare il prodotto per ingrandire il testo. Un plauso all&#8217;iniziativa dunque.</p>
<p>Ma ho trovato chi ha risolto il problema quasi alla radice. Purtroppo non i Italia: di recente  sono stata in un supermercato Coop di Zurigo-Oerlikon (Svizzera) e ho trovato che ogni carrello è provvisto di una lente d&#8217;ingrandimento. Come si può vedere nella foto che ho scattato, questa è fissata alla parte superiore del carrello, vicino alla maniglia. Quindi risulta molto comodo passare il prodotto sotto la lente d&#8217;ingrandimento prima di depositarlo nel carrello. Secondo me è un accorgimento rispettoso nel confronto del cliente. Un vero,utile, servizio al consumatore.</p>
<p>Sempre alla Coop di Zurigo ho visto che il movimento slow food di Carlo Petrini sta avendo molto successo: la Coop ha cominciato a mettere la sigla &#8220;slow food&#8221; su prodotti tipici della cucina tradizionale Svizzera. Si tratta di prodotti che fino a pochi anni fa venivano visti come provinciali e poco sofisticati, per esempio i fagiolini verdi essicati, un tipo di torta di prugne o il pane fatto al 100% con farina di segale.</p>
<p>Segnalarli e rivalutarli con l&#8217;etichetta slow food mi sembra una contaminazione italo-svizzera molto positiva che contribuisce a impedire lo scippo della cultura gastronomica da parte delle grandi industrie alimentari.</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Microrganismi e acqua di rubinetto</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 11:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A vederle sono simili a piccoli cilindri forati all&#8217;interno di ceramica da allineare su un filo di  nylon per realizzare  una collana. Invece si tratta di un raffinato ed ecologico elemento biotecnologico: perle in ceramiche con tecnologia &#8220;EM&#8221;. La sigla &#8220;EM&#8221; significa Effective microorganism e indica un insieme di microrganismi. Tra i più importanti ci [...]


Articoli collegati:<ol><li><a href='http://www.esseresostenibili.it/alimentazione/controllo-acqua-fai-da-te/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Controllo acqua &#8220;fai da te&#8221;'>Controllo acqua &#8220;fai da te&#8221;</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A vederle sono simili a piccoli cilindri forati all&#8217;interno di ceramica da allineare su un filo di  nylon per realizzare  una collana. Invece si tratta di un raffinato ed ecologico elemento biotecnologico: perle in ceramiche con tecnologia &#8220;EM&#8221;. La sigla &#8220;EM&#8221; significa <em>Effective microorganism </em>e indica un insieme di microrganismi. Tra i più importanti ci sono batteri dell&#8217;acido lattico, batteri della fotosintesi e  lieviti. Questi microorganismi che sono catturati all&#8217;interno delle perle di ceramica, migliorano la qualità dell&#8217;ambiente microbico con il quale vengono in contatto. <span id="more-2507"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2514" title="EM ceramica" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/EM-ceramica-300x205.jpg" alt="EM ceramica" width="300" height="205" />Le perle sono di tre colori: grigie, rosa e rosse. Vi sono anche perle a forma di anello oltre che cilindriche. Ho sperimentato a casa mia le perle di ceramica color grigio che servono per trattare l&#8217;acqua del rubinetto: ne ho messe cinque in una brocca e via via che uso l&#8217;acqua ne aggiungo sempre una nuova. Bastano poche ore e l&#8217;acqua del rubinetto a contatto con le ceramiche Em diventa come acqua minerale, morbida e senza nessun retrogusto e odore.</p>
<p>Cosa succede? In pratica i microorganismi EM contenuti nelle ceramiche eliminano ogni sostanza differente dai liquidi.<br />
Il funzionamento di questa tecnologia viene descritta così nella letteratura specifica: &#8220;le EM influiscono sulla dimensione dei cluster delle molecole d&#8217;acqua, diminuendo la loro dimensione attraverso frequenze ultrasoniche. In tal modo, l&#8217;informazione distorta &#8220;registrata&#8221; sulle molecole dell&#8217;acqua viene rimossa, restituendo all&#8217;acqua l&#8217;originale stato di purezza.&#8221;</p>
<p>In zone dove l&#8217;acqua che esce dai rubinetti contiene molto cloro, si possono utilizzare le ceramiche rosa. Esperimenti hanno dimostrato che in tre ore le ceramiche rosa sono in grado di ridurre del 50% il cloro presente nell&#8217;acqua del rubinetto, in 5 ore del 75%.</p>
<p>Personalmente non capisco molto di chimica e quando mi hanno parlato per la prima volta della tecnologia EM ero abbastanza scettica. Ma poi ho scoperto che i microorganismi EM sono stati scoperti da un professore in scienze agrarie giapponese, Teruo Higa, all&#8217;inizio degli anni 80, e che oggi vengono utilizzati in molti paesi del mondo per trattare l&#8217;acqua e i terreni agricoli. E&#8217; stato tradotto anche in italiano il suo libro <a href="http://www.tecnichenuove.com/libri/autori/higa_teruo.html" target="_blank"><em>Microorganismi effettivi</em></a><em>. </em>E naturalmente è molto convincente il miglioramento della qualità dell&#8217;acqua, chiaramente percepibile da chiunque la beve dopo un trattamento con le ceramiche.</p>
<p>Dove acquistare queste &#8220;meraviglie&#8221;? Si possono ordinare via mail cercando sul sito <a title="embio" href="http://www.embio.it/?language=italian&amp;gclid=CPucs5jsjJ8CFdSCzAod7CJPMA" target="_blank">embio.it</a> il rivenditore e consulente più vicino o il contatto con l&#8217;importatore in Italia, una società di Bolzano. Inoltre è possibile vedere sul sito tuttii  tipi di prodotti con tecnologia EM che sono in commercio, i prezzi, le applicazioni e il funzionamento chimico.</p>


<p>Articoli collegati:<ol><li><a href='http://www.esseresostenibili.it/alimentazione/controllo-acqua-fai-da-te/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Controllo acqua &#8220;fai da te&#8221;'>Controllo acqua &#8220;fai da te&#8221;</a></li>
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		<title>Carta &#8220;cacca di Elefante&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 15:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ho letto sulla locandina &#8220;carta cacca di elefante&#8221; mi sono fermata per vedere di che cosa si trattava. Sullo scaffale erano esposti principalmente quaderni, agende telefoniche, libri con pagine bianche, buste e carta da lettera. Tutti articoli prodotti con una carta dall&#8217;aspetto molto gradevole e in vari colori, se non ci fossero state delle particelle scure [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho letto sulla locandina &#8220;carta cacca di elefante&#8221; mi sono fermata per vedere di che cosa si trattava. Sullo scaffale erano esposti principalmente quaderni, agende telefoniche, libri con pagine bianche, buste e carta da lettera. Tutti articoli prodotti con una carta dall&#8217;aspetto molto gradevole e in vari colori, se non ci fossero state delle particelle scure qua e là l&#8217;avrei scambiata per una carta prodotta con stoffa che anni fa vendevano nelle mesticherie per le belle arti di Firenze.<span id="more-2455"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2488" title="Elephant dung paper" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Elephant-dung-paper2-300x210.jpg" alt="Elephant dung paper" width="300" height="210" />Invece su un foglio informativo appoggiato sullo scaffale si poteva leggere che la carta è prodotta per il 75% da sterco di elefante e per il 25% da carta riciclata.</p>
<p>Naturalmente questa carta e gli articoli realizzati con essa sono tipici prodotti di nicchia, mai arriveranno negli uffici e nelle scuole. Ma per fare un regalo è perfetta: bella, originale e dall&#8217;origine interessante. Lo sterco utilizzato per la lavorazione della carta proviene da elefanti dello Shri Lanka, un paese dove questi animali di statura ingombrante hanno la vita sempre più dura. Il motivo principale è da ricercare nel fatto che sempre più terra viene urbanizzata e coltivata e quindi la grande quantità di cibo e spazio necessario per il benessere degli elefanti diventa sempre più difficile da garantire. Ormai, per una grande parte della popolazione, l&#8217;elefante è un animale problematico, e meno esemplari sono in circolazione, meglio è.<br />
Una decina di anni fa, una persona illuminata di nome Thusitha Ranasinghe, ebbe un&#8217;idea brillante: rivalutare<img class="alignright size-medium wp-image-2492" title="cacca" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cacca-300x224.jpg" alt="Carta cacca di Elefante" width="300" height="224" /> l&#8217;elefante facendolo diventare fonte di una materia prima e quindi di reddito assicurato. Cominciò così a comperare sterco di elefante per usarlo nella produzione di carta e fondò la società<a href="http://www.vagamondi.net/download/maximus_ita.pdf" target="_blank"> Maximus</a>. Dopo  un periodo di rodaggio, venne depositato il brevetto <em>Elephant Dung Paper. </em>La produzione oggi è in continua crescita e dai 7 dipendenti iniziali si è arrivati in breve tempo a 35. Sono ben avviate le esportazioni in molti paesi del mondo. In Italia distributore unico è la società <a href="http://www.vagamondi.net" target="_blank">Vagamondi</a>, che vende anche via Internet.<br />
La materia prima per produrre questa bella carta è rinnovabile per eccellenza e non finirà a patto che si lascino vivere gli elefanti: ogni esemplare ne produce tra 180 e 200 kg al giorno!<em> </em></p>
<p>Una rubrica telefonica o un quaderno colorato potrebbe essere un originale e &#8220;educativo-informativo&#8221; regalino da fare a figli o nipoti adolescenti: illustra nella maniera più essenziale la caratteristica di un materiale rinnovabile.  E anche di un progetto che salvaguarda la vita di questi intelligenti pachidermi.<img class="alignright size-medium wp-image-2505" title="Foto 402" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Foto-402-300x224.jpg" alt="Foto 402" width="300" height="224" /></p>
<p><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></p>
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<div><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></div>
<div><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></div>
<div><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></div>
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<div><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></div>
<div><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></div>
<div><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></div>
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<p><em><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"><span style="font-family: Gen_Trebuchet-MS_Italic; color: #231f20; font-size: small;"> </span></span></span></em></p>
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		<title>Verde Londra</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei preparativi dei miei viaggi non ho mai incontrato tanta facilità nel trovare delle soluzioni ecosostenibili come mi è capitato di recente quando ho deciso di andare a Londra. E&#8217; cominciato quando ho cercato su Internet i collegamenti tra l&#8217;aeroporto e la città: senza aver fatto una particolare ricerca mi è subito saltata all&#8217;occhio la voce &#8220;Organic [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei preparativi dei miei viaggi non ho mai incontrato tanta facilità nel trovare delle soluzioni ecosostenibili come mi è capitato di recente quando ho deciso di andare a Londra. E&#8217; cominciato quando ho cercato su Internet i collegamenti tra l&#8217;aeroporto e la città: senza aver fatto una particolare ricerca mi è subito saltata all&#8217;occhio la voce <a href="http://www.visitlondon.com/people/green/organic-london" target="_blank">&#8220;Organic London&#8221;</a>,  molto ben evidenziata all&#8217;internoe del grande sito <a href="http://www.visitlondon.com/" target="_blank">Visit London</a>.<span id="more-2129"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2142" title="109" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/1091-300x200.jpg" alt="Verde Londra" width="300" height="200" />Cliccando <em>Organic London</em> si trovano indirizzi, foto e descrizioni di ristoranti, coffee shops, mercati e negozi specializzati in prodotti biologici ed ecologici sparsi nei vari quartieri della città. Ci sono indirizzi per tutte le necessità: negozi che vendono scarpe, abbigliamento, cosmetica, alimenti, articoli per l&#8217;infanzia, tutti prodotti con materiali e sistemi di lavorazione ecologici. Inoltre si pososno trovare anche indirizzi di ristoranti vegetariani, ristoranti con cibi certificati biologici, ecc.</p>
<p>Sono anche elencati, con tanto di cartine stradali, gli indirizzi delle varie sedi di <em>Organic Planet, </em>una<em> </em>catena di supermercati bio paragonabile al nostro <em>NaturaSì</em>. Con la differenza che <em>Organic Planet</em> offre un servizio in più: un angolo con ristorante self service, organizzato con molta semplicità: un banco lungo la vetrata del negozio e qualche tavolino dentro e fuori. Vi si trova sempre una piccola scelta di piatti caldi, inoltre torte e caffé/té e succhi di frutta e di carote centrifugati al momento.  Nei giorni in cui ci sono andata, il locale era sempre pieno sia a pranzo che a  cena.</p>
<p>Ma tornando al sistema divulgativo della Londra verde: sempre in <em>Organic Planet </em>si può scaricare e stampare un pdf con la descrizione degli ultimi nati tra negozi e ristoranti eco/bio. Poi, una volta arrivata nella città, basta andare in una qualsiasi libreria, recarsi nell&#8217;angolo delle guide turistiche per Londra e la Gran Bretagna, e si trovano guide stampate per trovare indirizzi dove dormire, mangiare e acquistare in maniera sostenibile.</p>
<p>Inutile dire che mi è piaciuto molto questa possibilità di spendere i miei soldi in maniera selettiva e mirata.</p>


<p>Articoli collegati:<ol><li><a href='http://www.esseresostenibili.it/stilidivita/in-giro-per-i-ristoranti/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I ristoranti Ethos'>I ristoranti Ethos</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Spegnere i climatizzatori? No, ma&#8230;</title>
		<link>http://www.esseresostenibili.it/stilidivita/spegnere-i-climatizzatori/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 09:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In Spagna per accendere un climatizzatore ci devono essere almeno 24 gradi. In Corea e in Cina 26 gradi. Anche se a Nanchino hanno permesso di metterli in funzione soltanto quando la colonnina del termometri ha segnato i 33 gradi. In Giappone, da tempo, la soglia è quella dei 28 gradi. L&#8217;obiettivo? Risparmiare energia.E anche, [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Spagna per accendere un climatizzatore ci devono essere almeno 24 gradi. In Corea e in Cina 26 gradi. Anche se a Nanchino hanno permesso di metterli in funzione soltanto quando la colonnina del termometri ha segnato i 33 gradi. In Giappone, da tempo, la soglia è quella dei 28 gradi. L&#8217;obiettivo? Risparmiare energia.<span id="more-175"></span><img style="float:left" title="Condizionatore" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/250px-air_conditionersvg1.png" alt="Spegnere i climatizzatori? No, ma..." width="250" height="186" />E anche, aggiungiamo noi, forzare un po&#8217; il buon senso delle persone che, a volte, pare l&#8217;abbiano perso. Perchè, infatti, lasciare acceso il condizionatore tutto il giorno quando non si sta in casa? C&#8217;è chi lo fa.</p>
<p>Perchè tenere acceso il condizonatore al massimo e lasciare aperte le finestre della stanza? C&#8217;è chi lo fa. Perchè tenere la temperatura a 20-21 gradi, indossare maglie e maglioni in piena estate e rischiare di ammalarsi? C&#8217;è chi lo fa.</p>
<p>Tanto per puntare il dito contro qualcuno: negli Stati Uniti ovunque si vada sembra di entrare in una ghiacciaia. Purtroppo anche in Italia alcune aziende, locali, negozi, enti hanno adottato questo sconsiderato sistema.</p>
<p>In Italia pare siano installati ben 9 milioni di apparecchi di cui soltanto il 30% risulta in classe<strong> </strong>A<strong> </strong>(cioè quella a massima efficienza energetica), perchè costano un po&#8217; di più degli altri. In compenso i condizionatori di classe inferiore consumano parecchio: in sei ore quanto un frigoriferi da 300 litri in una giornata (lo ha scritto sul settimanale <em>Io donna</em> Milena Gabanelli).<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/461px-un_comune_ventilatore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-178" title="461px-un_comune_ventilatore" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/461px-un_comune_ventilatore-230x300.jpg" alt="ventilatore da Wikipedia" width="230" height="300" /></a></p>
<p>E allora? Diamoci una regolata. Pare che a Milano il sindaco Letizia Moratti abbia abbasato l&#8217;aria condizionata nel suo ufficio, mentre in alcune sedi della Regione Lombardia e della Provincia sia già in uso il limite dei 24 gradi. E perchè non installare un ventilatore o delle pale a soffitto per combattere il caldo?</p>
<p>La parola d&#8217;ordine deve essere ecoefficienza<strong>.</strong> E non significa, in nome dell&#8217;ecofficienza, dire addio al comfort. E il discorso non deve essere fatto soltanto ora che siamo in estate. Ma anche fra qualche mese quando si riaccenderanno i riscaldamenti. Occorrono impianti risparmiosi e soprattutto non si deve sprecare energia preziosa. Gli incentivi, per cambiare caldaie e migliorare la coibentazione degli edifici già esistenti, non mancano. Vi sembra logico lasciare aperte le finestre perchè nei palazzi, nelle scuole, etc. fa troppo caldo? Eppure succede.</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggi: i timori di Leo Hickman</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 09:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le mete che tutti cercano per lasciarsi alle spalle routine e stress? Luoghi incontaminati, misteriosi, affascinanti dove grogiolarsi al sole. la ricetta ideale per stare bene dunque è un bel viaggio. Ma viaggiare fa davvero bene alla salute e, soprattutto all&#8217;ambiente? Il giornalista inglese Leo Hickam nutre qualche dubbio in proposito. E lo esterna. Nella [...]


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<li><a href='http://www.esseresostenibili.it/ambiente/libro-bianco-sui-parchi/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Libro bianco sui Parchi'>Libro bianco sui Parchi</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le mete che tutti cercano per lasciarsi alle spalle routine e stress? Luoghi incontaminati, misteriosi, affascinanti dove grogiolarsi al sole. la ricetta ideale per stare bene dunque è un bel viaggio. Ma viaggiare fa davvero bene alla salute e, soprattutto all&#8217;ambiente? Il giornalista inglese Leo Hickam nutre qualche dubbio in proposito. E lo esterna. Nella sua rubrica Ethical Living sul quotidiano The Guardian e nel suo libro. <em>Ultima chiamata</em> (Ponte alle Grazie)<span id="more-123"></span> <a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/Hickman_Ultima chiamata.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/Hickman_Ultima chiamata.jpg" alt="Viaggi: i timori di Leo Hickman" width="150" title="Viaggi: i timori di Leo Hickman Photo" /></a>– un viaggio alla ricerca dei veri costi delle nostre vacanze nelle località più note e rinomate del mondo. Hickman è stato a Milano e gli abbiamo rivolto alcune domande:<a title="foto Linda Nylind" href="http://www.bioblog.eu/wp-content/uploads/2008/03/hickman-2-photo-by-linda-nylind.jpg"><img class="alignright" style="float: right;" title="foto Linda Nylind" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/Hickman2.jpg" alt="foto Linda Nylind" width="180" align="right" /></a></p>
<p><strong>Qual è stato il Paese che l&#8217;ha più sconvolto nel suo viaggio?</strong><br />
La Thailandia. Dovere intervistare prostitute o piccoli schiavi del lavoro minorile è stata un esperienza dura. I danni del turismo in questo paese sono davvero peggiori di quanto mi aspettassi.<br />
<strong>Pensava che la situazione fosse così grave?</strong><br />
Non così grave. D&#8217;altronde ho scelto la Thailandia perché mi consentiva di analizzare almeno tre forme di turismo: quello delle avanguardie, dei saccopelisti, quello sessuale e il turismo di massa. Ma il degrado della situazione mi ha molto colpito.<br />
<strong>Quali sono i Paesi ormai senza chances?<br />
</strong>Non parlerei di interi paesi, piuttosto di località ormai devastate, perdute: Cancun in Messico, ad esempio, oppure alcune zone della Spagna, come Benidorm, credo davvero che abbiano passato il punto di non ritorno.<br />
<strong>Quali località salverebbe, a tutti i costi?<br />
</strong>Naturalmente è necessario fare sforzi su tutti i fronti, ma se proprio dovessi porre delle priorità ci sono luoghi che vieterei completamente al turismo. Penso a paesaggi meravigliosi ma dagli equilibri molto delicati, come l&#8217;Antartica. Purtroppo anche questi luoghi stanno per divenire mete turistiche e questo li condanna a una fine quasi certa.<br />
<strong>E&#8217; giusto parlare di turismo prima e dopo l&#8217;avvento dei viaggi low cost?<img style="float: left;" title="aereo-ryanair.jpg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/areo_Ryanair.jpg" alt="areo-ryanair" width="140" /><br />
</strong>Sì, certo, l&#8217;introduzione dei voli low cost ha aperto un capitolo completamente nuovo del turismo, trasformandone l&#8217;essenza e l&#8217;impatto in maniera radicale. La cosiddetta liberalizzazione dei cieli (introdotta dall&#8217;Unione Europea a metà degli anni 90) ha aperto i mercati dei voli turistici. Ma questa democratizzazione ha prodotto e sta producendo enormi danni ambientali.<br />
<strong>E&#8217; davvero praticabile la soluzione della Lotteria che viene suggerita nel suo libro: estrarre ogni anno un certo numero di nomi di persone e permettere soltanto a loro di raggiungere una certa meta? C&#8217;è una</strong> <strong>via o più vie di scampo praticabili?<a title="venezia-gondole.jpg" href="http://www.bioblog.eu/wp-content/uploads/2008/03/venezia-gondole.jpg"><img style="float: right;" title="venezia-gondole.jpg" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/venezia_gondole.jpg" alt="venezia-gondole.jpg" width="150" height="100" /></a><br />
</strong>Nessuno ha provato la soluzione della lotteria, finora. Eppure per alcune mete (penso a Venezia, al Machu Pichu, le Maldive), che soffrono di un numero eccessivo di turisti tale da minacciare la loro stessa esistenza, la cosa potrebbe funzionare. Tuttavia è una misura che devono decidere i governi locali, non può essere imposta ma deve essere adottata consapevolmente.<br />
Altre soluzioni sono la nascita di un mercato equo e solidale, analogo a quello dei prodotti alimentari, per gli hotel, in modo che il turista possa scegliere strutture i cui profitti vadano realmente alle popolazioni locali e non tornino subito indietro a rimpinguare i capitali delle grandi multinazionali.</p>
<p>Inoltre è necessario che i turisti siano informati il più possibile sulle mete che visitino. Credo infatti che una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni può aiutare a fare le scelte più giuste. Dunque documentarsi è davvero necessario.<strong><br />
Si riuscirà davvero ad arginare l&#8217;onda d&#8217;urto dei turisti cinesi e asiatici in generale?<br />
</strong>Non trovo giusto fermare i turisti asiatici. Hanno il nostro stesso diritto di spostarsi. Anzi, se vogliamo, noi abbiamo viaggiato in lungo e in largo per decenni, e ora viene anche il loro turno. Si tratta di essere consapevoli sempre più dell&#8217;impatto del turismo e di trovare modi per limitare il nostro impatto sul pianeta.<strong><br />
Cosa farà per compensare tutte le emissioni del suo lungo viaggio per scrivere il libro? Si sente molto in colpa?<br />
</strong>Certo, un po&#8217; mi sento in colpa. Ma viaggiare è stato necessario per capire cose che dalla poltrona di casa non avrei mai scoperto. Spero che il libro contribuisca alla diffusione di una cultura tesa a diminuire il nostro impatto ambientale di viaggiatori. Si tratta di un investimento per il futuro. <img style="float: right; margin-left: 5px;" title="Sdraio e spiaggia" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/2008/06/sdraio_e_spiaggia.jpg" alt="Sdraio e spiaggia" width="150" />Quanto ad altre forme di compensazione delle emissioni causate dai miei viaggi, sono contrario a piantare alberi per compensare le emissioni prodotte: si tratta di differenti tipi di emissioni, gli effetti compensativi necessitano di moltissimo tempo e poi mi pare un modo per lavarsi la coscienza e, tutto sommato, per dire: ok, puoi viaggiare e inquinare quanto vuoi, se poi paghi, o pianti un tot numero di alberi, mentre dobbiamo imparare a viaggiare di meno e in modo di nuovo, riscoprire il senso vero e il valore vero del viaggio, consapevoli dei suoi costi.</p>


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