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	<title>Essere sostenibili &#187; Animali</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>Api, fiori e il nostro contributo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi 20 anni le api sono diminuite dappertutto. Il fenomeno si è verificato per la prima volta nel nord Europa, in particolare nei Paesi Bassi, dove monocolture e coltivazioni di fiori manipolati ed incrociati hanno avuto successo prima che in altri posti. Oggi la morìa delle api è un fenomeno che tocca anche noi, in Italia. [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 20 anni le api sono diminuite dappertutto. Il fenomeno si è verificato per la prima volta nel nord Europa, in particolare nei Paesi Bassi, dove monocolture e coltivazioni di fiori manipolati ed incrociati hanno avuto successo prima che in altri posti. Oggi la morìa delle api è un fenomeno che tocca anche noi, in Italia. Ecco perché viene spontaneo chiedersi se anche noi, normali cittadini, possiamo fare qualcosa per combatterlo <span id="more-3193"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/052.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3196" title="052" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/052-300x218.jpg" alt="Api, fiori e il nostro contributo" width="300" height="218" /></a>o possiamo soltanto recitare il ruolo dello spettatore angosciato? In fin dei conti sono a rischio, oltre al miele, tutti i prodotti vegetali dato che il 90% dei prodotti agricoli viene impollinato dalle api.</p>
<p>Girano varie ipotesi sulla morìa delle api, ma ce n&#8217;è una sola sulla quale tutti gli addetti concordano: più specie vegetali selvatiche spariscono, meno api ci sono. Più viene impoverita la biodiversità di una zona, meno api la &#8220;frequentano&#8221;. Più prati all&#8217;inglese e monocolture prendono il posto di prati naturali, sottoboschi e siepi misti e alberi da frutta &#8220;spontanei&#8221;, più le api si dileguano. Accertato questo fatto, molti di noi possono fare qualcosa- nel loro piccolo &#8211; e, è cosa risaputa, tante gocce fanno un lago.</p>
<p>Per chi possiede un giardino, anche se di pochi metri quadrati oppure un terrazzo dove mettere piante e fiori, la primavera è la stagione ideale per pianificare la propria azione pro api. Il primo passo da fare è modificare i parametri di valutazione:  acquistare piante a caro prezzo presso un Centro di vendita specializzato non è l&#8217;unico criterio adatto per avere un giardino bello e naturale. Esistono invece in ogni posto delle piante resistenti al clima e ai parassiti con delle fioriture colorate e prolungate. Un esempio può essere la buddleja (Buddleja japonica), un arbusto che si trova facilmente ai bordi di fiumi e strade, chiamata anche albero delle farfalle: ha una fioritura violetta, molto prolungata, che attira molto le api. Lo stesso vale per un altro arbusto rustico, il lillà (Syringa vulgaris, sulla foto), per la lavanda, la ginestra, il fiore del trifoglio o per la bellissima phacelia. In genere, le api trovano il polline nei fiori colorati, rustici e naturalmente privi di trattamenti antiparassitari.</p>
<p>Un altro parametro da cambiare se si vuole creare un ambiente pro api è quello con il quale si valuta di solito un prato:<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/132.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3215" title="132" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/132.jpg" alt="Api, fiori e il nostro contributo" width="296" height="239" /></a> un prato da golf senza fiorellini e senza le cosiddette erbacce è il verde più sterile che ci possa essere. Infatti, non attira né farfalle né api. Per avere un prato naturale basta evitare di fare la guerra a tutti i vegetali che non assomiglino a fili di erba ( e fanno sembrare il prato un grande zerbino di plastica), ma lasciare che la natura faccia il suo corso creando la biodiversità necessaria alle creature fantastiche che sono le api.</p>
<p>I parchi comunali potrebbero fare da esempio!</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Meat Free day</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 08:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciascuno di noi può davvero contribuire a combattere il cambiamento climatico. Lo sostiene il 67enne Paul McCartney. L’ex Beatles ha infatti lanciato una campagna per diminuire il consumo di carne che ha presentato, tra l’altro, anche al Parlamento europeo. Il titolo-slogan è: “Meat-free Monday” Non mangiamo la carne almeno il lunedì.Il settore dell’allevamento produce infatti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciascuno di noi può davvero contribuire a combattere il cambiamento climatico. Lo sostiene il 67enne Paul McCartney. L’ex Beatles ha infatti lanciato una campagna per diminuire il consumo di carne che ha presentato, tra l’altro, anche al Parlamento europeo. Il titolo-slogan è: “Meat-free Monday” Non mangiamo la carne almeno il lunedì.<span id="more-2760"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2768" title="Paul McCartney " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Paul_McCartney-r-300x249.jpg" alt="Paul McCartney " width="300" height="249" />Il settore dell’allevamento produce infatti il 18% del totale dei gas serra (in particolare ossidi di azoto e di metano) emessi nell’atmosfera, ovvero più del settore dei trasporti che arriva solo al 13%.</p>
<p>Se nei Paesi occidentali tutti limitassero il proprio consumo di carne a cinque o sei giorni la settimana, le emissioni di gas serra mondiali potrebbero essere ridotte del 5-8 per cento. Questo renderebbe molto più facile il compito dei governi per raggiungere un accordo internazionale al vertice Onu di Copenaghen sul clima, che mira a contenere entro un limite massimo di 2 gradi il riscaldamento globale.</p>
<p>“Dobbiamo aiutare la gente a cambiare i loro comportamenti quotidiani, ed è fattibile: dobbiamo incoraggiarli con gentilezza e mostrare loro cosa può essere fatto” ha detto PaulMcCartney. “Per questo, fra l’altro, ho scritto una canzone che si trova sul mio sito web per il <a href="http://www.supportmfm.org" target="_blank">Meat-Free Day</a>”.</p>
<p>«Non sono un politico &#8211; ha proseguito McCartney &#8211; e non so quanto potrà essere fatto a Copenaghen, ma si può rendere la gente consapevole del pericolo che corriamo e delle possibili soluzioni».</p>
<p>Il cambio di abitudini alimentari ridurrebbe tra l’altro il rischio di malattie cardiache, infarto, tumore ed altre patologie; renderebbe gran parte dei terreni coltivati a cereali per nutrire gli animali “da carne” e “da latte” disponibili per altre coltivazioni destinate a uomini che magari oggi soffrono la fame; aiuterebbe a conservare le foreste, i prati e altri ambienti naturali e diminuirebbe l’inquinamento delle acque causato da fertilizzanti e pesticidi.</p>
<p>Per dare una mano al pianeta ai cattolici basterebbe ripristinare l’usanza del “venerdì di magro”e cioè non mangiare carne (e anche salumi naturalmente perché sempre carne sono) in quel giorno. Una volta tanto essere credenti significherebbe fare un gesto concreto per essere d’aiuto. A noi,ma soprattutto alle prossime generazioni.</p>


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		<title>Parco anch&#8217;io</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 11:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il più entusiasta è stato mio figlio. Non si era mai addentrato all’interno di una palude camminando su di uno speciale percorso rialzato fatto di centinaia di metri di passerelle in legno. Non si era mai messo in osservazione di uccelli nascosto in un casotto di legno. Non aveva mai percorso in battello un fiume [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il più entusiasta è stato mio figlio. Non si era mai addentrato all’interno di una palude camminando su di uno speciale percorso rialzato fatto di centinaia di metri di passerelle in legno. Non si era mai messo in osservazione di uccelli nascosto in un casotto di legno. Non aveva mai percorso in battello un fiume alla scoperta delle bellezze naturalistiche di una riserva protetta. <span id="more-2532"></span><img class="alignleft size-full wp-image-2534" title="cannucce r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cannucce-r.jpg" alt="cannucce r" width="300" height="225" />Un’esperienza unica dunque quella che ha vissuto( e abbiamo insieme a lui vissuto)  nella Riserva naturale regionale Nazzano, Tevere-Farfa, la prima aerea protetta istituita dalla regione Lazio nel 1979 (trent’anni di vita dunque: auguri!), oltre che, ho scoperto ben presto, una delle zone umide di importanza internazionale tutelate dalla Convenzione di Ramsar. Complice la bella giornata autunnale abbiamo così visto diversi esemplari di uccelli: alcuni germani reale, un airone cinerino, diversi svassi e folaghe e cormorani.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2536" title="flavio spiega r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/flavio-spiega-r-300x237.jpg" alt="flavio spiega r" width="300" height="237" />Interessante è anche stata la “lezione” di botanica raccontataci di Flavio, uno dei guardaparco, mentre camminavamo sui bel sentieri alberati. Abbiamo così appreso, per esempio, che l’ontano ha un legno che non marcisce a contatto dell’acqua, ma anzi diventa ancor più duro e quindi adattissimo per la costruzione di palafitte (anche le fondamenta di numerose case veneziane lo hanno utilizzato).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2537" title="cormorano r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cormorano-r.jpg" alt="cormorano r" width="300" height="241" />Molto istruttivo è poi stato apprendere, una volta di più, di quanti danni abbia provocato l’uomo introducendo animali o piante estranei all’habitat originario: dai gamberetti della Luisiana che hanno cannibalizzato i nostri gamberetti di fiume alle canne che hanno la meglio sulle “cannucce” locali. Sorprendente è stato vedere il Tevere ricco di vita e quindi pulito (diventa una fogna quando vi si immette l’Aniene, dopo aver passato la città di Roma).</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2538" title="camminamento r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/camminamento-r-300x290.jpg" alt="camminamento r" width="300" height="290" />Interessante scoprire che i cinque impianti fotovoltaici installati nella riserva coprono circa il 60% del fabbisogno della stessa (a breve anche i battelli utilizzati per le gite d’acqua saranno azionati dall’elettricità).</p>
<p>Una visita guidata in nome della sostenibilità resa possibile grazie a un’iniziativa che va giustamente lodata e additata a esempio per le altre Regioni: “Parco anch’io” organizzato dall’Agenzia regionale parchi e dalle Aree protette regionali, che propongono la visita gratuita, con partenza in pullman da Roma, delle aree protette del Lazio su prenotazione. Ma il turismo intelligente proposto dalla Regione Lazio non finisce qui. Ci sono anche i Campi Ambiente junior ed evergreen, in calendario tutto l’anno durante i week-end, che offrono interessanti programmi educativi-ricreativi con un contributo modestissimo di 3-5 euro a seconda della meta.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2539" title="all'uscita r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/alluscita-r-300x214.jpg" alt="all'uscita r" width="300" height="214" />Ma come finisce ogni gita sostenibile? Mangiando e assaggiando i gustosi prodotti di qualità locali.</p>
<p>Si chiama infatti ”Natura in campo” il marchio creato di recente per caratterizzare i prodotti delle aree protette del Lazio. Noi abbiamo assaggiato alcuni biscottini secchi ( e li consigliamo), ma sono più di 70 i produttori che aderiscono al marchio….</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Test zanzare e nano capsule</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 09:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Montecatini è appena partito un progetto unico in Europa che durerà fino al prossimo dicembre: un censimento per conoscere sesso e abitudini delle zanzare tigre, contarne le uova e quindi distruggerne le larve. Grazie a trappole e sostanze non tossiche per l’uomo ideate e messe a punto in collaborazione con le università di Pisa [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">A Montecatini è appena partito un progetto unico in Europa che durerà fino al prossimo dicembre: un censimento per conoscere sesso e abitudini delle zanzare tigre, contarne le uova e quindi distruggerne le larve. Grazie a trappole e sostanze non tossiche per l’uomo ideate e messe a punto in collaborazione con le università di Pisa e di Ratisbona.<span id="more-2061"></span> </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2063" title="tessuto-antizanzare-ridotto" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/tessuto-antizanzare-ridotto-300x225.jpg" alt="Test zanzare e nano capsule" width="300" height="225" /></span>In attesa dei risultati finali e dell’eventuale estensione delle soluzioni attuabili, ci si arrangia come può. Qualche esempio? I “Bat box”, casette in legno per accogliere i pipistrelli ,noti divoratori di insetti e quindi di zanzare ( un esemplare adulto, del peso di circa 25 grammi, consuma ogni notte una media di duemila zanzare, vale a dire una quantità pari a circa il suo peso). Nel comune di Saronno (Va) le casette saranno collocate all&#8217;interno dei centri abitati, in parchi pubblici e giardini. </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ma cosa può fare ognuno di noi quando è sotto “assedio”? Le ultime novità contro le zanzare sono due: il <a href="httpwww.msquitoweb.it" target="_blank">mosquitaire</a> e uno speciale tessuto ricoperto di nano-capsule contenente una sostanza repellente atossica per l’uomo. Il primo è una trappola cilindrica contenente segnali visivi che attraggono le zanzare tigre e una sostanza odorosa simile all’odore della pelle umana. Grazie a una ventola interna le zanzare vengono risucchiate e imprigionate in una rete.  Si può costruire da soli o acquistare. In genere, leggendo i commenti di chi se ne è dotato, l&#8217;effetto è ottimo. E senza alcuna controindicazione!</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il tessuto, davvero innovativo grazie alla presenza delle nanocapsule (sono impossibili da vedere a occhio nudo) invece viene usato per confezionare coprimaterassi e copriguanciali. Insomma, basta coricarsi e la pressione esercitata dal corpo fa aprire le nano-capsule e uscire la sostanza che mette ko le zanzare. </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Increduli? Lo ero anch’io all’inizio, eppure funziona! Ho testato un paio di copricuscini e di zanzare nemmeno l&#8217;ombra&#8230;nell&#8217;aria non si sente più il temuto ronzio, ma soltanto un piacevole profumo di limone (che si sprigiona all&#8217;apertura delle capsule.</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">I copriguanciali e il coprimaterasso si possono lavare alla bisogna e sono “garantite” per almeno una decina di lavaggi, quindi per altrettanti anni calcolando che si mettono sotto lenzuola e federe. Dove si acquistano? Nei negozi che trattano <a href="http://www.consorziomaterassi.it" target="_blank">materassi di qualità</a>. Chi ha sviluppato la tecnologia per prima, comunque è la <a href="httpwww.simam.it" target="_blank">Simam</a>. che, appunto, fa parte del Consorzio produttori di qualità.<br />
</span></p>


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		<title>Meno risorse ai parchi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 11:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse passerà inosservato perché i riflettori saranno puntati ancora sul prossimo divorzio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, ma il taglio in Finanziaria delle risorse a tutela della natura (-12%) e dei parchi nazionali (-12%) pare ormai cosa fatta. C'è da sapere che i parchi nazionali sono 22 e due sono in attesa di essere istituiti. Quanto si spendeva fino ad ora per ettaro? [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Forse passerà inosservato perché i riflettori saranno puntati ancora sul prossimo divorzio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, ma il taglio in Finanziaria delle risorse a tutela della natura (-12%) e dei parchi nazionali (-12%) pare ormai cosa fatta. C&#8217;è da sapere che i parchi nazionali sono 22 e due sono in attesa di essere istituiti. Quanto si spendeva fino ad ora per ettaro? <span id="more-1545"></span><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1548" title="cinque_terre_map" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cinque_terre_map-300x206.png" alt="Meno risorse ai parchi" width="300" height="206" /></span>38 euro mentre, per esempio, in Spagna ne vengono destinati 75 come scrive Antonio Cianciullo,  giornalista di <em>La Repubblica</em>, nel suo Blog del 30 aprile scorso. Pochino pochino insomma per evitare il consumo di territorio prezioso, di cementificare, per salvaguardare specie e biodiversità. Pochino pochino.Nonostante questo però alcuni parchi virtuosi ci sono stati. Dal 2001 al 2004 diversi parchi hanno migliorato addirittura del 50% la loro capacità di autofinanziarsi passando dal 9,5% al 19% appunto. Il <a href="http://www.pnab.it" target="_blank">Parco nazionale dell’Adamello Brenta</a> e quello delle <a href="http://www.dolomitipark.it" target="_blank">Dolomiti bellunesi</a> hanno ottenuto la certificazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/EMAS" target="_blank">Emas</a> (Eco Management and audit scheme, è uno strumento di valutazione volontario per valutare e migliorare le proprie capacità ambientali creato dall’Unione europea). In particolare il <a href="http://www.parconazionale5terre.it" target="_blank">Parco<br />
nazionale delle Cinque Terre </a>è arrivato ad autofinanziarsi del 60%.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ora, è vero che passare da un autofinanziamento minimo al doppio di un autofinanziamento non è poi una così grande impresa. Ma è comunque meglio di niente. A volte poche azioni dettate dal semplice buon senso compiono grandi rivoluzioni. Se dunque la limitazione dei finanziamenti a tutele della natura servissero a stimolare l’imprenditorialità<br />
dei gestori dei Parchi, ben venga questa riduzione. Forse sarebbe anche sufficiente distribuire e ottimizzare le risorse destinate. Perché, lo sappiamo bene, alcuni parchi continuano a rimanere (in pratica) sulla carta pur assorbendo risorse. Premiamo dunque i parchi virtuosi creando un meccanismo ad hoc seppur senza trascurare gli altri. La natura è un bene patrimoniale di enorme valore che va gestito al meglio. Destiniamo a questo compito i cervelli migliori. Non mettiamola in secondo piano. Premiano chi agisce per incrementare il potenziale verde della nostra Italia. E soprattutto non facciamo che la burocrazia soffochi idee e iniziative.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Infine, un monito: cerchiamo di capire come verranno destinati i fondi “sottratti” alla tutela ambientale.</span></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pulci e zecche</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 09:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alternativa a insetticidi]]></category>
		<category><![CDATA[antipulci efficaci]]></category>
		<category><![CDATA[curare gli animali con l'omeopatia]]></category>
		<category><![CDATA[olii essenziali contro leishmania]]></category>
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		<description><![CDATA[Si sta avvicinando la stagione in cui l'amore incondizionato verso i nostri cani e gatti viene disturbato dalla presenza di fastidiosi parassiti come zecche e pulci. Per combatterli esiste una valida alternativa ai prodotti aggressivi tipo Frontline, che sono dei veri insetticidi e sicuramente non fanno bene alla salute degli animali? L'abbiamo chiesto a David Bettio,  [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si sta avvicinando</strong> la stagione in cui l&#8217;amore incondizionato verso i nostri cani e gatti viene disturbato dalla presenza di fastidiosi parassiti come zecche e pulci. Per combatterli esiste una valida alternativa ai prodotti aggressivi tipo Frontline, che sono dei veri insetticidi e sicuramente non fanno bene alla salute degli animali? L&#8217;abbiamo chiesto a David Bettio,<span id="more-1460"></span> <img class="alignleft size-full wp-image-1472" title="1551" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/1551.jpg" alt="Pulci e zecche " width="303" height="204" />un veterinario impegnato da molti anni nella formazione e divulgazione di alternative all&#8217;allevamento tradizionale degli animale, <a href="http://olikos.wordpress.com/ " target="_blank">con riguardo specifico all&#8217;omeopatia</a>. Ecco cosa ci ha risposto:</p>
<p>&#8220;Purtroppo è <a href="http://omeopatiaebiologico.wordpress.com/ " target="_blank">mia esperienza e quella di colleghi </a>constatare che in commercio non esistono prodotti alternativi antipulci e zecche davvero efficaci. Spesso i prodotti venduti non sono altro che un mix di vari olii essenziali che hanno una funzione parzialmente repellente. Ma in molte zone urbane e in campagna, i parassiti sono molto aggressivi e presenti in grande numero. Si attaccano alla cute e al pelo dell’animale ma i prodotti su base naturale, anche se hanno una certa efficacia, non riescono a combattere il problema in modo definitivo. Possono diminure il numero dei parassiti, ma non eliminarli del tutto.<br />
Potrebbero essere invece davvero utili in patologie trasmesse tramite insetti o altro, come la leishmania. La cura? Preventiva naturalmente  grazie ad un trattamento quotidiano spruzzando sul pelo dell&#8217;animale il mix di oli essenziali indicati.<br />
Da sottolineare, infine, che anche le parassitosi esterne risentono dello stato di salute dell’animale, quindi l’infestazione a parità di ambiente si manifesta in modo più o meno grave se il vostro animale è in forma o sottotono. Non sono i batteri, i virus, i funghi o i parassiti ad essere cattivi, ma i nostri amici animali a essere  più o meno sensibile agli agenti esterni.</p>


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		<title>Oasi: no al consumo di territorio</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 08:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1295" title="c-franck-charel-1600-pandas-tour-eiffel2" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/c-franck-charel-1600-pandas-tour-eiffel2-300x200.jpg" alt="Oasi: no al consumo di territorio" width="300" height="200" />So<img src="file:///Users/nicolettapennati/Desktop/panda/(c)%20Franck%20Charel%20-%201600%20Pandas%20Tour%20Eiffel.jpg" alt="Oasi: no al consumo di territorio"  title="Oasi: no al consumo di territorio Photo" />no 1600 e rappresentano, in formato reale, gli ultimi panda al mondo. Hanno invaso per alcuni giorni la piazza davanti alla torre Eifel, a Parigi e, il 18 aprile, arriveranno a Piazza del Popolo, a Roma. L&#8217;obiettivo del <a href="http://www.wwf.it" target="_blank">Wwf </a>che ha organizzato l&#8217;evento è duplice: da un lato sensibilizzare le persone sulle specie in via di estinzione (1130 di mammiferi, tra cui panda, gorilla di montagna, tigre, orso polare, elefante, rinoceronte; 1194 di uccelli per dare qualche numero); dall&#8217;altro invitare tutti a visitare gratuitamente, il 19 aprile, le oasi protette.<br />
Ognuno può così fare la sua parte aderendo ai vari progetti realizzati dal Wwf nel mondo per cercare di arginare il consumo smodato di ambiente e esseri che lo popolano. Salvaguardare gli animali in pericolo di vita è un dovere un segnale preciso CONTRO il sistema &#8220;usa e getta&#8221;: gli animali che ci servono li teniamo e li sfruttiamo in modo intensivo (vedi mucche, galline, pecore, pesci da allevamento, etc.), gli altri li ignoriamo, togliamo loro spazio, mutiamo il loro habitat e li condanniamo a morte.</p>
<p>Le oltre 100 oasi istituite dal wwf in Italia sono invece un tentativo, riuscito, di sottrarre spazio alla cementificazione scellerata. Da quarant&#8217;anni a questa parte, infatti, salvaguardano più di 30 mila ettari di territorio.</p>
<p>Le oasi sono il progetto più importante di tutela diretta della natura che rappresenta tutti gli ambienti principali della penisola, sottratti all&#8217;aggressione del cemento e all&#8217;incuria, difesi dagli incendi e dal bracconaggio, dove una buona parte della biodiversità italiana, tra cui circa 100 specie animali e vegetali, considerate rare o in pericolo nel nostro Paese, hanno uno spazio per continuare a vivere, grazie a centinaia di progetti di tutela.</p>
<p>Qualche esempio? Il lago di Burano in Maremma e la Valle Averto nella laguna di Venezia che sarebbero ancora utilizzati per la caccia agli uccelli migratori; nell’Oasi di Siculiana in Sicilia (oggi Riserva regionale di Torre Salsa) – uno dei tratti più belli e conservati della costa siciliana – dove era in progetto la costruzione di un villaggio turistico; l’Oasi di Monte Arcosu, in Sardegna, dove era a rischio taglio una delle più importanti foreste di sempreverdi del Mediterraneo destinata a lottizzazione edilizia; infine l’oasi di Macchiagrande, vicino a Roma, che avrebbe continuato ad essere un’area saccheggiata, con discariche, pascolo abusivo, attività di caccia e pesca.<br />
Per chi volesse dare un contributo è possibile donare 2 euro inviando un sms al 48544. Per informazioni sui programmi:della giornata delle Oasi: tel. 06/844971.</p>


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		<title>Qua la zampa!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia gli animali domestici sono più di 44 milioni. In testa, come numero, ci sono i pesci da acquario (15,8 milioni), seguiti dagli uccelli (12,1), dai gatti (7,4) e dai cani (6,9). Per loro spendiamo oltre 3200 milioni di euro ogni anno di cui ben 1801 milioni per cure veterinarie e più di 1200 [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1323" title="berryl-dorme" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/berryl-dorme.jpg" alt="Qua la zampa!" width="231" height="273" />In Italia gli animali domestici sono più di 44 milioni. In testa, come numero, ci sono i pesci da acquario (15,8 milioni), seguiti dagli uccelli (12,1), dai gatti (7,4) e dai cani (6,9). Per loro spendiamo oltre 3200 milioni di euro ogni anno di cui ben 1801 milioni per cure veterinarie e più di 1200 milioni per l’acquisto di cibo. Quest&#8217;ultimo dato, viene dal Rapporto <a href="http://www.assalco.it" target="_blank">Assalco</a> 2009 (l&#8217;Assalco è l&#8217;Associazione nazionale imprese per l&#8217;alimentazione e la cura degli animali da compagnia) e riguarda in particolare il cibo per cani e gatti. E poi altre decne di migliaia di euro per medicinali, accessori, toelettatura, pensioni, addestramento, acquisto, etc. Insomma, un business non da poco di cui si parlerà a <a href="http://www.zoomark.it" target="_blank">Zoomark International</a> in calendario a Bologna dal 7 al 10 maggio.<br />
D’altra parte quattrozampe &amp; C. sono diventati parte inscindibile della nostra vita, importanti punti di riferimento cui riversare affetto e attenzioni. Amici fidati che occupano un posto di rilievo nei nostri cuori. Ecco perché, per tutti coloro che hanno avuto un animale o lo hanno, una lettura da fare è “Qua la zampa, dottore!” di Nick Trout (DeAgostini, 16 euro). Il libro racconta una giornata-simbolo delle tante trascorse da un veterinario (l’autore appunto) nella clinica veterinaria Angell Animal Medicl Center di Boston. Sedici racconti in presa diretta. Struggenti, divertenti, appassionati, sconvolgenti, ironici. Tante testimonianze di amore e sofferenza che emozionano e riempiono il cuore.<br />
Un libro che si legge con curiosità dalla prima all’ultima pagina e che a volte induce alla lacrima. Così, almeno, è <img class="alignleft size-full wp-image-1318" title="qualazampa300-21-189x3001" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/qualazampa300-21-189x3001.jpg" alt="Qua la zampa!" width="191" height="303" />capitato a me. Perché mi sono immedesimata in alcuni casi. Perché, da quando ho un cane, la mia vita è cambiata. E non riesco più a immaginarla senza di lei (anche mio marito e mio figlio la pensano come me). La mia è una cucciola meticcia di due anni, si chiama Beryl, dolcissima e bellissima (cuore di “mamma”): snella, pelo di lunghezza media, sopracciglia dorate, zampottoni lunghi. E’ stata male soltanto due volte (un po’ di mal di gola e un’indigestione di frutta: corbezzoli per la precisione) e ha subito un solo intervento, la sterilizzazione. E’ andato tutto benissimo, ma la dose di anestetico (quanto ne ha rigettato in seguito!)l’ha ridotta un cencio e vederla così a terra chiedere aiuti e conforto con quegli occhioni ci ha davvero colpiti nel profondo.<br />
Se si ama si soffre, lo sappiamo. Vale per le persone e ancor più con gli animali così innocenti, generosi e semplici. E’ il minimo voler loro bene e fare di tutto perché stiano bene. E un buon dottore, a volte, fa davvero la differenza.</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La discarica di Mbeubeus</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 08:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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Alla periferia di Dakar, in Senegal, avvolta in un fumo acre, sorge una grande piattaforma di rifiuti, sedimentati da oltre 30 anni. Qui lavorano e vivono, in condizioni limite, circa 2000 persone, tra le quali numerosi bambini, impegnate in svariate attività di recupero. E’ la discarica di Mbeubeus, sorta sull’omonimo lago salato oggi ricolmo di [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/andre-foschi-e-simona-risi.jpg"><br />
</a></p>
<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/si-riciclattoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-810" title="si-riciclattoli" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/si-riciclattoli-300x200.jpg" alt="La discarica di Mbeubeus " width="300" height="200" /></a></p>
<p>Alla periferia di Dakar, in Senegal, avvolta in un fumo acre, sorge una grande piattaforma di rifiuti, sedimentati da oltre 30 anni. Qui lavorano e vivono, in condizioni limite, circa 2000 persone, tra le quali numerosi bambini, impegnate in svariate attività di recupero. E’ <strong>la discarica di Mbeubeus</strong>, sorta sull’omonimo lago salato oggi ricolmo di rifiuti. Da qualche giorno e fino all&#8217;8 marzo, le immagini della discarica senegalese, i filmati sulla discarica e gli ogetti ricavati dai rifiuti della discarica, sono in mostra alla <a href="http://www.casaditolleranza.com" target="_blank">Casa di tolleranza</a>, via Ingegnoli 17, a Milano su prenotazione telefonica.</p>
<p>C’è <strong>un’umanità in fermento:</strong> chi trasforma vecchi stracci in tovaglie e camicie; chi taglia bottigliette di vetro creando bicchieri; chi riassembla arti, teste e busti di bambola per poi rivenderle; chi seziona bombolette spray dando vita a giocattoli di latta. C’è anche una piccola moschea con pareti di latta arrugginita, un emporio, un punto di ristoro&#8230;<br />
Gruppi di bambini rovistano tra i rifiuti in cerca di materiale da recuperare e rivendere. <strong>Andrea Foschi</strong> ha fotografato tutto ciò che ha visto per raccontare di questa umanità, affondata in un dramma che non diventa mai patetico, mentre i rifiuti si decontestualizzano dando vita a un mondo a sè, che possiede anche ironia, dignità e un&#8217;estetica tutta sua.<br />
<strong>Simona Risi,</strong> ha invece realizzato un filmato con la sua videocamera per mostrare, per la prima volta la realtà di Mbeubeus. S<strong>trumento del racconto è Ngor, un bambino di 11 anni,</strong> dedito al business dei rifiuti. Le immagini descrivono la sua giornata accanto ad altre persone (oltre 2mila) che, come lui, selezionano metalli, plastica, cartone per poi andare a rivenderli e ricavare qualche spicciolo.</p>
<p>Immagini tristi e commoventi di questo Sud del mondo.<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/andre-foschi-e-simona-risi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-816" title="andre-foschi-e-simona-risi" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/andre-foschi-e-simona-risi-164x300.jpg" alt="La discarica di Mbeubeus " width="164" height="300" /></a><br />
Fotografie e immagini sono lo spunto per far riflettere sui risultati di un progetto dell’ONG <a href="http://www.fratellidelluomo.org" target="_blank">Fratelli dell’Uomo</a> che ha come obiettivo aiutare i 287 bambini che fino ad poco tempo fa stavano tutto il giorno nella discarica. Oggi, grazie a Fratelli dell&#8217;uomo, questi ragazzi sono impegnati presso <strong>un centro di formazione in attività di</strong> <strong>alfabetizzazione, ricreazione e attività artigianali</strong>. La speranza è che questo primo seme porti come frutto un miglioramento globale di vita di questi bambini, delle loro famiglie e, in senso allargato, della loro comunità.<br />
La mostra è affiancata dagli originali <strong>Riciclattoli, piccole opere d&#8217;arte realizzate in Africa con latta di recupero.</strong><br />
I proventi della vendita delle immagini esposte e dei riciclatoli sono dedicati al progetto di Fratelli dell’Uomo.</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Allevare alpaca: esperimento riuscito</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 14:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NicPen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono circa 150 e ormai si sono ambientati benissimo: sono gli alpaca e le capre d&#8217;angora che l&#8217;azienda umbra la Maridiana Alpaca , prima in Italia, ha cominciato ad allevare nel 1997 per produrre fibre pregiate (significativo anche l’allevamento di pecore incrociate tra sopravvissana e merinos). Il progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea come [...]


Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/images2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-666" title="images2" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/images2.jpg" alt="Allevare alpaca: esperimento riuscito" width="137" height="103" /></a>Sono circa 150 e ormai si sono ambientati benissimo: sono gli alpaca e le capre d&#8217;angora che <strong>l&#8217;azienda umbra la <a href="http://www.alpaca.it">Maridiana Alpaca</a></strong> , prima in Italia, ha cominciato ad allevare nel 1997 per produrre fibre pregiate (significativo anche l’allevamento di pecore incrociate tra sopravvissana e merinos). Il progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea come <strong>progetto pilota</strong> per diffondere l&#8217;iniziativa nelle aree rurali marginali di alta collina o di montagna. Gli animali pascolano su 30 ettari in zona collinare nella Valle del Niccone, Alta Valle del Tevere, al confine tra Umbria e Toscana. La gestione dell’allevamento e lo studio dell’adattamento di questi quadrupedi avvengono in collaborazione con l’<a href="http://www.enea.it"><strong>Enea</strong></a> (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente) e le <strong><a href="http://www.unipg.it">Università di Perugia</a> e <a href="http://www.unicam.it">Camerino</a></strong> (Consorzio Ariane). Dopo un primo periodo di assestamento gli animali hanno cominiato a riprodursi senza problemi e in azienda è cominciata l&#8217;attività di filatura, cardatura, tessitura e vendita di maglie, maglioni, coperte, sciarpe. La filiera, in questo modo, è davvero completa. La tintura, con colori vegetali, avviene in collaborazione con l’<strong>azienda agricola marchigiana <a href="http://www.lacampana.it">La Campana</a></strong>. La Maridiana organizza anche corsi per la lavorazione del feltro, di tintura e tessitura. L’agriturismo è aperto tutto l’anno.</p>


<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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