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	<title>Essere sostenibili &#187; Animali</title>
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	<description>Fatti, persone e novità per una vita sostenibile</description>
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		<title>Stop ai test sugli animali</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 04:48:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sperimentazione su animali da laboratorio produce ogni anno migliaia di vittime. In nome della ricerca cosmetica conigli, cavie e topolini vengono resi cechi, bruciati, feriti e uccisi per testare sempre nuove materie prime da inserire nell’ennesima crema di bellezza. Ѐ lecito tutto questo? La maggioranza degli italiani è fermamente convinta di no. Eppure l’entrata [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La sperimentazione su animali da laboratorio produce ogni anno migliaia di vittime. In nome della <strong>ricerca cosmetica</strong> conigli, cavie e topolini vengono resi cechi, bruciati, feriti e uccisi per testare sempre nuove materie prime da inserire nell’ennesima crema di bellezza. Ѐ lecito tutto questo? La maggioranza degli italiani è fermamente convinta di no. <span id="more-5607"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/LAV29914_CONIGLIO_GUIDA_300.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5610" title="copertina Guida Lav" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/LAV29914_CONIGLIO_GUIDA_300.gif" alt="" width="300" height="290" /></a>Eppure l’entrata in vigore del decreto europeo che porrà fine a queste ingiuste sevizie potrebbe essere nuovamente posticipata. La data cruciale è fissata per l’<strong>11 marzo 2013</strong>, ma il dibattito attualmente in corso al Parlamento Europeo rischia di vanificare l’impegno di chi da anni si batte per porre fine a questo tipo di sperimentazione, la cui utilità è per altro negata da buona parte della comunità scientifica.<br />
Nei week end del <strong>2-3 </strong>e<strong> 9-10 aprile</strong> la <strong>LAV</strong> (<a href="http://www.lav.it" target="_blank">Lega Anti Vivisezione</a>), dà a tutti noi la possibilità di intervenire apponendo la nostra firma sulla petizione <strong>“Stop ai test sugli animali”</strong>, che chiede in modo fermo il rispetto della tempistica prevista per l’applicazione del Decreto UE.  Gli stand dell’associazione saranno presenti in <strong>moltissime piazze italiane</strong> dove sarà possibile ritirare anche una copia della nuova <strong><em>Guida pratica ai cosmetici non testati su animali</em></strong><strong><em> </em></strong>. L’opuscolo, curato dalla<strong> biologa Michela Kuan</strong>, intende metterei in guardia nei confronti di tutti quei prodotti cosmetici che dietro etichette “scintillanti” nascondono la pratica crudele dei test sugli animali. Propone inoltre un elenco completo delle marche, italiane e straniere, la cui produzione è certificata come <em>cruelty-free</em>, ovvero svincolata da qualsiasi tipo di sperimentazione sugli animali. Una tra tutte è <strong>L’erbolario</strong>, brand milanese scelto dalla LAV per la realizzazione del concorso <strong><em>Amali anche quando ti ami</em></strong>, teso a sensibilizzare i consumatori all’acquisto di prodotti la cui certificazione garantisce il pieno rispetto dei diritti animali. Per partecipare è sufficiente apporre la propria firma sulla petizione LAV presso i tavoli dell’associazione o nei punti vendita L’Erbolario. In palio per i vincitori 100 confezioni di prodotti.<br />
Infine, un libro da leggere sull&#8217;argomento: <em><strong></strong><strong>E&#8217; tutto a posto</strong></em> (collana Verdenero, Edizioni Ambiente) di Deborah Gambetta. Un romanzo-inchiesta frutto di mesi di ricerche, un modo per comunicare l&#8217;orrore compiuto da noi umani verso gli animali. Una denincia aperta, un&#8217;occasione di riflessione e soprattutto una spinta ad agire. Per salvare i &#8220;Patatina, Joy, Maggiore, Ellie, Bianchetto e Strike del mondo&#8221; (a loro Gambetta dedica il libro), creature indifese torturate non in nome della scienza, ma del denaro.</p>
<p><a href="http://it.truveo.com/earthlings-Terrestri-Sottotitoli-Italiano/id/2812763014" target="_blank">Cliccando qui</a> potete vedere un filmato sull&#8217;argomento.</p>
<p><em><strong>Rossella Bulla</strong></em></p>
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		<title>Api, fiori e il nostro contributo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi 20 anni le api sono diminuite dappertutto. Il fenomeno si è verificato per la prima volta nel nord Europa, in particolare nei Paesi Bassi, dove monocolture e coltivazioni di fiori manipolati ed incrociati hanno avuto successo prima che in altri posti. Oggi la morìa delle api è un fenomeno che tocca anche noi, in Italia. [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 20 anni le api sono diminuite dappertutto. Il fenomeno si è verificato per la prima volta nel nord Europa, in particolare nei Paesi Bassi, dove monocolture e coltivazioni di fiori manipolati ed incrociati hanno avuto successo prima che in altri posti. Oggi la morìa delle api è un fenomeno che tocca anche noi, in Italia. Ecco perché viene spontaneo chiedersi se anche noi, normali cittadini, possiamo fare qualcosa per combatterlo <span id="more-3193"></span><a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/052.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3196" title="052" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/052-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>o possiamo soltanto recitare il ruolo dello spettatore angosciato? In fin dei conti sono a rischio, oltre al miele, tutti i prodotti vegetali dato che il 90% dei prodotti agricoli viene impollinato dalle api.</p>
<p>Girano varie ipotesi sulla morìa delle api, ma ce n&#8217;è una sola sulla quale tutti gli addetti concordano: più specie vegetali selvatiche spariscono, meno api ci sono. Più viene impoverita la biodiversità di una zona, meno api la &#8220;frequentano&#8221;. Più prati all&#8217;inglese e monocolture prendono il posto di prati naturali, sottoboschi e siepi misti e alberi da frutta &#8220;spontanei&#8221;, più le api si dileguano. Accertato questo fatto, molti di noi possono fare qualcosa- nel loro piccolo &#8211; e, è cosa risaputa, tante gocce fanno un lago.</p>
<p>Per chi possiede un giardino, anche se di pochi metri quadrati oppure un terrazzo dove mettere piante e fiori, la primavera è la stagione ideale per pianificare la propria azione pro api. Il primo passo da fare è modificare i parametri di valutazione:  acquistare piante a caro prezzo presso un Centro di vendita specializzato non è l&#8217;unico criterio adatto per avere un giardino bello e naturale. Esistono invece in ogni posto delle piante resistenti al clima e ai parassiti con delle fioriture colorate e prolungate. Un esempio può essere la buddleja (Buddleja japonica), un arbusto che si trova facilmente ai bordi di fiumi e strade, chiamata anche albero delle farfalle: ha una fioritura violetta, molto prolungata, che attira molto le api. Lo stesso vale per un altro arbusto rustico, il lillà (Syringa vulgaris, sulla foto), per la lavanda, la ginestra, il fiore del trifoglio o per la bellissima phacelia. In genere, le api trovano il polline nei fiori colorati, rustici e naturalmente privi di trattamenti antiparassitari.</p>
<p>Un altro parametro da cambiare se si vuole creare un ambiente pro api è quello con il quale si valuta di solito un prato:<a href="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/132.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3215" title="132" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/132.jpg" alt="" width="296" height="239" /></a> un prato da golf senza fiorellini e senza le cosiddette erbacce è il verde più sterile che ci possa essere. Infatti, non attira né farfalle né api. Per avere un prato naturale basta evitare di fare la guerra a tutti i vegetali che non assomiglino a fili di erba ( e fanno sembrare il prato un grande zerbino di plastica), ma lasciare che la natura faccia il suo corso creando la biodiversità necessaria alle creature fantastiche che sono le api.</p>
<p>I parchi comunali potrebbero fare da esempio!</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Meat Free day</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 08:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ciascuno di noi può davvero contribuire a combattere il cambiamento climatico. Lo sostiene il 67enne Paul McCartney. L’ex Beatles ha infatti lanciato una campagna per diminuire il consumo di carne che ha presentato, tra l’altro, anche al Parlamento europeo. Il titolo-slogan è: “Meat-free Monday” Non mangiamo la carne almeno il lunedì.Il settore dell’allevamento produce infatti [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciascuno di noi può davvero contribuire a combattere il cambiamento climatico. Lo sostiene il 67enne Paul McCartney. L’ex Beatles ha infatti lanciato una campagna per diminuire il consumo di carne che ha presentato, tra l’altro, anche al Parlamento europeo. Il titolo-slogan è: “Meat-free Monday” Non mangiamo la carne almeno il lunedì.<span id="more-2760"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-2768" title="Paul McCartney " src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/Paul_McCartney-r-300x249.jpg" alt="Paul McCartney " width="300" height="249" />Il settore dell’allevamento produce infatti il 18% del totale dei gas serra (in particolare ossidi di azoto e di metano) emessi nell’atmosfera, ovvero più del settore dei trasporti che arriva solo al 13%.</p>
<p>Se nei Paesi occidentali tutti limitassero il proprio consumo di carne a cinque o sei giorni la settimana, le emissioni di gas serra mondiali potrebbero essere ridotte del 5-8 per cento. Questo renderebbe molto più facile il compito dei governi per raggiungere un accordo internazionale al vertice Onu di Copenaghen sul clima, che mira a contenere entro un limite massimo di 2 gradi il riscaldamento globale.</p>
<p>“Dobbiamo aiutare la gente a cambiare i loro comportamenti quotidiani, ed è fattibile: dobbiamo incoraggiarli con gentilezza e mostrare loro cosa può essere fatto” ha detto PaulMcCartney. “Per questo, fra l’altro, ho scritto una canzone che si trova sul mio sito web per il <a href="http://www.supportmfm.org" target="_blank">Meat-Free Day</a>”.</p>
<p>«Non sono un politico &#8211; ha proseguito McCartney &#8211; e non so quanto potrà essere fatto a Copenaghen, ma si può rendere la gente consapevole del pericolo che corriamo e delle possibili soluzioni».</p>
<p>Il cambio di abitudini alimentari ridurrebbe tra l’altro il rischio di malattie cardiache, infarto, tumore ed altre patologie; renderebbe gran parte dei terreni coltivati a cereali per nutrire gli animali “da carne” e “da latte” disponibili per altre coltivazioni destinate a uomini che magari oggi soffrono la fame; aiuterebbe a conservare le foreste, i prati e altri ambienti naturali e diminuirebbe l’inquinamento delle acque causato da fertilizzanti e pesticidi.</p>
<p>Per dare una mano al pianeta ai cattolici basterebbe ripristinare l’usanza del “venerdì di magro”e cioè non mangiare carne (e anche salumi naturalmente perché sempre carne sono) in quel giorno. Una volta tanto essere credenti significherebbe fare un gesto concreto per essere d’aiuto. A noi,ma soprattutto alle prossime generazioni.</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Parco anch&#8217;io</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 11:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il più entusiasta è stato mio figlio. Non si era mai addentrato all’interno di una palude camminando su di uno speciale percorso rialzato fatto di centinaia di metri di passerelle in legno. Non si era mai messo in osservazione di uccelli nascosto in un casotto di legno. Non aveva mai percorso in battello un fiume [...]
Non ci sono articoli collegati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il più entusiasta è stato mio figlio. Non si era mai addentrato all’interno di una palude camminando su di uno speciale percorso rialzato fatto di centinaia di metri di passerelle in legno. Non si era mai messo in osservazione di uccelli nascosto in un casotto di legno. Non aveva mai percorso in battello un fiume alla scoperta delle bellezze naturalistiche di una riserva protetta. <span id="more-2532"></span><img class="alignleft size-full wp-image-2534" title="cannucce r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cannucce-r.jpg" alt="cannucce r" width="300" height="225" />Un’esperienza unica dunque quella che ha vissuto( e abbiamo insieme a lui vissuto)  nella Riserva naturale regionale Nazzano, Tevere-Farfa, la prima aerea protetta istituita dalla regione Lazio nel 1979 (trent’anni di vita dunque: auguri!), oltre che, ho scoperto ben presto, una delle zone umide di importanza internazionale tutelate dalla Convenzione di Ramsar. Complice la bella giornata autunnale abbiamo così visto diversi esemplari di uccelli: alcuni germani reale, un airone cinerino, diversi svassi e folaghe e cormorani.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2536" title="flavio spiega r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/flavio-spiega-r-300x237.jpg" alt="flavio spiega r" width="300" height="237" />Interessante è anche stata la “lezione” di botanica raccontataci di Flavio, uno dei guardaparco, mentre camminavamo sui bel sentieri alberati. Abbiamo così appreso, per esempio, che l’ontano ha un legno che non marcisce a contatto dell’acqua, ma anzi diventa ancor più duro e quindi adattissimo per la costruzione di palafitte (anche le fondamenta di numerose case veneziane lo hanno utilizzato).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2537" title="cormorano r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cormorano-r.jpg" alt="cormorano r" width="300" height="241" />Molto istruttivo è poi stato apprendere, una volta di più, di quanti danni abbia provocato l’uomo introducendo animali o piante estranei all’habitat originario: dai gamberetti della Luisiana che hanno cannibalizzato i nostri gamberetti di fiume alle canne che hanno la meglio sulle “cannucce” locali. Sorprendente è stato vedere il Tevere ricco di vita e quindi pulito (diventa una fogna quando vi si immette l’Aniene, dopo aver passato la città di Roma).</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2538" title="camminamento r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/camminamento-r-300x290.jpg" alt="camminamento r" width="300" height="290" />Interessante scoprire che i cinque impianti fotovoltaici installati nella riserva coprono circa il 60% del fabbisogno della stessa (a breve anche i battelli utilizzati per le gite d’acqua saranno azionati dall’elettricità).</p>
<p>Una visita guidata in nome della sostenibilità resa possibile grazie a un’iniziativa che va giustamente lodata e additata a esempio per le altre Regioni: “Parco anch’io” organizzato dall’Agenzia regionale parchi e dalle Aree protette regionali, che propongono la visita gratuita, con partenza in pullman da Roma, delle aree protette del Lazio su prenotazione. Ma il turismo intelligente proposto dalla Regione Lazio non finisce qui. Ci sono anche i Campi Ambiente junior ed evergreen, in calendario tutto l’anno durante i week-end, che offrono interessanti programmi educativi-ricreativi con un contributo modestissimo di 3-5 euro a seconda della meta.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2539" title="all'uscita r" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/alluscita-r-300x214.jpg" alt="all'uscita r" width="300" height="214" />Ma come finisce ogni gita sostenibile? Mangiando e assaggiando i gustosi prodotti di qualità locali.</p>
<p>Si chiama infatti ”Natura in campo” il marchio creato di recente per caratterizzare i prodotti delle aree protette del Lazio. Noi abbiamo assaggiato alcuni biscottini secchi ( e li consigliamo), ma sono più di 70 i produttori che aderiscono al marchio….</p>
<p>Non ci sono articoli collegati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Test zanzare e nano capsule</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 09:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Montecatini è appena partito un progetto unico in Europa che durerà fino al prossimo dicembre: un censimento per conoscere sesso e abitudini delle zanzare tigre, contarne le uova e quindi distruggerne le larve. Grazie a trappole e sostanze non tossiche per l’uomo ideate e messe a punto in collaborazione con le università di Pisa [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">A Montecatini è appena partito un progetto unico in Europa che durerà fino al prossimo dicembre: un censimento per conoscere sesso e abitudini delle zanzare tigre, contarne le uova e quindi distruggerne le larve. Grazie a trappole e sostanze non tossiche per l’uomo ideate e messe a punto in collaborazione con le università di Pisa e di Ratisbona.<span id="more-2061"></span> </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2063" title="tessuto-antizanzare-ridotto" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/tessuto-antizanzare-ridotto-300x225.jpg" alt="tessuto-antizanzare-ridotto" width="300" height="225" /></span>In attesa dei risultati finali e dell’eventuale estensione delle soluzioni attuabili, ci si arrangia come può. Qualche esempio? I “Bat box”, casette in legno per accogliere i pipistrelli ,noti divoratori di insetti e quindi di zanzare ( un esemplare adulto, del peso di circa 25 grammi, consuma ogni notte una media di duemila zanzare, vale a dire una quantità pari a circa il suo peso). Nel comune di Saronno (Va) le casette saranno collocate all&#8217;interno dei centri abitati, in parchi pubblici e giardini. </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ma cosa può fare ognuno di noi quando è sotto “assedio”? Le ultime novità contro le zanzare sono due: il <a href="httpwww.msquitoweb.it" target="_blank">mosquitaire</a> e uno speciale tessuto ricoperto di nano-capsule contenente una sostanza repellente atossica per l’uomo. Il primo è una trappola cilindrica contenente segnali visivi che attraggono le zanzare tigre e una sostanza odorosa simile all’odore della pelle umana. Grazie a una ventola interna le zanzare vengono risucchiate e imprigionate in una rete.  Si può costruire da soli o acquistare. In genere, leggendo i commenti di chi se ne è dotato, l&#8217;effetto è ottimo. E senza alcuna controindicazione!</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il tessuto, davvero innovativo grazie alla presenza delle nanocapsule (sono impossibili da vedere a occhio nudo) invece viene usato per confezionare coprimaterassi e copriguanciali. Insomma, basta coricarsi e la pressione esercitata dal corpo fa aprire le nano-capsule e uscire la sostanza che mette ko le zanzare. </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Increduli? Lo ero anch’io all’inizio, eppure funziona! Ho testato un paio di copricuscini e di zanzare nemmeno l&#8217;ombra&#8230;nell&#8217;aria non si sente più il temuto ronzio, ma soltanto un piacevole profumo di limone (che si sprigiona all&#8217;apertura delle capsule.</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">I copriguanciali e il coprimaterasso si possono lavare alla bisogna e sono “garantite” per almeno una decina di lavaggi, quindi per altrettanti anni calcolando che si mettono sotto lenzuola e federe. Dove si acquistano? Nei negozi che trattano <a href="http://www.consorziomaterassi.it" target="_blank">materassi di qualità</a>. Chi ha sviluppato la tecnologia per prima, comunque è la <a href="httpwww.simam.it" target="_blank">Simam</a>. che, appunto, fa parte del Consorzio produttori di qualità.<br />
</span></p>
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		<title>Meno risorse ai parchi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 11:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ES</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse passerà inosservato perché i riflettori saranno puntati ancora sul prossimo divorzio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, ma il taglio in Finanziaria delle risorse a tutela della natura (-12%) e dei parchi nazionali (-12%) pare ormai cosa fatta. C'è da sapere che i parchi nazionali sono 22 e due sono in attesa di essere istituiti. Quanto si spendeva fino ad ora per ettaro? [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Forse passerà inosservato perché i riflettori saranno puntati ancora sul prossimo divorzio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, ma il taglio in Finanziaria delle risorse a tutela della natura (-12%) e dei parchi nazionali (-12%) pare ormai cosa fatta. C&#8217;è da sapere che i parchi nazionali sono 22 e due sono in attesa di essere istituiti. Quanto si spendeva fino ad ora per ettaro? <span id="more-1545"></span><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1548" title="cinque_terre_map" src="http://www.esseresostenibili.it/wp-content/uploads/cinque_terre_map-300x206.png" alt="cinque_terre_map" width="300" height="206" /></span>38 euro mentre, per esempio, in Spagna ne vengono destinati 75 come scrive Antonio Cianciullo,  giornalista di <em>La Repubblica</em>, nel suo Blog del 30 aprile scorso. Pochino pochino insomma per evitare il consumo di territorio prezioso, di cementificare, per salvaguardare specie e biodiversità. Pochino pochino.Nonostante questo però alcuni parchi virtuosi ci sono stati. Dal 2001 al 2004 diversi parchi hanno migliorato addirittura del 50% la loro capacità di autofinanziarsi passando dal 9,5% al 19% appunto. Il <a href="http://www.pnab.it" target="_blank">Parco nazionale dell’Adamello Brenta</a> e quello delle <a href="http://www.dolomitipark.it" target="_blank">Dolomiti bellunesi</a> hanno ottenuto la certificazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/EMAS" target="_blank">Emas</a> (Eco Management and audit scheme, è uno strumento di valutazione volontario per valutare e migliorare le proprie capacità ambientali creato dall’Unione europea). In particolare il <a href="http://www.parconazionale5terre.it" target="_blank">Parco<br />
nazionale delle Cinque Terre </a>è arrivato ad autofinanziarsi del 60%.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ora, è vero che passare da un autofinanziamento minimo al doppio di un autofinanziamento non è poi una così grande impresa. Ma è comunque meglio di niente. A volte poche azioni dettate dal semplice buon senso compiono grandi rivoluzioni. Se dunque la limitazione dei finanziamenti a tutele della natura servissero a stimolare l’imprenditorialità<br />
dei gestori dei Parchi, ben venga questa riduzione. Forse sarebbe anche sufficiente distribuire e ottimizzare le risorse destinate. Perché, lo sappiamo bene, alcuni parchi continuano a rimanere (in pratica) sulla carta pur assorbendo risorse. Premiamo dunque i parchi virtuosi creando un meccanismo ad hoc seppur senza trascurare gli altri. La natura è un bene patrimoniale di enorme valore che va gestito al meglio. Destiniamo a questo compito i cervelli migliori. Non mettiamola in secondo piano. Premiano chi agisce per incrementare il potenziale verde della nostra Italia. E soprattutto non facciamo che la burocrazia soffochi idee e iniziative.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Infine, un monito: cerchiamo di capire come verranno destinati i fondi “sottratti” alla tutela ambientale.</span></p>
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