Piante: modelli di futuro sostenibile

Le piante hanno già inventato il nostro futuro. Il sottotitolo di Plant Revolution (GIunti), l’ultimo libro di Stefano Mancuso, è esplicito. Il direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV) di Sesto Fiorentino nonché professore all’Università di Firenze e divulgatore scientifico, ci crede da tempo e ne porta prove concrete. Niente teorie insomma, evidenze scientifiche piuttosto. E leggendo il suo ultimo libro è impossibile non essere d’accordo con lui e rimanere indifferenti scoprendo le meraviglie di cui le piante sono naturalmente protagoniste. Tra queste mi ha colpito sapere, per esempio, che le piante fanno esperienze se le ricordano e si adattano di conseguenza. Così come, impossibilitate a muoversi, sanno manipolare gli animali ai loro scopi.
Grazie a Plant Revolution ho poi anche in oarte compreso l’importanza di portare le piante nello spazio e sperimentare le loro reazioni in assenza di gravità. E imparato quanto ispirazione possiamo prendere osservandone il comportamento (per creare costruzioni, tessuti, etc.) e i sistemi di sopravvivenza. Come il saper vivere senza acqua dolce. A questo proposito mi sembra davvero incredibile il fatto che Stefano Mancuso, con un’equipe di giovani visionari, abbia dato vita alla start up PNAT e brevettato Jellyfish Barge, una serra galleggiante per coltivare ortaggi e fiori partendo dall’acqua di mare, senza alcuna terreno oppure energia di alcun tipo. Presentata ad Expo Milano 2015 Jellyfish Barge funziona alla grande, ma nessuna azienda l’ha reputata interessante dal punto di vista economico. Possibile che sia davvero così? E i costi ambientali dove li mettiamo? Abbiamo bisogno non solo di scienziati e di idee, ma anche di visionari che sappiano guardare più in là del loro naso se vogliamo sperare in un futuro sostenibile.

Nicoletta