Pesce sprecato

apr 17, 09 Pesce sprecato

800px-acciughe_2

“In Italia si spreca un terzo di tutto ciò che finisce nelle reti e 4 specie su 10 non vengono commercializzate pur avendo le carte in regola per essere vendute”. Il grido d’allarme viene lanciato oggi da Angelo Cau, docente di biologia marina all’università di Cagliari, sulle pagine di La Repubblica in un articolo di Antonio Cianciullo. Cau anticipa così il suo intervento in programma a Slowfish 2009 (Fiera di Genova da oggi al 20 aprile), l’appuntamento dedicato al pesce promosso da Slow Food. Insomma un vero e proprio spreco dell’ecosistema. I motivi? Essenzialmente due: i pescherecci che puntano ai crostacei e alle specie più costose buttano a mare le altre che “occupano solo spazio” a bordo; le ricette della tradizione che prevedevano l’utilizzo di tantissimi pesci e non soltanto di poche tipologie sono andate perdute e le persone chiedono e cucinano soltanto poche specie.
E’ ora dunque di cambiare modo di comportarsi. La soluzione proposta a Slow Fish? La campagna Mangiamoli giusti, con una piccola guida, per far conoscere ai consumatori e agli addetti del settore i pesci che non si possono più consumare perché in via di estinzione o frutto di pratiche di pesca o allevamento non sostenibili (secondo la Fao questo ha comportato che gli stock ittici a rischio siano passati dal 50 al 75% in soli trent’anni).
E per cominciare da subito a fare qualcosa di utile all’ecosistema e al vostro portafoglio, ecco i nomi di qualche pesce gustoso ed economico da acquistare in pescheria: alalunga, sgombro, palamita, tombarello, tutti della famiglia del tonno, e poi sugarello, pesce pilota, pesce serra, zerro, lampuga, pagello bastardo, pesce sciabola, aguglia imperiale.

Be Sociable, Share!

Non ci sono articoli collegati.

Lascia una risposta