Meno risorse ai parchi
Forse passerà inosservato perché i riflettori saranno puntati ancora sul prossimo divorzio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, ma il taglio in Finanziaria delle risorse a tutela della natura (-12%) e dei parchi nazionali (-12%) pare ormai cosa fatta. C’è da sapere che i parchi nazionali sono 22 e due sono in attesa di essere istituiti. Quanto si spendeva fino ad ora per ettaro?
38 euro mentre, per esempio, in Spagna ne vengono destinati 75 come scrive Antonio Cianciullo, giornalista di La Repubblica, nel suo Blog del 30 aprile scorso. Pochino pochino insomma per evitare il consumo di territorio prezioso, di cementificare, per salvaguardare specie e biodiversità. Pochino pochino.Nonostante questo però alcuni parchi virtuosi ci sono stati. Dal 2001 al 2004 diversi parchi hanno migliorato addirittura del 50% la loro capacità di autofinanziarsi passando dal 9,5% al 19% appunto. Il Parco nazionale dell’Adamello Brenta e quello delle Dolomiti bellunesi hanno ottenuto la certificazione Emas (Eco Management and audit scheme, è uno strumento di valutazione volontario per valutare e migliorare le proprie capacità ambientali creato dall’Unione europea). In particolare il Parco
nazionale delle Cinque Terre è arrivato ad autofinanziarsi del 60%.
Ora, è vero che passare da un autofinanziamento minimo al doppio di un autofinanziamento non è poi una così grande impresa. Ma è comunque meglio di niente. A volte poche azioni dettate dal semplice buon senso compiono grandi rivoluzioni. Se dunque la limitazione dei finanziamenti a tutele della natura servissero a stimolare l’imprenditorialità
dei gestori dei Parchi, ben venga questa riduzione. Forse sarebbe anche sufficiente distribuire e ottimizzare le risorse destinate. Perché, lo sappiamo bene, alcuni parchi continuano a rimanere (in pratica) sulla carta pur assorbendo risorse. Premiamo dunque i parchi virtuosi creando un meccanismo ad hoc seppur senza trascurare gli altri. La natura è un bene patrimoniale di enorme valore che va gestito al meglio. Destiniamo a questo compito i cervelli migliori. Non mettiamola in secondo piano. Premiano chi agisce per incrementare il potenziale verde della nostra Italia. E soprattutto non facciamo che la burocrazia soffochi idee e iniziative.
Infine, un monito: cerchiamo di capire come verranno destinati i fondi “sottratti” alla tutela ambientale.
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