Quando la frittura è sostenibile

feb 07, 11 Quando la frittura è sostenibile

La frittura, si sa, è un piacere. E se è vero che comporta qualche rischio per la salute, è anche vero che, con i dovuti accorgimenti, non occorre privarsene. Basta non esagerare con la frequenza e soprattutto usare l’olio giusto e una tecnica di cottura ad hoc. Giuseppe Capano e Luigi Caricato, nel loro “Friggere bene” (Tecniche nuove) spiegano come fare. Sentiti fior di esperti e fatte le dovute sperimentazioni ai fornelli si apprende così che il miglior olio da usare è quello di oliva (meglio se extravergine) seguito da quello di arachidi; che la padella ideale deve essere in ferro o in acciaio, di forma larga e non troppo alta e soprattutto che, a seconda dell’alimento, c’è una procedura da adottare. I due autori svelano anche come friggere al meglio le patatine e anche come ripensare il fritto da portare in tavola. Attenzione invece a quando si mangia fuori casa. Spesso l’olio non è di qualità e viene riutilizzato più volte. Meglio evitare il fritto dunque. Rivalutato, a sorpresa, il fritto industriale. E dopo le spiegazioni scientifiche e culinarie, tante ricette gustose: dalla frittura pura a quella “in parallelo” ai dolci. E una volta finito di friggere? Un consumatore attento che ha a cuore anche l’ambiente non deve buttare l’olio rimasto nel lavandino o nel water di casa, ma portarlo negli appositi punti di raccolta.

Nicoletta


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