Filiera corta alla francese
Stagionalità, freschezza, colture tipiche, senso di comunità, presidio del territorio: sono queste le parole chiave di un’esperienza francese che ho conosciuto nell’area metropolitana di Tolone, nel Sud della Francia, all’interno di un’azienda agricola, Les Olivades, circondata da centri commerciali e capannoni industriali. Un’esperienza che funziona davvero e che, dal 2003, si è moltiplicata fino a superare i confini nazionali. Mi riferisco alle Amap (Association pour le Maintien de l’Agriculture Paysanne) fondate da due contadini, i coniugi Denise e Daniel Vuillon.
Stanchi del tradizionale rapporto con la grande distribuzione, Denis e Daniel hanno deciso di sperimentare la strada della relazione diretta con gruppi organizzati di famiglie. Queste, attraverso la sottoscrizione di un contratto, si impegnano ad acquistare sei mesi prima del raccolto la frutta e gli ortaggi – biologici e di stagione- che riceveranno durante l’intero arco dell’anno.
Con il pagamento anticipato i membri dell’Amap condividono con l’agricoltore le scelte imprenditoriali -dalla programmazione della produzione alla qualità e ai metodi produttivi- così come il rischio d’impresa -il raccolto infatti potrebbe essere rovinato da condizioni atmosferiche avverse o da parassiti. Se capitate da quelle parti nel tardo pomeriggio potete assistere alle operazioni di distribuzione dei panier, cioè le cassette che contengono ortaggi, legumi e frutta in quantità sufficienti per soddisfare i bisogni settimanali di un nucleo famigliare composto per esempio da 2 adulti e due bambini.
Le operazioni di distribuzione delle cassette sono fatte, come attività volontaria, direttamente dalle famiglie che partecipano al progetto: i momenti del ritiro, così come anche altre attività volontarie -per esempio la raccolta o il diserbo manuale in situazioni di abbondanza di prodotto o crescita eccessiva di erbe infestanti- sono importanti perché costituiscono occasioni di incontro e di presa di coscienza di alcuni aspetti della produzione; una sorta di “atelier” educativo per la comprensione dell’atti¬vità agricola. Da un lato le famiglie che partecipano al progetto riscoprono il rapporto (anche faticoso!) con la terra e il piacere di mangiare cibo sano coltivato da persone di cui conoscono e condividono lo stile di vita e le scelte. Dall’altro i coniugi Vuillon (difficile trovarli in azienda perché sono quasi sempre in giro a fare proseliti), avendo la certezza del reddito, possono sperimentare tecniche di produzione biologica innovative, per esempio anche la coltivazione di ortaggi e frutti antichi, specie poco richieste dal mercato dei grossisti, ma apprezzate dal gruppo di famiglie dell’Amap.
Per saperne di più: Francesca Federici, “Coltivare la città – Giro del mondo in dieci progetti di filiera corta” (13€) edito da Altreconomia.
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