Etichetta ambientale
Sul quotidiano la Repubblica èstato pubblicato di recente un interessante articolo sull’ecoshopping. Due catene di ipermercati francesi, Casino e Leclerc, hanno introdotto degli scontrini che spiegano l’impatto che hanno i vari prodotti sull’ambiente. Naturalmente si tratta, per forza di cose, di un calcolo approssimativo, ma questo non diminuisce l’importanza dell’iniziativa per rendere più consapevoli i consumatori del “danno” reato all’ambiente dai prodotti che scelgono di acquistare.
Esistono vari procedimenti per calcolare l’impatto ambientale. La voce “trasporto” è una delle più importanti e “pesanti”. Quanto più gli ortaggi che comperiamo vengono coltivati lontano dal punto di vendita e maggiore è l’incidenza del trasporto e quindi dell’impatto ambientale determinato dal maggiore consumo di carburante utilizzato e quindi di petrolio. Un ortaggio che arriva via aerea dall’Argentina ha dunque un “costo ambientale” maggiore di un ortaggio coltivato nel giro di qualche decina di cholometri dal negozio o dal supernercato di fiducia…
Un’altra voce che pesa nell’impatto ambientale è quella delle materie prime. La maggior parte delle bottiglie per l’acqua minerale sono in plastica, materia derivata dal petrolio, con un orte impatto ambientale durante l’estrazione, lavorazione e trasporto, inoltre non riciclabile.
Al contrario, l’acqua del rubinetto e l’acqua nelle nuove bottiglie in mater-bi non presentano questo problema, neanche i prodotti realizzati con materiale da recupero. Un’altra voce da tener ben presente quando si legge l’etichetta ambientale è quella dello smaltimento. Ci si deve sempre chiedere se: il materiale è riciclabile facilmente come per esempio le fibre vegetali, il vetro o il metallo oppure, non essendo facilmente riciclabile se a fine vita non rimane altra soluzione che l’incenerimento, come per esempio i mobili in truciolato ricoperto.
In Italia non esiste un’etichetta ambientale, almeno per ora, soltanto per gli elettrodomestici le case produttrici hanno l’obbligo di dare informazioni sul consumo di elettricità e acqua. Ma se durante “lo shopping” ci si ferma un attimo a riflettere prima di decidere quale prodotto mettere nel carrello, ognuno può calcolare da solo l’impatto ambientale di un prodotto, anche senza etichetta: questione, come sempre, di buonsenso. Si potrà fare qualche errore, ma sicuramente i benefici per l’ambiente non mancheranno se sceglieremo un prodotto per esmepio, “locale” invece che “globale”.
Così quando nel supermercato si trovano soltanto pere provenienti dall’Argentina e pomodori etichettati Olanda, è meglio scegliere un altro tipo di frutta e ortaggio, di stagione e proveniente da un posto vicino. Per il consumo di pere e pomodori meglio aspettare la stagione, a vantaggio anche del gusto.
Anche quando si acquista un prodotto per la casa, per se stessi, per l’ufficio, per il cane o per il gatto, è bene domandarsi sempre da dove viene, con quali materiali è stato realizzato e rifinito, come avviene lo smaltimento. Ponendosi delle domande, si fanno sicuramente delle scelte migliori.
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Ciao, se posso permettermi sto’ girando vari blog di questo tipo per diffondere il mio messaggio, VESTITE BIOLOGICO, vedete per esempio questo articolo http://quartavia.blog.tiscali.it
su questo nuovo tessuto fatto con il BAMBOO.
Grazie ciao.
nice work, guy
ragazzi ho visto un’intervista al tg2 ad un professore del Politecnico di MI che sosteneva che da tempo stanno studiando questi materiali, ma che la plastica biodegradabile secondo il dipartimento non è sicur perchè non regge bene la temperatura. Che ne pensate?