L’impatto ambientale dell’alimentazione
Quando componiamo un menu pensiamo principalmente al gusto, alla salute e al portafoglio. Ma c’è anche un quarto fattore, importantissimo, il più delle volte ignorato: l’impatto degli alimenti sull’ambiente. Infatti, il settore agricolo è responsabile del 33% delle emissioni di gas serra sulla terra. E in media, il 25% dell’impatto sull’ambiente della singola persona dipende dalla sua alimentazione.
Sono cifre altissime, illustrate ieri durante un convegno organizzato a Milano dal Barilla Center for food and nutrition. Com’è facile immaginare, quest’impatto pesante è dovuto al dilagante stile di vita “all’americana”, cioè consumo di molta carne e di cibi raffinati. Fra le varie tabelle mostrate durante il congresso spiccava quella che mostra l’impatto causato dalla produzione e cottura, in termini di emissioni di CO2 (anidride carbonica), di tre gruppi alimentari: frutta, pasta e carne bovina. L’impatto minore deriva dalla frutta: ogni chilo corrispondono a 90 grammi di CO2, mentre ogni chilo di pasta causa l’emissione di 1,2 kg di CO2. La carne bovina batte tutti i parametri: ogni chilo corrisponde all’emissione di 32 kg di CO2!
A che cosa è dovuto l’impatto pesante della carne bovina? Fondamentalmente il problema nasce per la poca efficienza della catena alimentare: per nutrire gli animali, gli agricoltori coltivano grano, legumi e mais. Poi gli animali vengono macellati e consumati come cibo. Ma la quantità di proteine ricavate da un bovino macellato è cinque volte inferiore della quantità di proteine che si può ricvare dal terreno usato per coltivare gli alimenti destinati all’alimentazione del bovino. In altre parole: un ettaro di terreno può produrre 5 volte più proteine (vegetali) di quante ne fornisce un bovino nutrito con grano ecc. coltivato su un ettare di terreno. Quindi, mangiare carne bovina significa quintuplicare lo “sforzo” della terra. Ma questo non è tutto: per ogni mucca allevata nelle stalle europee vengono erogati 900 euro di sussidi all’anno! L’efficienza alimentare della carne bovina è davvero bassa.
Ogni anno la popolazione mondiale cresce di 79 milioni di persone.
Forse dopo l’efficienza energetica delle macchine e degli edifici dovrebbe essere migliorata l’efficienza alimentare. Com’è stato detto al congresso, questo si può fare mangiando più possibile alimenti di produzione locale e a filiera corta, evitando più possibile la carne e non acquistando prodotti con voluminosi imballaggi. A questo proposito si potrebbe migliorare con poco sforzo il modo di imballare i formaggi nei supermercati: ogni pezzo viene “protetto” da tre strati, prima una foglia di plastica trasparente, poi una foglia di alluminio, infine il sacchetto di carta!
Trovo interessante come si procurano la carne le popolazioni africane che vivono in campagna: galline e galli girano e
si riproducono liberamente. Ogni tanto uno di loro finisce in pentola.
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