Io ci sono stata/Il mirto e la Rosa

mar 29, 11 Io ci sono stata/Il mirto e la Rosa

Nel centro di Palermo c’è un ex locale vegetariano che ora propone anche pesce e carne però secondo criteri etici e, in molti casi, bio. Ce ne scrive Daniela: “Confesso fin da subito che al Mirto e la Rosa ci sono stata, e più di una volta. Conosco quindi bene la chef Antonella Sgrillo, romana trapiantata nell’Isola, con cui ho spesso parlato di cucina, di ricette e scoperte golose. Antonella è una di quelle che va in giro e assaggia, scopri che si sveglia la notte, con un’idea gastronomica, un accostamento, il nome di un piatto, e con entusiasmo trascrive l’illuminazione in un taccuino. L’affiancano nell’attività, il consorte, Aldo Penna, scrittore noir pieno di interessi (il suo ultimo lavoro è il Silenzio imperfetto uscito per i tipi di Stampa Alternativa) e la figlia Giada. Invero, in Sicilia ci sono un sacco di opportunità di mangiare bene. Il cibo, il nutrirsi, il coccolare il corpo, è una prerogativa nostra (quando dico nostra mi faccio portavoce della popolazione sicula). Prerogativa che Antonella ha fatto sua, reinventando, con un pizzico di fantasia, la cucina siciliana.
Concedersi un lauto pasto al Mirto e la rosa, che ha un passato di ristornate vegetariano (per sette anni è stato il punto di riferimento per salutisti), dopo la conversione al pesce e alla carne, si mantiene un’ottima occasione per mangiare secondo scelte etiche e, in molti casi, bio. Intanto il locale è iscritto alla lista pizzo free, ovvero l’elenco stilato dall’associazione Addiopizzo a cui aderiscono attività commerciali che dichiarano di non pagare il pizzo (ogni anno il comitato stampa e distribuisce gratis un piccolo libricino che contiene la lista con i nomi). Questo assicura a un circuito di consumatori “critici”di spendere i loro soldi, per ristoranti o altro (soprattutto fare la spesa), sicuri di non andare a foraggiare, in alcun modo, la mafia. Antonella poi fa parte del direttivo di Libero Futuro, l’associazione antiracket che aiuta gli imprenditori che denunciano gli estorsori.
Il Mirto e la rosa si trova nell’isola pedonale di via Principe Granatelli, al numero 30. Qui potete bere il vino della cantina Centopassi – da vigneti coltivati sui terreni confiscati alla mafia – , o dell’azienda Simeti (entrambi bio e iscritti alla lista Pizzo free). L’olio della Simeti, in particolare, insieme alla zucca rossa sono alla base della particolarissimo primo Fettucine con zucca biologica, pancetta joselito e croccante al pepe rosa. Da segnalare fra i formaggi, il cacio dei Nebrodi, lavorato secondo antiche tradizioni così come la ricotta. Immancabile un assaggio finale di dessert. Antonella è una vera maga dei dolci, ha dato alle stampe un ricettario di delizie intitolato Io riesco a vederci il sole (una copia, se vi va, potete comprarla direttamente al ristorante). Segnalo fra gi altri, la mousse all’arancia con pistacchi, che oltre ad essere una vera summa dei sapori siculi, viene fatta con agrumi bio.
Il Mirto e la rosa funziona da 24 anni, una cena la pagate intorno ai 20/25 euro vini esclusi (una bottiglia di Centopassi, per esempio, costa intorno ai 12 euro). Ma per chi vuole spendere ancora meno ci sono menu fissi di 13 e 19 euro. Info: www.ilmirtoelarosa.com

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