Banane: perché sono meglio Fair trade

Quanto costa un chilo di banane? Da 1 euro a 1,5 euro in genere nei supermercati. Un poco di più le banane a marchio fair trade del commercio equo e solidale. Un prezzo basso che invoglia all’acquisto e nasconde però condizioni tremende per chi, in Asia, Africa e America Latina, lavora nelle grandi piantagioni. Ne ha parlato AltroMercato in un’analisi pubblicato lo scorso ottobre e torna sull’argomento il mensile Aam Terra Nuova, in un articolo di Giuditta Pellegrini nel numero di marzo. I frutti tropicali più commercializzati sono ananas e banane. Le banane, la cui produzione annua è di circa 100 tonnellate sono molto amate in Europa dove, stando ai dati Fao, ne arrivano circa 5,5 milioni l’anno. E il prezzo al chilo è rimasto più o meno invariato negli ultimi dieci anni. Banane low cost perché chi le raccoglie è sottopagato e costretto a lavorare in piantagioni irrorate da pesticidi dagli aeroplani o spruzzati direttamente da loro sulle piante. Tutte di proprietà delle mulltinazionali. Altro che piantagioni sostenibili. Oltre a tutto le banane vengono raccolto quasi sempre acerbe, spruzzate di conservanti per evitare macchie sulla buccia e mantenersi più a lungo nelle confezioni. I lavoratori sono impegnati dalle 10 alle 12 ore al giorno con salari da fame, ancora più bassi per le donne. E respirano sostanze tossiche che, alla lunga, possono danneggiare la loro salute.

Che fare? Per dare un aiuto concreto bisogna in qualche modo boicottare le produzioni delle multinazionali e favorire le coltivazioni sostenibili praticate dai piccoli proprietari terrieri. In sostanza bisogna acquistare banane (e ananas) con il marchio Fair Trade cioè del commercio equo che assicura ai lavoratori uno stipendio equo, diritti rispettati e soprattutto vieta l’utilizzo di sostanze chimiche nelle piantagioni e tutela le piccole coltivazioni a conduzione famigliare. “L’ong italiana Gvc, Gruppo di volontariato civile, insieme ad altri 19 Paesi europei, africani e latino americani ha lanciato la campagna Make fruyit fair!” scrive Giuditta Pellegrini nel suo articolo. “L’obiettivo è chiedere all’Unione Europea, ai governi e infine ala grande distribuzione di stabilire un prezzo equo per i produttori di frutta tropicale, tutelandone così la salute e salvaguardando l’ambiente”. E’ stata lanciata una campagna e una petizione cui hanno già aderito 50mila persone. Quando andate nei supermecati dunque cercate il marchio Fair Trade del commercio equo e solidale.

Nicoletta