Viaggi: i timori di Leo Hickman
Le mete che tutti cercano per lasciarsi alle spalle routine e stress? Luoghi incontaminati, misteriosi, affascinanti dove grogiolarsi al sole. la ricetta ideale per stare bene dunque è un bel viaggio. Ma viaggiare fa davvero bene alla salute e, soprattutto all’ambiente? Il giornalista inglese Leo Hickam nutre qualche dubbio in proposito. E lo esterna. Nella sua rubrica Ethical Living sul quotidiano The Guardian e nel suo libro. Ultima chiamata (Ponte alle Grazie)
– un viaggio alla ricerca dei veri costi delle nostre vacanze nelle località più note e rinomate del mondo. Hickman è stato a Milano e gli abbiamo rivolto alcune domande:
Qual è stato il Paese che l’ha più sconvolto nel suo viaggio?
La Thailandia. Dovere intervistare prostitute o piccoli schiavi del lavoro minorile è stata un esperienza dura. I danni del turismo in questo paese sono davvero peggiori di quanto mi aspettassi.
Pensava che la situazione fosse così grave?
Non così grave. D’altronde ho scelto la Thailandia perché mi consentiva di analizzare almeno tre forme di turismo: quello delle avanguardie, dei saccopelisti, quello sessuale e il turismo di massa. Ma il degrado della situazione mi ha molto colpito.
Quali sono i Paesi ormai senza chances?
Non parlerei di interi paesi, piuttosto di località ormai devastate, perdute: Cancun in Messico, ad esempio, oppure alcune zone della Spagna, come Benidorm, credo davvero che abbiano passato il punto di non ritorno.
Quali località salverebbe, a tutti i costi?
Naturalmente è necessario fare sforzi su tutti i fronti, ma se proprio dovessi porre delle priorità ci sono luoghi che vieterei completamente al turismo. Penso a paesaggi meravigliosi ma dagli equilibri molto delicati, come l’Antartica. Purtroppo anche questi luoghi stanno per divenire mete turistiche e questo li condanna a una fine quasi certa.
E’ giusto parlare di turismo prima e dopo l’avvento dei viaggi low cost?
Sì, certo, l’introduzione dei voli low cost ha aperto un capitolo completamente nuovo del turismo, trasformandone l’essenza e l’impatto in maniera radicale. La cosiddetta liberalizzazione dei cieli (introdotta dall’Unione Europea a metà degli anni 90) ha aperto i mercati dei voli turistici. Ma questa democratizzazione ha prodotto e sta producendo enormi danni ambientali.
E’ davvero praticabile la soluzione della Lotteria che viene suggerita nel suo libro: estrarre ogni anno un certo numero di nomi di persone e permettere soltanto a loro di raggiungere una certa meta? C’è una via o più vie di scampo praticabili?
Nessuno ha provato la soluzione della lotteria, finora. Eppure per alcune mete (penso a Venezia, al Machu Pichu, le Maldive), che soffrono di un numero eccessivo di turisti tale da minacciare la loro stessa esistenza, la cosa potrebbe funzionare. Tuttavia è una misura che devono decidere i governi locali, non può essere imposta ma deve essere adottata consapevolmente.
Altre soluzioni sono la nascita di un mercato equo e solidale, analogo a quello dei prodotti alimentari, per gli hotel, in modo che il turista possa scegliere strutture i cui profitti vadano realmente alle popolazioni locali e non tornino subito indietro a rimpinguare i capitali delle grandi multinazionali.
Inoltre è necessario che i turisti siano informati il più possibile sulle mete che visitino. Credo infatti che una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni può aiutare a fare le scelte più giuste. Dunque documentarsi è davvero necessario.
Si riuscirà davvero ad arginare l’onda d’urto dei turisti cinesi e asiatici in generale?
Non trovo giusto fermare i turisti asiatici. Hanno il nostro stesso diritto di spostarsi. Anzi, se vogliamo, noi abbiamo viaggiato in lungo e in largo per decenni, e ora viene anche il loro turno. Si tratta di essere consapevoli sempre più dell’impatto del turismo e di trovare modi per limitare il nostro impatto sul pianeta.
Cosa farà per compensare tutte le emissioni del suo lungo viaggio per scrivere il libro? Si sente molto in colpa?
Certo, un po’ mi sento in colpa. Ma viaggiare è stato necessario per capire cose che dalla poltrona di casa non avrei mai scoperto. Spero che il libro contribuisca alla diffusione di una cultura tesa a diminuire il nostro impatto ambientale di viaggiatori. Si tratta di un investimento per il futuro.
Quanto ad altre forme di compensazione delle emissioni causate dai miei viaggi, sono contrario a piantare alberi per compensare le emissioni prodotte: si tratta di differenti tipi di emissioni, gli effetti compensativi necessitano di moltissimo tempo e poi mi pare un modo per lavarsi la coscienza e, tutto sommato, per dire: ok, puoi viaggiare e inquinare quanto vuoi, se poi paghi, o pianti un tot numero di alberi, mentre dobbiamo imparare a viaggiare di meno e in modo di nuovo, riscoprire il senso vero e il valore vero del viaggio, consapevoli dei suoi costi.
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Mi sembra un punto di vista molto interessante e condivisibile.
Lavoro nel turismo ma è una vita che sono contro tutto quello che è di massa perché distrugge il valore delle cose. Purtroppo credo che ci vorrà tanto, troppo tempo prima che le masse arrivino a comprendere questi ragionamenti e forse sarà tropppo tardi.
Guadagno da vivere con il turismo ma sono fermamente convinto che i luoghi si possano visitare solo virtualmente perché ciò sia sostenibile.
ciao, avrai le tue buone ragioni,ma mi sembri un po’ troppo categorico. Io credo che, con criterio, si possa viaggiare. Non in massa però.