Essere sostenibili

Viaggia con noi! In CAMBOGIA

Viaggiare ad occhi aperti, viaggiare per conoscere un Paese, la sua gente, i suoi costumi e le sue tradizioni. Non capita di riuscirci tutti i giorni. Soprattutto se si sceglie di spostarsi con un tour operator tradizionale. Se invece ci si “affida” a chi da anni si occupa di turismo responsabile, le cose cambiano. Ecco perchè, se siete curiosi e avete un minimo di elasticità mentale e buone doti di adattamento, vi proponiamo di viaggiare con noi alla volta della Cambogia. Viaggia con noi! In CAMBOGIAIl viaggio, di 21-22 giorni, è già programmato. L’itinerario originale e unico. Il costo, in agosto, è di circa 2300 euro (compresa la quota che va ai progetti di svuluppo locale). Nei mesi di bassa stagione il costo (molto influenzato dal prezzo del volo) naturalmente scende. Chi fosse interessato può contattarci lasciando un COMMENTO.

Ecco intanto qualche impressioni di viaggio di chi il percorso di turismo responsabile l’ha già sperimentato.

Siamo a Phnom Penh, all’aeroporto arriva Oscar, il nostro contatto e referente locale che ci fa sistemare su due motorette con attaccato un divanetto a due ruote: sono i tuk-tuk, mitico mezzo di trasporto cambogiano. Iniziamo la nostra rincorsa del centro cittadino in mezzo a miriadi di motorini e mezzi di trasporto i più disparati. Notiamo subito che il tasso di inquinamento è altissimo, qualcuno osa sfidarlo con un fazzoletto alla bocca, ma vanamente.

Nei giorni seguenti alterneremo ai tuk tuk i mezzi più disparati: furgoncino, motocicli, bus, piccoli battelli fluviali, piroghe.

La Cambogia ti cattura soprattutto per lo sguardo della sua gente, ne ho impressi nella testa migliaia, uno sguardo umile, a tratti smarrito, a volte fiero e diffidente. Ma in ogni caso uno sguardo che si scioglie con un sorriso che viene ricambiato, senza moneta di scambio.

Un Paese che ha vissuto anni di dittatura forzata terrificante, che ha lasciato dei segni indelebili sulla popolazione. Molte persone non sanno luogo e data di nascita, altri, moltissimi, hanno perso durante il genocidio di Pol Pot interi nuclei famigliari. E’ difficile affrontare con le persone l’argomento. I kmer rossi hanno lasciato l’unico segno probabilmente positivo del loro passaggio, il marketing alimentato oggi dalla curiosità dei turisti nel voler visitare i luoghi del massacro.

Appena si lascia la capitale inizia la Cambogia rurale, quella che ci da più gioia e umiltà negli incontri.Viaggia con noi! In CAMBOGIA

Interi villaggi si ergono su vere e proprie zattere di legno, la scuola, gli orti, le stalle…tutto è in balia del galleggio! Una vita nomade che segue il corso delle stagioni, quando l’acqua piano piano si ritira l’intero villaggio la segue con il proprio universo di vita galleggiante. Le otto ore di battellino da Siem Rep a Battambang sono quanto di più bello ed emozionante mi sia capitato di vivere e vedere in questi anni, numerose le piroghe che si affiancavano al nostro passaggio facendo salire nuovi passeggeri con una valigetta e pochi averi affrontavano con noi il resto del viaggio.
Una delle nostre mete durante il viaggio è l’ospedale di Emergency di Battambang. Ci accoglie per i saluti ed il benvenuto l’intero staff. Valeria, fisioterapista, ci farà da guida. Subito ci balza agli occhi la pulizia maniacale dei reparti, nonostante il pericolo infezioni sia sempre in agguato. Con la sempre più graduale fine dell’emergenza mine (anche se il fenomeno è ancora lungi dall’essere debellato) , ora è la quotidianità dell’emergenza traumi a tenere sotto pressione i responsabili dell’ospedale, che ogni giorno vedono i propri reparti affollarsi di gente povera, senza nessun mezzo, che chiede disperatamente aiuto. La sanità locale, quando presente, è del tutto insufficiente a soddisfare qualsiasi tipo di esigenza o soccorso. E la medicina tradizionale troppo spesso causa problemi aggiuntivi al danno già presente. Giriamo per i reparti e incontriamo i sorrisi di pazienti e famigliari, prendiamo un po’ dimestichezza con il linguaggio ospedaliero e ci lasciamo conquistare dai racconti di Valeria. Mancano Tac e altre attrezzature fondamentali per un ospedale, ma pare che lo spirito di fare fronte alle emergenze non manchi. Il reparto di chirurgia è sempre sotto pressione.

Valeria ci racconta la storia di una ragazza il cui sogno era quello di fare la maestra, per mantenersi agli studi passava molte giornate di lavoro al campo, sotto padrone, a coltivare e trebbiare il riso…sino allo scoppio della mina che le ha dilaniato il corpo e fatto svanire i sogni. E’ arrivata all’ospedale in fin di vita ma ora è salva…La guerra che non si vede più ma che colpisce a distanza di anni distruggendo sogni e speranze. Ancora milioni di mine si stima che siano ancora presenti nelle campagna cambogiane. Incontriamo ragazzi con la protesi ed un sorriso aperto e disarmante. Non riusciamo a far altro che umilmente ricambiare. Mi chiedo se la sua mina fosse di fabbricazione italiana, e questo dubbio si attanaglia dentro insieme ad un misto di rabbia ed impotenza.

Dopo aver visitato i meravigliosi templi di Angkor, osservato i delfini neri sul Mekong, esplorato i mercati sull’acqua, mi sembrava quasi superfluo andare al mare. Invece la località di Kep al confine con il Vietnam ci ha riempito di bellezza e serenità, l’isola dei Conigli ci ha regalato ore di relax totale e pesce fresco alla griglia dal sapore epocale.

Ma la Cambogia è anche la terra dei parchi naturali prima fra tutti per bellezza tra quelli vistati il Ream national park. In barca siamo approdati a spiaggie bianche che pensavo esistessero solo nei depliant turitici ed esplorato foreste di mangrovie, ci siamo insabbiati e siamo stati soccorsi dai pescatori, abbiamo fatto bagni e ci siamo anche un po’ arrostiti al sole…

La Cambogia è anche tristemente una terra di conquista. Da parte dei cinesi che qui delocalizzano molte attività industriali manifatturiere (il salario medio in Cambogia è di 30 dollari al mese). Da parte di noi turisti occidentali, i bordelli carichi di ragazze giovanissime e disperate stanno aumentando a dismisura. Le speculazioni edilizie lungo la costa e nella capitale, i mega alberghi, società occidental-cambogiane senza scrupolo che spazzano via le baraccopoli ed i villaggi sulla costa per fare posto ai contenitori in cemento del sogno per pochi e della sofferenza per molti. Segnali di speranza non mancano, il progetto di Fileo e l’incontro con Gino (orefice che ha chiuso i battenti a Vicenza per stravolgerli e riaprirli a Phnom Penh) ci fa capire quanto sia faticoso ed allo stesso tempo entusiasmante ridare una dignità a ragazzi che si avviano così ad una professionalizzazione. Dalla vita di strada ad esperti orefici, materie prime: l’ottone delle mine esplose e l’argento delle campagne di raccolta in Italia. Una cena con Gino e questi ragazzi ci fa riflettere su quanto sia sottile e valicabile il limite tra la sofferenza e la solitudine e la speranza di una vita migliore.

Un altro piccolo ricordo di bellezza e coraggio: un progetto che coinvolge le persone non vedenti, che diventano esperti e capaci massaggiatori shiatsu…noi non potevamo certo lasciarci correre l’occasione di mettere alla prova le loro capacità e sensibilità…

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1 Comment

    Mi piacerebbe avere qualche indirizzo zona Milano e provincia a cui rivolgersi per visionare viaggi tipo quello da voi descritto. Grazie

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